domenica, 5 Aprile, 2020

L’ombrello costituzionale per le sardine

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È certamente sincero Zingaretti quando nel suo auspicio di un abbraccio ecumenico di tutte le forze riformiste di diversa ispirazione, rivolgendosi a quella comparsa ultimamente sulla scena, liberamente espressa dalla società civile,” le sardine”,proclama che si guarderà bene dalla tentazione di annetterla, come accadeva ai tempi degli Indipendenti di sinistra, usando l’espressione di “non voler mettere su il cappello”, di rispettarne il travaglio, l’autonomia delle scelte. Sturzo ammoniva:”Nei momenti di difficoltà non chiudersi in se stessi ma aprire più ampi spazi di libertà di partecipazione” Questo è il problema dei problemi nell’attuale congiuntura nazionale ed internazionale. In un movimento che riempie le piazze per portare senza esclusivismi di sorta la testimonianza montaliana di un sussulto di dignità e consapevolezza:” Questo possiamo dirvi quel che non siamo, quel che non vogliamo” le forze riformatrici sono sollecitate ad individuare quei nuovi spazi di libertà e di partecipazione che non sfocino in tentativi di annessione in forza di ambizioni maggioritarie supposte irresistibili. Per rendere credibili i propri tentativi di unità d’intenti non annessionistici in una società liquida occorre interrogarsi qual è il campo di gioco su cui misurarsi esaltando l’autonomia e l’apporto originale di tutti i protagonisti dentro e fuori le forze tradizionalmente in campo? A una società liquida per renderla governabile è necessario irrobustire gli argini perché non travalichi distrugga e si disperda in mille rivoli procurando altre devastazioni.
Sì prioritario è l’assetto istituzionale che regga l’urto delle pressioni esterne crescenti in un mondo globalizzato e di quelle interne che risentono inevitabilmente degli sbalzi di pressione dell’accelerazioni nei cambiamenti climatici che prendono d’assalto le comunità umane in ogni settore all’insegna di una incontenibile interdipendenza e conflittualità che va regolamentata da una governance internazionale. Sì ad un fenomeno come le sardine, che riempiono le piazze e perciò esposte ad ogni sorta di intemperie interne ed esterne, ma occorre predisporre un ombrello costituzionale adeguato alle sfide e per esserlo deve recepire le profonde istanze di nuove generazioni. Che c’è di meglio di un tratto di strada insieme all’insegna di rendere più accogliente su tutti i versanti interni ed esterni quella Costituzione che dovrebbe rappresentare la casa comune di tutti gli italiani, vecchi e nuovi? Eppure abbiamo avuto dure lezioni dalla nostra impotenza a promuovere il processo riformatore. Da oltre trent’anni si sono avvicendate commissioni bicamerali ,partite anche con larghissimi consensi perfino tra forze alternative (quella D’Alema), miseramente naufragate perché l’arco parlamentare non sopportava il peso di raccordare ambedue gli impegni, quelli degli equilibri di governo e quelli costituzionali, questi ultimi regolarmente sacrificati ai primi. E quando due tentativi, nell’ordine di Berlusconi e di Renzi, sono risultati vincenti in Parlamento, ha provveduto il referendum popolare a cancellarli come se il Paese sentisse la sua estraneità all’argomento. Eppure nell’accecamento delle contrapposizioni tra e dentro ciascuna forza politica, due risultati storici ottenuti dal PD di Renzi: con l’Italicum di arrivare al ballottaggio e sapere la sera dello scrutinio chi avesse la responsabilità di governare il Paese senza poter avanzare più albi di sorta; e l’altro di un governo legittimato da una sola Camera, potevano rappresentare una prima decisiva svolta per rendere competitiva l’Italia tra le nazioni europee ed evitare la raffica di voti di fiducia per far presto, esautorando minoranza e maggioranza dal poter dare il loro apporto ai provvedimenti di legge. Mentre Zingaretti preme ed ha ragione per un orizzonte temporale fino al rinnovo nel 2023, nella rinegoziazione del programma chi si batterà perché questa legislatura riacquisti la dimensione costituente, auspicabilmente anche nella forma di un’Assemblea costituente in tempi ed argomenti delimitati, con i propri membri incompatibili con gli incarichi parlamentari e con quelli di governo e di sottogoverno,sfuggendo al cappio delle convenienze ravvicinate degli equilibri di governo a cui tutto è stato sacrificato? Proviamo a pensare ad una conta in cui potrebbero avere rappresentanza nuove forze come le sardine, un po’ a scapito di tutte quelle tradizionali ma con la forza di tirare fuori la nave Italia dalle secche di una frammentazione ancora più esasperata di quella della fine della I Repubblica, a cui guardano i fautori del proporzionale con sbarramento al 5%, all’insegna dell’emergenza aggravata dallo spirito di sopravvivenza.

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