venerdì, 23 Ottobre, 2020

L’Italia spaccata

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Quando nacque la Lega, prima lombarda, poi veneta e infine del Nord, il muro di Berlino stava vacillando e poi crollando. Il vecchio sistema politico italiano risentiva delle sue anomalie ed era aggredito dai referendum di Segni. Non si doveva più votare turandosi il naso, le ideologie venivano considerate solo argomenti da istituto storico e gli italiani cominciarono a mettersi le mani in tasca anche al momento del voto. Tangentopoli nacque solo a seguito di queste novità e fu il colpo di grazia. Eppure l’Italia si sentiva divisa in due. Un Nord produttivo a cui si chiedeva uno sforzo per mantenere uno stato unitario che prevedeva ancora un Sud in larga parte assistito. La Lega riscosse grande successo fino all’avvento di Berlusconi, che la normalizzò.

Gli anni successivi hanno mostrato in realtà la vera divisione dell’Italia. Non quella, un po’ generica, tra territori, ma quella più concreta, di comportamento e di anagrafe. C’è un mondo che si rifugia ancora nell’illegalità, che produce debito pubblico, che si arricchisce sfacciatamente, che sfida perfino il buonsenso comune. Il rapporto della Guardia di finanza del 2013 é eloquente e segnala un comportamento oltre il limite delle decenza di una parte di società civile, la società incivile, come l’abbiamo definita nell’editoriale di ieri. Doppio lavoro, lavoro in nero, truffe di vario genere allo stato, finti poveri, finti invalidi rappresentano uno spicchio d’Italia che se la cava, contro un’altra parte che invece non ce la fa. Ma esiste anche un’Italia che è nata tardi. Quando ormai non si andava più in pensione dopo diciotto anni, e poi gradualmente nemmeno dopo quaranta, che si è diplomata e laureata senza trovare lavoro, che è diventata precaria quando va bene, che ha dovuto pagare il prezzo degli abusi di quell’altra Italia e della subordinazione a certi vincoli europei.

Se l’Italia divisa era bene interpretata dalla Lega, l’Italia spaccata é bene interpretata da Grillo. Trova nelle sue urla e imprecazioni il senso della sua disperazione. Poi ci sono anche gli ipocriti, i falsari, quelle fette di società incivile che recitano la parte dei moralisti e inneggiano all’antipolitica. E che che fingono di trovare in quest’ultima la giustificazione del loro comportamento. Resta il fatto che l’Italia spaccata tra garantiti del passato e non garantiti del presente, l’Italia che vede gli anziani mantenere i giovani, che rifiuta il futuro per difendere il passato, è un retaggio alla cui formazione hanno contribuito atteggiamenti e scelte della destra e della sinistra, delle corporazioni economiche, politiche e sindacali, dei governi e delle opposizioni. Era l’Italia comoda, pigra, accomodante, di chi riteneva che nessuno ci avrebbe chiesto ragione della nostra anomalia. Ugo La Malfa, dobbiamo riconoscerlo, fu l’unico che avvertì il carattere disgregante del nostro debito pubblico. Il ventennio nero della fase aperta da Tangentopoli, che con Di Pietro creò Berlusconi, ha fatto il resto. L’obiettivo nostro, di chi crede ancora nell’unità del Paese, è quello di incollare un’Italia spaccata.

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