mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Lo scontro con Francia preoccupa gli imprenditori

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Preoccupazione export. La crisi diplomatica tra Italia e Francia mette, infatti, in allarme gli imprenditori italiani per i potenziali danni che potrebbe causare alle esportazioni Oltralpe. Soprattutto potrebbe far nascere nell’opinione pubblica francese un sentimento di rifiuto dei prodotti Made in Italy. La tensione si è fatta più forte quando la Francia ha richiamato a Parigi per consultazioni l’ambasciatore a Roma, Christian Masset. Non era mai successo dai tempi della Seconda guerra mondiale. Il richiamo di un ambasciatore è un gesto diplomatico forte. Dopo esiste solo la rottura delle relazioni diplomatiche bilaterali. Il portavoce del Governo francese, Benjamin Gruveaux, ha voluto sottolineare che “il richiamo non è permanente, ma era importante mandare un messaggio”. In ogni caso, dal Quirinale filtra una naturale preoccupazione e si fa sapere che va ristabilito immediatamente un clima di fiducia con i Paese amici e alleati e che questo passa attraverso la considerazione dei reciproci interessi nazionali e il pieno rispetto delle dinamiche istituzionali di ciascun Paese. In questi mesi, tra i due Paesi, è stato un susseguirsi di punzecchiature, dal caso Battisti, ai gilet gialli, dalla Libia al “franco delle colonie”, passando per l’immigrazione. A finire nel mirino, questa volta, è stato l’incontro, avvenuto nei giorni scorsi a Parigi, del Vicepremier e Ministro allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, accompagnato dall’esponente del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, con alcuni esponenti dei Gilet gialli, tra cui il leader dell’ala dura Christophe Chancelon. Cosa che, sembrerebbe, abbia fatto alquanto irritare l’inquilino dell’Eliseo, Macron. Da più parti d’Italia, quindi, il mondo imprenditoriale ha espresso grande preoccupazione per ciò che sta accadendo, facendo visibilmente capire che si è superato il limite. Le imprese che potrebbero essere maggiormente colpite da questa vicenda sono quelle delle zone del Nord-Ovest e del Nord-Est del nostro Paese dove le esportazioni verso la Francia sono molto alte, in particolare, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto e l’Emilia-Romagna. La Francia, d’altronde, è il secondo partner commerciale dell’Italia dopo la Germania. “I danni potenziali per l’export italiano – ha detto Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria – sono enormi. Noi siamo il terzo Paese fornitore dei francesi. La Francia ha investito 60 miliardi di euro in Italia e noi lì 25 miliardi. Se diminuiscono gli acquisti in Italia ne risentiremo”. Gli scambi commerciali tra Francia e Italia sono circa di 80 miliardi l’anno. La presenza di capitali francesi in Italia è più forte che viceversa (la Francia controlla in Italia circa 1.900 imprese, che impiegano 250mila persone, l’Italia in Francia un migliaio, con meno di 100mila dipendenti). A mettere, infine, altra benzina sul fuoco della querelle ci ha pensato nuovamente Di Maio, il quale, scrivendo una lettera al quotidiano francese, “Le Monde”, per cercare di mettere una pezza all’accaduto, compie un’altra orribile e clamorosa gaffe, dicendo che “l’Italia e il governo italiano considerano la Francia un paese amico e il suo popolo, con la sua millenaria tradizione democratica, come un punto di riferimento, a livello mondiale, nelle conquiste dei diritti civili e sociali”. Peccato che la Rivoluzione francese, che libera il Paese da secoli monarchia assoluta, risalga al 1789.

Andrea Ghiaroni

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