sabato, 24 Agosto, 2019

L’ITALIA SI FERMA

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Sciopero-Ferrovieri-precettati

Nel braccio di ferro sulla precettazione tra i sindacati e il ministro Lupi vince la Camusso. Con un alleato inaspettato: Matteo Renzi. Infatti lo sciopero generale di venerdì, indetto dal Cgil e Uil, era accompagnato dall’indignazione dei sindacati per la decisione del ministro Lupi di precettare i ferrovieri.

Decisione revocata all’ultimo momento con Lupi che ha ritirato l’ordinanza emanata ieri sera nei confronti dei dipendenti delle ferrovie. “Di fronte alla segnalazione dell’Autorità garante degli scioperi che richiamava ‘il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati – dice Lupi – ho voluto difendere il diritto alla mobilita’ dei cittadini. Nello stesso tempo, ritenendo che vada garantito il diritto allo sciopero, anche di fronte a uno sciopero che non condivido, sin da subito ho ritenuto di dover dialogare con i sindacati coinvolti per contemperare entrambi i diritti”.

Quella a cui si è arrivati è “la soluzione che avevamo consigliato e per la quale abbiamo lavorato. Nessuna precettazione dei ferrovieri ma conferma della garanzia del servizio per i pendolari” afferma il segretario del Psi e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, che prosegue: “Chi usa il treno per andare a lavoro o per recarsi a scuola e all’università deve avere la certezza del servizio. Non ledere il diritto allo sciopero e non pregiudicare il diritto dei cittadini a muoversi in orari chiave. Fu esattamente la strada scelta al Congresso del PSI di Milano nel 1912. I tranvieri decisero di scioperare ma senza ledere i cittadini che – conclude Nencini – andavano a lavorare nelle fabbriche”.

Precedentemente Cgil e UIl in una nota congiunta dei segretari generali di Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo avevano affermato che “la precettazione dei ferrovieri decisa dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è un fatto gravissimo nella sostanza e per le modalità con cui è maturato”.

“Non era mai successo che nell’immediata vigilia di uno sciopero generale fosse assunta una tale decisione per di più contravvenendo alle norme e procedure previste in materia dalla legge. Secondo Camusso e Barbagallo, “il danno, poi, si aggiunge anche la beffa: il Ministero, a precettazione già effettuata, ci ha convocato per oggi pomeriggio. Di cosa dovremmo discutere, ora? Siamo di fronte a un inequivocabile atto di lesione del diritto di sciopero sancito dall’articolo 40 della Costituzione”

La precettazione era arrivata dopo la segnalazione dal parte del Garante di una eccessiva concentrazione di agitazioni visto che per il comparto del trasporto ferroviario era stato già proclamato un altro sciopero per il 13 e il 14. A questo punto il Garante ha consigliato al Ministero di chiedere la precettazione.

Appariva critico con la decisione della precettazione anche il Presidente del Consiglio. “Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione e noi lo rispettiamo” afferma da Ankara Matteo Renzi. “Il fatto che io non sia d’accordo sullo sciopero non toglie che la protesta domani si faccia, sia ben organizzata e gestita e, conoscendo le organizzazioni sindacali che lo hanno programmato, nel rispetto delle opinioni diverse, credo che domani filerà tutto liscio. Spero che le polemiche tra Lupi e Camusso si risolvano”. Per il premier “è legittimo che ci possano essere manifestazioni e scioperi”. Quello generale – aggiunge – “è una forma di alta protesta alla quale dobbiamo avvicinarci con profondo rispetto: non la pensiamo come loro, cambieremo il Paese anche per loro, ma garantiamo la massima collaborazione istituzionale e mi auguro che si risolvano in poche ore le polemiche tra Lupi e Camusso”.

A non aderire allo sciopero è la Cisl: “Il Paese ha bisogno di fabbriche aperte non occupate”, afferma Annamaria Furlan, segretario generale Cisl che respinge l’dea di un sindacato isolato: “Un sindacato che ha 4 milioni di iscritti non può sentirsi isolato: Nelle decine di incontri di queste settimane abbiamo rilevato convergenze del mondo esterno del sindacato con le nostre proposte su come si rilancia l’economia reale, come si sostiene lo sviluppo e la crescita. Questo Paese – ha aggiunto Furlan – ha bisogno di lavoro. Tutto il resto viene dopo”.

Lo sciopero generale prevede una giornata di astensione in tutti i luoghi di lavoro di otto ore, con 54 manifestazioni che si svolgeranno lungo l’intero Paese, di cui 10 a carattere regionale, 39 a carattere provinciale e 5 a carattere interprovinciale, per chiedere, come si legge nella piattaforma sindacale, “a Governo e Parlamento di cambiare in meglio la legge sul lavoro e la legge di stabilità, rimettendo al centro il lavoro, le politiche industriali e dei settori produttivi fortemente in crisi, la difesa e il rilancio dei settori pubblici e la creazione di nuova e buona occupazione”. Oltre cinquanta piazze coinvolte, quindi, spiega una nota Cgil, con due “punti di riferimento”: la piazza di Torino, che vedrà la presenza del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e quella di Roma, con il leader della Uil, Carmelo Barbagallo.
A sostegno dello sciopero un documento interno al PSI, di Formica, De Michelis, Craxi, Labellarte, Ciucchi, Potenza, Biscardini, Marzo, Sollazzo, Benzoni ed altri ancora, che hanno lanciato un appello di solidarietà a Cgil e UIL auspicando la ripresa del dialogo politico e sociale con il governo e nella sinistra riformista italiana.

Ginevra Matiz 

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