lunedì, 18 Novembre, 2019

L’ONDA VERDE

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Oltre un milione di partecipanti ai 180 cortei in tutta Italia per chiedere ai potenti della Terra di intervenire contro i cambiamenti climatici. Da Milano a Napoli, tanti giovani scandiscono i loro slogan: “Ci avete rotto i polmoni” e “Non rompeteci il futuro”. Sono 200mila a Roma, la piazza con più presenze, seguita dal capoluogo lombardo con 150mila. Greta entusiasta su Twitter: “Immagini incredibili da tutta Italia. Il cambiamento sta arrivando”. Una intera settimana dedicata alla grande mobilitazione mondiale per chiedere ai grandi (anagraficamente e politicamente parlando) strategie più incisive contro il riscaldamento globale. Il gran giorno, culmine del terzo sciopero globale per il clima (dopo gli “strike” del 15 marzo e del 24 maggio), è arrivato: in programma circa 2500 eventi in 150 nazioni del mondo. Dati che fanno figurare questo Friday for future la più grande manifestazione per l’ambiente mai organizzata.

Dal 20 al 27 settembre il pianeta è in fibrillazione. In prima linea per il “Global Strike For Future”, o i cosiddetti FridaysForFuture, soprattutto gli studenti. Giovani che scelgono di disertare gli impegni accademici quotidiani per chiedere provvedimenti più efficaci nel contrasto ai cambiamenti climatici. Oltre 80 paesi, dagli Stati Uniti all’Iran, dal Giappone all’Australia, dall’India all’Europa si sono animati.

“I socialisti – ha scritto in un post su Facebook il segretario del PSI, Enzo Maraio – sono stati al fianco, in tutte le piazze italiane, di centinaia di migliaia di giovani che sono scesi in piazza per il FridayforFuture”. “Non c’è un pianeta B e la politica non può permettersi di rimanere inerme di fronte a una mobilitazione per il clima che non ha precedenti”. “Apriamo le porte del parlamento, ascoltiamo questi ragazzi e mobilitiamoci. Abbiamo il dovere dell’urgenza. #FridayforFuture”- ha concluso il segretario del Psi.

“A quattro giorni dalla chiusura del vertice Onu sul clima – afferma in una nota Silvana Roseto, segretaria confederale Uil – si concludono le manifestazioni che hanno visto impegnati, nella settimana dal 20 al 27 settembre, Istituzioni, Associazioni e Parti Sociali sui temi della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici. I ragazzi del Friday For Future sono scesi nella piazze italiane per il terzo sciopero globale e per chiedere ai governi  di agire subito contro i cambiamenti climatici: come UIL sosteniamo il movimento per le loro richieste connesse con un lavoro sostenibile, per una  giustizia sociale e per la lotta alle diseguaglianze. Un processo di trasformazione e transizione di tutti i settori produttivi che deve essere governato: come Sindacato – ha concluso – assumiamo l’impegno nel portare avanti con il Governo e le Istituzioni le istanze rivendicative a tutela dell’ambiente, dei diritti e della salute dei cittadini e dei lavoratori.

La maggior parte degli Stati ha tenuto lo sciopero nazionale il 20: folle oceaniche si sono viste negli Stati Uniti, in Germania (1,6 milioni di manifestanti secondo gli organizzatori) e in Australia. Gli attivisti italiani hanno scelto di fare lo sciopero il 27, insieme ad altri 26 paesi: Nuova Zelanda, Thailandia, Myanmar, Mali, Eswatini, Gambia, Sudan, Arabia Saudita, Yemen, Ungheria, Slovenia, Grecia, Olanda, Belgio, Svizzera, Svezia, Spagna, Portogallo, Canada, Isole Vergini (Usa), Argentina, Venezuela, Aruba, Ecuador, Guam, Honduras. A Montreal in Canada sarà presente anche Greta Thunberg. In Italia, nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S), ha mandato una circolare ai presidi invitandoli a giustificare le assenze degli studenti che partecipano allo sciopero per il clima.

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    In questa occasione ho sentito qualcuno parlare di nuovo “Sessantotto”, il che non mi ha fatto fare salti di gioia perché non conservo un ricordo entusiasmante di quegli anni, ma io sono forse una “eccezione”, rispetto a chi lo ritiene invece un importante momento “propulsivo”, e una stagione di giuste e condivisibili rivendicazioni; in ogni caso la salvaguardia ambientale è divenuto un problema vero che richiede alla politica di agire in fretta, con risposte e soluzioni concrete, e altresì realistiche.

    Ciò che mi rende un po’ scettico al riguardo è il registrare, non da oggi, talune contraddizioni ed incoerenze nel cosiddetto “sentire comune”, vedi l’assistere da un lato all’interesse per i tempi andati, e loro rievocazioni, ivi compresa la vita che conducevano i nostri nonni – i quali avevano un sobrio ma fermo rispetto per la terra, e per le acque, da cui traevano di che vivere – salvo poi vedere come ce ne dimentichiamo in fretta, e come fatichiamo a mettere in atto anche qualche piccola rinuncia, o “passo indietro”

    Se infatti ci fossimo lasciati in qualche modo “contagiare” dall’atmosfera e dalle suggestioni provenienti da quel passato, pur senza rinunciare a quanto di utile può offrirci la “modernità”, avremmo forse imparato ad “utilizzare” la natura in modo un pò diverso, senza dover adesso porre un sollecito rimedio alle sue “ferite”, col rischio che le “accelerazioni” possano favorire il sopravvento di un ecologismo ideologico e sostanzialmente autoreferenziale.

    Paolo B. 29.09.2019

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