martedì, 25 Giugno, 2019

Lo scontro Di Maio Salvini ferma Reddito e Quota 100

0

Nuovo stop per quota cento e reddito di cittadinanza. I due decreti non sono ancora pronti per problemi tecnici ma soprattutto politici. Sono i due provvedimenti chiave del governo sui quali è stata costruita la campagna elettorale. Altre promesse, come la Tap per esempio, sono già state sbugiardate. Per quelle nuove per il momento si tratta di un rinvio. Infatti, nonostante fosse stato dato più volte per certo l’appuntamento di giovedì scorso pomeriggio, il Consiglio dei ministri è stato rimandato alla prossima settimana, probabilmente venerdì. O meglio, una riunione si è tenuta lo stesso, ma senza il piatto forte.

A rallentare la corsa del provvedimento c’è l’esame della Ragioneria generale dello Stato, che sta prendendo più tempo del previsto. Ma i motivi sono anche politici, come l’altolà della Lega sui fondi ai disabili. Se non ci sono non votiamo, avevano avvisato Salvini e i suoi dopo aver visto l’ultima versione del testo, uscita dal preconsiglio tecnico di martedì. “I soldi per gli invalidi ci sono, l’ho detto anche a Salvini – è la rassicurazione di Luigi Di Maio – i 260mila invalidi che percepiscono un trattamento avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza senza doversi riqualificare per il lavoro e avranno una pensione a 780 euro se sono da soli, mentre se stanno in un nucleo familiare il nucleo avrà 1300 euro e chi è in famiglia, per esempio la mamma, avrà la possibilità di stargli vicino senza dover cercare un lavoro”.Insomma c’è un “tesoretto di 400 milioni”, che proviene dal rimodulamento delle risorse per l’assegno di cittadinanza – da 6,1 miliardi a 5,97 miliardi nel 2019 – perché alzando la soglia per gli stranieri a 10 anni “abbiamo ridotto la platea”, spiega il ministro del Lavoro, confermando che i primi numeri sparati in campgana elettorale erano frutto della fervida fantasia del Movimento 5 Stelle.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte cerca di tranquillizzare sulle ragioni del rinvio del reddito di cittadinanza: “Le ragioni del differimento stanno nel fatto che vogliamo fare le cose per bene: non è concessione elettorale ma manifesto di questo governo”. “È un provvedimento molto complesso, ci stiamo lavorando da mesi e vogliamo farlo bene”.  Nel frattempo si cerca anche una soluzione al nodo del Tfr degli statali che, secondo la bozza di decreto, andrebbe trattenuto fino al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento. Il ministro Buongiorno ancora una volta, in questo caso a distanza di meno di 24 ore, smentisce sé stesso dichiarando apertamente che si metteranno le mani nelle tasche dei lavoratori pubblici. Insomma è tutto in divenire con i tempi del decreto ancora incerti. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha definito “possibile” il rinvio a venerdì prossimo, data plausibile anche alla luce dell’incrocio delle agende di premier e vicepremier. Luigi Di Maio nel frattempo ha annullato il suo viaggio istituzionale negli Stati Uniti: ufficialmente per lo “shutdown” governativo, tanto che la missione “sarà riprogrammata a breve”. Ma di certo il cambio di programma è forse per un nuovo affaccio da quel balcone dal quale aveva annunciato l’abolizione della povertà per decreto.

E mentre il governo annuncia misure antifurbetti, un sondaggio tra le imprese il reddito di cittadinanza produrrebbe più licenziamenti e più lavoro nero. Secondo un sondaggio realizzato dal Centro studi di Unimpresa tra le oltre 100.000 aziende associate, le norme che regolano il reddito di cittadinanza rischiano di essere aggirate. Il rischio è quello di assistere ad una vera e propria esplosione del lavoro nero nonostante gli interventi correttivi che prevedono l’introduzione di centinaia di ispettori e sanzioni pesantissime.

“L’architettura della misura -spiega Unimpresa- si presta, infatti, a diverse manipolazioni, anche con sostanziali accordi tra le imprese e i lavoratori, appartenenti a categorie più deboli”. Contando su un reddito mensile inferiore a 1.000 euro un lavoratore potrebbe infatti ‘accettare’ di buon grado il licenziamento da parte del datore di lavoro, percepire il reddito di cittadinanza (che assegnerebbere una ‘paga’ mensile fino a 780 euro), continuare a lavorare con un salario in nero e più contenuto rispetto a quello regolare. I vantaggi ci sarebbero sia per i lavoratori, perché la somma di reddito di cittadinanza e salario in nero sarebbe superiore alla paga regolare; sia per i datori di lavoro, perché risparmierebbero dal 30% al 60% sul costo del lavoro pur potendo avere comunque la stessa prestazione lavorativa.

Le regioni più a rischio Calabria, Campania e Sicilia. Commercio, turismo, agricoltura, servizi di manutenzione e di pulizia sono i settori nei quali si potrebbero registrare i maggiori casi di anomalia e distorsione.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply