giovedì, 25 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Livio Berruti, le Olimpiadi di Roma e la speranza

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Quando Livio Berruti nel 1960 vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, nonostante fossimo usciti da poco da quella terribile ‘influenza asiatica’ che provocò milioni di morti, il mondo e l’Italia guardavano al domani con speranza.
La vittoria del nostro velocista nei 200 metri fu di buon auspicio a quella ripresa che, con il villaggio olimpico, già faceva capolino nel Paese: un Paese che aveva voglia di sorridere e di mettersi in gioco anche in altri Sport, oltre al calcio ed al ciclismo.
Quando Livio sali sul podio più alto l’Italia si commosse e cantò l’Inno da casa come non accadeva da tempo, non era possibile non piangere quando il cronometro, durante le semifinali della gara, si fermò a 20”5 eguagliando il record mondiale della specialità. Solo poche ore dopo, indossati gli occhiali scuri, Berruti corse la finale e, sconfiggendo i favoriti statunitensi, fermò di nuovo il cronometro a 20”5 aggiudicandosi la medaglia d’oro. Pensate, il CONI per la vittoria gli regalò una FIAT 500. Altri tempi!
Vogliamo ricordare che il record fu realizzato su terra battuta e non sulle superfici sintetiche moderne, che restituiscono le spinte impresse; Livio Berruti per tutti divenne “l’angelo”, per la leggerezza della falcata e la grazia con la quale esprimeva la su potenza, ed ancora oggi continua ad essere un modello di corsa veloce.
46 anni dopo, il 26 febbraio del 2006, è stato portatore della bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi Olimpici Invernali di Torino. Fu l’ultimo atto d’amore pubblico per lo Sport.

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Mishka

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