sabato, 7 Dicembre, 2019

L’ITALIA SI FERMA

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L’Istat ha diffuso oggi i dati sulla produzione industriale. A novembre c’è stato un netto calo tendenziale della produzione industriale italiana scesa del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2017. Il dato mostra anche una diminuzione dell’1,6% rispetto al mese di ottobre. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale solo nel comparto dell’energia (+1,0%); variazioni negative si registrano, invece, tra i beni intermedi (-2,4%), i beni strumentali (-1,7%) e i beni di consumo (-0,9%). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,2% rispetto all’anno precedente, in frenata rispetto alle attese (1,5%).

Su base annua gli indici corretti per gli effetti di calendario hanno registrato una moderata crescita solo per i beni di consumo (+0,7%); diminuzioni rilevanti si sono osservati, invece, per i beni intermedi (-5,3%), per l’energia (-4,2%) e, in misura più contenuta, per i beni strumentali (-2,0%).

I settori di attività economica con variazioni annue positive sono stati le industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,7%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+1,3%) e le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).

Le maggiori flessioni si sono rilevati, viceversa, nell’industria del legno, della carta e stampa (-10,4%), nell’attività estrattiva (-9,7%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-6,7%).
Secondo il commento dell’Istat: “Le tendenze negative emerse a novembre potrebbero risultare amplificate da un effetto ‘ponte’ connesso con il posizionamento nel calendario della festività del primo novembre. Comunque la flessione congiunturale su base trimestrale risulta solo lievemente negativa, confermando un quadro di complessiva debolezza dei livelli di attività industriale nel corso del 2018”.

Il premier Giuseppe Conte ha dichiarato: “Ce lo attendevamo: bene aver fatto la manovra nel segno della crescita. Mi attendevo e temevo un dato negativo della produzione industriale: già i dati per alcuni partner europei erano stati anticipati, ed era difficile che anche per l’Italia non fosse di segno negativo. Ma ancor di più è importante aver anticipato prima e compreso che sarebbe stata questa la ragionevole evoluzione del trend economico e ancora per questo è stato ancor più importante intervenire con quella manovra economica nel segno della crescita e dello sviluppo sociale”.

Molto più ottimistiche le dichiarazioni del vicepremier e ministro, Luigi Di Maio, che intervenendo agli stati generali dei Consulenti del Lavoro, al Palazzo dei Congressi a Roma, ha affermato: “Io credo che un nuovo boom economico possa nascere dalla creazione di autostrade digitali, come negli anni ‘60 ci fu un boom con le autostrade che collegavano le diverse zone del Paese: ‘questo è terreno in cui la nostra fantasia si può sbizzarrire’ (frase presa in prestito da Enzo Ferrari). Il lavoro è la grande sfida che dobbiamo affrontare. L’Italia deve essere in prima linea in questo clima di cambiamento globale puntando a diventare una ‘Smart Nation’(non è difficile diventare sempre più ‘smart’, il difficile è diventare ‘big’)”.

Il dato italiano sulla produzione industriale diffuso oggi dall’Istat segue quelli dei giorni scorsi che riguardano la Germania e la Francia. Mentre sono sempre di oggi il -2,6% registrato in Spagna e il -0,4% in Gran Bretagna.

GERMANIA – Nel paese, che quotidianamente s’interroga sulle prospettive della sua solida economia, si registra un calo della produzione industriale a novembre dell’1,9% (mentre si attendeva appena un -0,3). La gelata rilancia i timori di una recessione, che proprio oggi diversi economisti tendevano a ridimensionare, dalla prima pagina della Welt, dedicata al tema della “crisi”. Recentemente tutti gli istituti economici hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita (l’Ifo per il 2019 parla addirittura di un 1,1% con un taglio dello 0,8 rispetto alle stime autunnali). E anche la Bundesbank non ha fornito scenario dei più rosei, col taglio del Pil del 2018 di uno 0,5%, al 2.
Fra i fattori di rischio tenuti sotto stretta osservazione dai tedeschi, innanzitutto la Brexit: del resto lo spauracchio di un’uscita disordinata non è affatto alle spalle in queste ultime ore. Quindi, i complicati rapporti con Donald Trump, e lo scenario di una guerra commerciale, che potrebbe dare seri problemi all’industria dell’auto. Gli esperti però avvertono che la tenuta della locomotiva tedesca dipenderà soprattutto da quello che accade in Cina.

FRANCIA – Una gelata arriva anche sulla produzione industriale della Francia: a novembre l’istituto statistico Insee ha calcolato un calo mensile dell’1,3%, contro stime degli economisti per un dato invariato. Ha segnato -1,4% la produzione manifatturiera.
SPAGNA – La produzione industriale in Spagna ha registrato a novembre 2018 un calo del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2017. La frenata, riportata da Bloomberg in base ai dati dell’istituto di statistica spagnolo, è evidente anche su base mensile, con una diminuzione dell’1,5%.

GRAN BRETAGNA – L’economia inglese continua a rallentare: la crescita a novembre si è fermata allo 0,2, con un rialzo dello 0,3% dei servizi e un calo dello 0,4% della produzione industriale. Lo ha comunicato Bloomberg citando i dati dell’ufficio statistico. Il settore manifatturiero è in calo da cinque mesi consecutivi, fatto che non accadeva dal 2008-2009, e con un calo nei tre mesi a novembre dello 0,8%. Il dato sul Pil indica un rallentamento a +0,3% nei tre mesi a novembre, con un rallentamento progressivo della media mobile a tre mesi, risultato a 0,8% ad agosto, 0,6% a settembre, 0,4% a ottobre.

Il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo vede nel calo della produzione industriale, in Italia come in Europa, “un preoccupante campanello d’allarme. È l’economia continentale a segnare il passo, prova evidente che la politica d’austerità, voluta in alcuni ambienti europei, continua a fare danni: fino a quando non si punterà in modo deciso su investimenti in innovazione, ricerca e infrastrutture, non sarà possibile costruire un modello di sviluppo strutturato e duraturo. In questo quadro, anche un allargamento dei mercati può rappresentare un’opportunità di crescita per il sistema industriale. C’è, infine, il problema della riduzione delle tasse a lavoratori dipendenti e a pensionati: se queste categorie non hanno le risorse necessarie per acquistare i beni e i servizi prodotti per il mercato interno, l’industria nazionale stenterà a risollevarsi”.

Gli ottimismi di Di Maio e Conte non troverebbero nessun fondamento rispetto alle prospettive economiche attuali. Inoltre, se Conte si aspettava questa realtà, la manovra, per avere gli effetti di una crescita, avrebbe dovuto incoraggiare gli investimenti che invece sono stati notevolmente penalizzati.

Salvatore Rondello

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