martedì, 10 Dicembre, 2019

LO STALLO

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All’indomani dell’informativa urgente alle Camere del presidente del Consiglio sul fondo salva Stati, la tensione nel governo non accenna a scendere. Il capo politico dei 5 Stelle, Di Maio, in un lungo post spiega che i motivi per cui è necessario prendere tempo per introdurre le modifiche necessarie. “Il Mes – scrive poi Di Maio – è quel fondo da cui uno Stato può attingere in caso di difficoltà. E questa sarebbe anche una cosa positiva, se solo nella riforma che si sta discutendo in Europa non ci fossero aspetti che in futuro rischiano di far finire l’Italia sotto ricatto. È questo che non ci sta bene”. Insomma Di Maio sembra sempre più ossessionato dall’idea di rimanere emarginato dal movimento. Vuole in qualche modo sentirsi al centro della scena e porre il Movimento e quindi se stesso nelle condizioni si tenere i cordoni della maggioranza. Di essere in qualche modo quello che decide del futuro dell’esecutivo.

“Siamo al governo – ricorda il capo politico del M5S – Questo significa che abbiamo la possibilità, ma anche la responsabilità, di agire per migliorare le cose. Governare è questo. Non è facile, infatti molti scappano quando arriva il momento di fare sul serio, ma noi non scappiamo e diciamo che in questo fondo, istituito con Monti nel 2012 e negoziato dal governo Berlusconi-Lega, sono stati versati 14 miliardi di euro dei nostri soldi e se deve essere riformato, è giusto che l’Italia ottenga il miglior risultato possibile”.

Il capo politico M5s e ministro degli Esteri, ribadisce che nel Mes ci sono aspetti che “in futuro rischiano di far finire l’Italia sotto ricatto. È questo che non ci sta bene”. Gli dà ragione Alessandro Di Battista che ogni tanto si risveglia e si riaffaccia nell’agone: “Concordo. Così non conviene all’Italia”. Di Maio si riferisce alle parole di Giuseppe Conte in Parlamento che lo hanno scottano. “Tutti i ministri sapevano del Mes” ha detto il premier – spiegando che “certamente sapevamo che il Mes era arrivato a un punto della sua riforma, ma sapevamo anche che era all’interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell’unione bancaria e l’assicurazione sui depositi. Cosa significa? Che le banche di tutti i Paesi, Italia compresa, devono essere aiutate in caso di difficoltà e che chi ha un conto corrente deve essere tutelato”.

Il leader M5S rilancia così la logica del pacchetto delle riforme europee, “non si può firmare solo una cosa alla volta, sennò qui il rischio è che vada a finire che ci fregano. Quelle tre riforme, una volta ultimate, ci potranno dare un quadro complessivo dei vantaggi e dei rischi per l’Italia”.

“Sul Mes – ha precisato il segretario del Pd Nicola Zingaetti – si è fatto un vertice in cui si è decisa una linea comune, il presidente del Consiglio ha espresso una posizione alla Camera e al Senato, poi ovviamente deciderà il Parlamento come accade sempre in queste occasioni di carattere internazionale”. “Pensiamo al bene di questo Paese che ora vuol dire mostrare che c’è una squadra che pensa al suo domani, abbassando le polemiche e mettendo al centro le grandi cose che gli italiani vogliono che risolviamo: crescita economica, lavoro, sviluppo, green econony e scuola. l’Italia si aspetta questo da noi”, ha aggiunto.

Mercoledì i 19 ministri delle Finanze si riuniranno all’Eurogruppo e potrebbero raggiungere un compromesso per avvicinarsi alle richieste dell’Italia: nessuna modifica al testo della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) già concordata a luglio, ma la possibilità di rinviare di uno o due mesi la firma del nuovo trattato. “La firma del nuovo trattato Mes a dicembre non è necessaria e può avvenire uno o due mesi più tardi”, ha riferito una fonte Ue coinvolta nei negoziati in vista della riunione dell’Eurogruppo. Allo stesso tempo, ha aggiunto la stessa fonte, i contenuti della riforma del trattato sul Meccanismo europeo di Stabilità sono “già stati concordati” ed è meglio “chiudere ora”. “La riforma del Mes è già stata concordata e stiamo lavorando sulla legislazione sussidiaria – spiegano a Bruxelles – stiamo facendo buoni progressi”.

I tecnici dell’Eurogruppo guardano al dibattito italiano con un certo stupore. “C’è stata una decisione presa a giugno”. I tecnici si dicono “ottimisti” su un accordo mercoledì “su una road map per iniziare la discussione politica” sul meccanismo europeo di garanzia sui depositi. Certo, si tratta del primo di una serie di passi “molto graduali” per arrivare a una vera e propria garanzia europea sui depositi funzionante, riconoscono a Bruxelles. In questo negoziato per l’Italia si nasconde un’altra questione esplosiva: l’esposizione del settore bancario al debito sovrano. Ma, se confermato, l’accordo sul pacchetto permetterebbe a Conte di dire al Parlamento che l’obiettivo è stato raggiunto e che dunque è tempo di firmare il Mes.

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