lunedì, 18 Novembre, 2019

L’ITALICUM INCOMBE

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Renzi-Berlusconi-Italicum

Purtroppo l’incontro tra Renzi e Berlusconi è andato … bene. Sull’esito dell’incontro, valgono le dichiarazioni del vicesegretario del PD, Lorenzo Guerini. “È stato confermato l’impianto dell’intesa raggiunta nei mesi scorsi. L’accordo regge” e la legge elettorale verrà incardinata al Senato prima delle ferie estive. “Vogliamo procedere rapidamente con l’Italicum – ha spiegato Guerini – subito dopo l’approvazione delle riforme costituzionali in prima lettura al Senato” che resterebbero anch’esse sostanzialmente invariate.

Due ore di colloqui di prima mattina. Attorno ad un tavolo oltre all’inquilino di Palazzo Chigi con Lorenzo Guerini, Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Denis Verdini.

Sorriso a 32 denti per l’ex Cavaliere che ha avuto così la carta da giocare che gli serviva con i suoi nella riunione del pomeriggio. Berlusconi, in cambio del voto sulla riforma del Senato, ha avuto infatti l’assicurazione che l’Italicum resterà invariato. Insomma la schifezza di legge elettorale – la BR, l’abbiamo battezzata noi – resterà tal quale e gli consentirà di continuare a tenere per la gola i suoi parlamentari e con le spalle al muro il partito di Alfano. Con una legge elettorale come l’Italicum pronta per l’uso, la minaccia di elezioni anticipate calmerà gli animi di quei parlamentari fino a oggi freddi, se non apertamente contrari, al percorso di ‘riforme’ messo in cantiere assieme a Renzi.

Quanto alla storia dell’introduzione delle preferenze, una misura chiesta da molti per eliminare le liste bloccate, lunghe o corte che siano poco cambia, rimane forse una chimera che serve a tenere aperta una specie di finestra di dialogo con i pentastellati. Berlusconi le preferenze le vede come il fumo negli occhi perché gli toglierebbero (non solo a lui) gran parte del potere di vita e di morte sui suoi parlamentari e la precisazione che lui intende mantenere fede al ‘patto del Nazareno’ aspettandosi che il PD di Renzi faccia altrettanto, la dice lunga sulla possibilità concreta di modificare l’Italicum eliminando proprio una delle colonne portanti, quella dei listini bloccati.

Il controcanto è arrivato dalla ministra per le riforme, Maria Elena Boschi che dopo il vertice Renzi-Berlusconi, ha spiegato che “al momento resta confermata l’ipotesi” di un Senato non elettivo. “C’è qualche giorno per affinare le tecnicalità – ha spiegato la ministra – e sono convinta che martedì saremo pronti per affrontare gli ultimi voti” in Commissione.

Quanto ai pentastellati, c’è il consueto rosario di sciocchezze del Blog di Beppe Grillo. “Il presidente del Consiglio Renzi (…) sta incontrando a Palazzo Chigi il Noto Pregiudicato, accompagnato da Gianni Letta, per discutere delle ‘riforme’” scrive in un post che rinvia a uno “streaming” dove però c’è solo una foto di Renzi e Berlusconi con la dicitura “Il Noto Pregiudicato non vuole lo streaming, ci scusiamo per il disagio”.

Comunque, invettive a parte, il PD incontrerà per la seconda volta la delegazione (uguale alla precedente ndr) del M5S lunedì alle 15. Un incontro utile al PD per dimostrare che è ‘democratico’ e discute con tutti – perfino con le opposizioni – delle riforme elettorali e costituzionali e a Beppe Grillo per far credere ai suoi fan di avere un peso politico nelle decisioni che vengono prese dentro e fuori il Parlamento, soprattutto fuori dal Parlamento.

“Il confronto sulle riforme è aperto a tutti”, ha chiosato infatti Guerini. Noi abbiamo posto al M5S delle domande e siamo interessati a vederli. Credo che nelle prossime ore metteremo in cantiere il nuovo confronto”. Un confronto, insomma, non si nega a nessuno.

A margine del vertice sull’Italicum, c’è da registrare qualche coda velenosa sull’esito della ‘prima’ di Renzi a Strasburgo a cominciare dalla scelta di sfuggire alle domande dei giornalisti nella tradizionale conferenza stampa per rifugiarsi nel ben più confortevole salotto Rai di ‘Porta a Porta’ via Teulada e alle amorevoli cure di Bruno Vespa. Di certo le domande potevano risultare meno accondiscendenti di quelle che di solito gli riserva gran parte della stampa nostrana, a cominciare da quelle riguardanti il link tra ‘flessibilità’ e nomina di Juncker. Il patto non scritto pareva consistere nella possibilità che al nostro Paese venisse concesso un qualche margine in più (fondi strutturali fuori dal rapporto deficit/PIL?) in cambio della realizzazione in tempi rapidi delle cosiddette ‘riforme’, delle modifiche alle leggi sul lavoro e chissà, forse anche della vendita di importanti asset pubblici. Le manovre correttive al bilancio – da 9 a 24 mld – fino a oggi sempre smentite, ma indispensabili altrimenti a coprire tutte le promesse fatte a cominciare da quella degli 80 euro ‘per sempre’ in busta paga, sono legate probabilmente a questo accordo. Ora la stroncatura di Weber ieri al discorso di Renzi può voler dire che il capogruppo del PPE ha espresso a voce quella che la Merkel pensa, ma non può dire.

Un altro tema che agita la compagine governativa, almeno a leggere le indiscrezioni di Dagospia, sono quelle relative alla successione di Lady Ashton alla guida del Pesc, la commissione europea per la Politica estera e sicurezza comune. È vero che la poltrona ha un peso soprattutto formale viste le condizioni in cui versa l’UE quanto a identità politica collettiva, ma se fosse toccata a Federica Mogherini, titolare della Farnesina, sarebbe stato un bel colpo per l’immagine di Renzi e dell’Italia. Invece, pare, che la poltrona resti in quota ai popolari europei del PPE e dunque non possa proprio toccare all’Italia che in cambio otterrebbe però di guidare una commissione nuova di zecca, quella che dovrà occuparsi degli sbarchi e dell’immigrazione clandestina. Insomma in cambio di una poltrona di grande visibilità, ma di quasi nessun peso, un’altra certamente ‘visibile’ e forse più ‘pesante’, ma altrettanto sicuramente fonte sterminata di ‘gatte da pelare’, stante l’assoluta frammentazione delle politiche nazionali e le comuni ristrettezze di bilancio.

Carlo Correr

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