lunedì, 19 Ottobre, 2020

Lo spread della pazzia

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Consentitemi uno sfogo. Mettiamo che un commentatore di una campagna elettorale di trent’anni fa venga catapultato improvvisamente in questa. Non penso crederebbe ai suoi occhi. Penserebbe forse di essere in una sorta di Scherzi a parte dell’epoca. Certo non troverebbe più i vecchi partiti e ne sarebbe anche sconvolto. Famiglie intere che si tramandavano convinzioni politiche, battaglie ideali, quasi sempre ingaggiate nel rispetto dell’interlocutore, tutto sparito e sostituito da nuove sigle senza storia e senza identità. Ma questo è il meno. Quel che risulterebbe per lui scioccante è lo stuolo di protagonisti e il loro linguaggio. Vediamoli.

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il comico Beppe Grillo, allora impegnato in qualche rara apparizione televisiva a causa della sua reiterata campagna di accuse nei confronti dei socialisti, sarebbe diventato il leader del principale partito italiano. Nessuno avrebbe potuto immaginare che un imprenditore televisivo, nonché presidente del Milan, avrebbe ricoperto per anni l’incarico di presidente del Consiglio, che sarebbe stato condannato per evasione e truffa fiscale e avrebbe, da affidato ai servizi sociali, promosso con qualche possibilità di successo la sua campagna. Ma nessuno avrebbe mai potuto credere che un giovane di trentanove anni, da sindaco di una città italiana, sarebbe diventato d’un colpo segretario del primo partito della sinistra e presidente del Consiglio.

Aggiungiamo che il nostro non potrebbe certo immaginare un presidente del Senato che non ha mai fatto il senatore e un presidente della Camera che non ha mai fatto il deputato. E neppure ministri che provengono da non si sa dove e che nessuno conosce. Ma certo non potrebbe davvero pensare che tutto questo sia un bene per l’Italia. E che la novità imperniata sull’inesperienza sia decantata come virtù. Ma quello che lo renderebbe incredulo è la volgarità del confronto, o se si preferisce dello scontro, elettorale, alimentato e non governato da conduttori televisivi, che rispetto agli Zatterin e ai Granzotto, ma anche ai Minoli, sembrano Benetti e Furino rispetto a Baggio e Rivera.

Mentre le parole che si pronunciavano allora erano “sistema, idea, sinistra, destra, anticomunismo, socialismo democratico” e via discettando quelle di oggi sono “assassino, Hitler, Stalin , Pol Pot, buffone, ebetino, cretinetto, figlio di troika, pluripregiudicato, mafioso” e ne cito solo alcune. C’è da stupirsi che lo spread italiano sia improvvisamente volato a quota 200 proprio oggi? Anche un commentatore straniero odierno ci osserva come fossimo strani animali. Avevamo il fattore K, adesso abbiamo il fattore cacca. Un coacervo di strani personaggi che si fronteggiano come pugili sul ring senza regole. Noi oggi subiamo un nuovo differenziale negativo, forse assai più dell’ultimo paese europeo, mentre perfino la Spagna ci guarda dall’alto. D’altronde questo siamo. Squalifichiamo Gerry a carogna dopo avergli chiesto aiuto…

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