venerdì, 13 Dicembre, 2019

L’Ocse, vede un po’ di luce per l’economia italiana

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Una piccola spinta di ottimismo per l’economia, quella prevista dall’Ocse per il nostro Paese. La crescita del Pil italiano dovrebbe infatti riprendere “molto gradualmente”, allo 0,4% nel 2020 e allo 0,5% nel 2021, contro lo 0,2% del 2019: è quanto emerge dalle Prospettive economiche dell’Ocse. Per l’Ocse da un lato peseranno la “fiacca domanda esterna” e le “persistenti incertezze” legate agli attriti commerciali globali dall’altro” i consumi interni dovrebbero crescere in modo moderato, spinti dalla stabilizzazione della fiducia dei consumatori e dai tagli al cuneo fiscale per molti lavori dipendenti”.

Inoltre sottolinea l’Ocse “Con la riduzione delle incertezze legate alla politica interna, le condizioni di finanziamento diverranno più agevoli e gli incentivi fiscali dovrebbero sostenere gli investimenti”. Secondo l’Ocse però l’avanzo primario dell’Italia continuerà a calare, dall’1,3% del Pil nel 2018 e nel 2019 all’1% nel 2020, per poi stabilizzarsi nel 2021. Secondo l’organismo di Pargi, l’avanzo primario ha un impatto diretto sulla situazione del debito pubblico, che – secondo l’Economic Outlook – crescerà al 136% del Pil nel 2019 e al 136,1% nel 2020, prima di tornare a scendere, al 135,6%, a partire dal 2021.

Il tasso di disoccupazione dell’Italia è calato al 10% nel 2019 e nel 2020 dopo il 10,6% del 2018. Secondo l’organismo, il dato dovrebbe tornare a crescere, al 10,2%, nel 2021. “L’occupazione -scrive l’Ocse nella scheda di sintesi dedicata all’Italia – ha continuato a crescere, anche se ad un ritmo più lento, con una quota maggiore di nuove assunzioni coperte da contratti a tempo indeterminato”. L’organizzazione invita quindi l’Italia a ridurre il debito in “modo sostenibile” e a “favorire la crescita specie nelle aree in ritardo”, attraverso un “piano di bilancio credibile a medio termine” e ad “ambiziose riforme strutturali”.

Ivana Veronese, Segretaria Confederale UIL, punta l’attenzione sul dato della cassa integrazione che “a distanza di due mesi dalla fine dell’anno, continua a salire portando il numero delle ore autorizzate nei primi 10 mesi, ad un totale di 212,5 milioni di ore, in aumento del 18,3% rispetto allo scorso anno”. “I dati purtroppo . Afferma la sindacalista – mostrano una crescita molto forte della cassa integrazione straordinaria (+34,8% rispetto ai primi 10 mesi del 2018) che assorbe il 60,6% del totale e ciò deriva da una situazione di perdurante sofferenza di una parte del nostro tessuto produttivo. Ma i dati ci dicono anche che nuove aziende sono entrate in difficoltà e ciò è evidente dall’aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria (+2,5%). Poiché la situazione di crisi che stanno vivendo molte aziende è anche figlia di una perdurante assenza di politiche di sviluppo e di competitività – conclude – la prima e principale azione da intraprendere è quella di rilanciare il Paese con una politica industriale che guardi al lungo periodo”.

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