giovedì, 3 Dicembre, 2020

L’Italia torna a interessarsi della Libia

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Libia-PetrolioLa questione libica viene rimessa al centro della discussione internazionale, dopo essere stata ignorata per mesi. I libici stanno combattendo una guerra civile da luglio dopo che sono emersi i problemi irrisolti a seguito della cacciata di Ghedaffi del 2011. Non c’è stato nessun intervento di rilievo da allora da parte dell’Occidente, a parte le chiusure delle ambasciate occidentali (eccetto l’Italia) e proprio l’Italia sta rimettendo in primo piano il suo ruolo di “storico alleato” aldilà del Mediterraneo. Domenica la titolare della Farnesina, Federica Mogherini, insieme al segretario dell’Onu Ban Ki-Moon è andata a Tripoli per partecipare all’apertura della seconda sessione di dialogo politico in Libia sotto l’egida delle Nazioni Unite. Si tratta della prima visita importante a Tripoli negli ultimi tre mesi. È stata una missione molto delicata oltre che a sorpresa del segretario dell’Onu e del ministro degli Esteri italiano – che è anche però il rappresentante della politica estera dell’Unione europea – che ha assicurato l’appoggio alla Libia: “L’Italia è pronta a stare al fianco del popolo libico, se lo vorrete. Bisogna salvare la Libia da un destino che non merita”.
La Libia torna così a ridestare interesse per l’Italia dopo mesi in cui il Paese nel pieno di una guerra civile tra milizie contrapposte è stato snobbato non solo da Roma ma anche dalla comunità internazionale. Ma la Libia desta preoccupazione soprattutto per i rifornimenti energetici: l’Italia può fare a meno del gas russo (anche se per poco) purché non si interrompano altri canali di rifornimento, quelli libici appunto. Dalla settimana scorsa i flussi di gas dal Nord Africa non sono rassicuranti, specie a Mellitah, il terminale che raccoglie il gas libico per inviarlo in Sicilia attraverso il gasdotto Greenstream. Una riduzione improvvisa spiegata come «un guasto imprevisto ma di modesta entità».

Mogherini-TripoliIl gas è il cruccio principale, poiché in Libia, nonostante l’instabilità politica, vi è un aumento della produzione di petrolio. Se prima l’oro nero rappresentava il fattore x nelle decisioni geopolitiche ora essendoci una certa saturazione del mercato del greggio, la guerra libica pare passare in secondo piano.

Oggi il nuovo ministro degli Esteri libico, Mohamed Al-Dairi, ha avuto dei colloqui a Parigi con il segretario di Stato americano John Kerry, ma le loro discussioni si sono limitate a ribadire la loro lotta comune contro i militanti jihadisti. La produzione quindi sale mentre cala la richiesta di greggio: nonostante i conflitti in Medioriente l’Arabia Saudita ha aumentato la sua produzione da 100.000 barili al giorno nel mese di settembre, mentre la produzione libica è aumentata negli ultimi mesi, superando i 500.000 barili al giorno.

Il prezzo del greggio continua a scendere, portando a una spaccatura tra i dirigenti dell’OPEC su come intervenire, e se del caso, come fermare la china.
La svalutazione del greggio ha portato ad un calo del prezzo della benzina negli Stati Uniti. Ieri il prezzo medio nazionale della benzina al gallone (circa 4 litri e mezzo) era di 3 dollari e 20 centesimi, 9 in meno rispetto a quello di una settimana fa e 14 centesimi al di sotto del prezzo di un anno fa. Solo in Italia il prezzo dei carburanti non cala mai.

Maria Teresa Olivieri

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