venerdì, 15 Novembre, 2019

Lotta alla povertà, arriva il nobel per l’economia

0

L’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha assegnato oggi il premio Nobel per l’economia congiuntamente ad Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer, per l’approccio sperimentale nella lotta alla povertà globale.
Il Segretario del prestigioso Ente svedese, Goran K. Hansson, ha dichiarato: “L’Accademia reale svedese delle Scienze ha deciso oggi di assegnare il premio in scienze economiche in memoria di Alfred Nobel per il 2019 a Banerjee, Duflo e Kremer per la lotta alla povertà, suddividendo il problema in questioni più piccole e gestibili, come gli interventi per migliorare la salute dei bambini”.
La ricerca condotta dai tre economisti, rispettivamente di nazionalità indiana, transalpina e statunitense, in soli due decenni ha trasformato l’economia dello sviluppo.
Banerjee (indiano) e Duflo (francese), marito e moglie, sono entrambi professori al Massachussetts Institute of Technology, mentre Kremer insegna all’Università di Harvard.
Data la recente politica monetaria degli istituti centrali, era attesa la nomina di qualcuno il cui lavoro si fosse incentrato sulla ridistribuzione delle ricchezze.
Si tratta del 51° premio nella storia del Nobel, trattandosi di una categoria introdotta solo nel 1969. Il premio nelle altre discipline è stato istituito dal chimico e industriale svedese Alfred Nobel nel 1895, mentre quello per l’Economia è nato per iniziativa della Banca di Svezia che lo finanzia tuttora. Il Premio è andato principalmente ad economisti statunitensi (secondi gli inglesi) e una sola volta (nel 1985) è stato assegnato ad un italiano, Franco Modigliani, e solo una volta ad una donna (Elinor Ostrom nel 2009.
I responsabili della Royal Swedish Academy of Scienze hanno spiegato: “I tre economisti, Banerjee, Duflo e Kremer, hanno introdotto un nuovo approccio per ottenere risposte affidabili circa i migliori modi per combattere la povertà. La ricerca condotta dai nuovi premi Nobel ha considerevolmente migliorato la nostra abilità di lottare la povertà globale. In soli due decenni, il loro nuovo approccio ha trasformato l’economia dello sviluppo, che è diventato ora un fiorente campo di ricerca. Ad oggi, 700 milioni di persone sono costrette a vivere con redditi estremamente bassi, mentre ogni anno 5 milioni di bambini muoiono prima di aver compiuto 5 anni per malattie che potrebbero essere prevenute o curate con trattamenti relativamente economici. Da qui la necessità di effettuare studi approfonditi”.
Prima dell’annuncio ufficiale, il data provider Clarivate Analytics ha stilato una lista di possibili vincitori del Premio Nobel per l’Economia 2019. Tra questi:
W. Brian Arthur: professore al Santa Fe Institute, giudicato meritevole per le sue ricerche sulle conseguenze dei rendimenti crescenti (o effetti di rete) nei sistemi economici;
Søren Johansen and Katarina Juselius: professori dell’università di Copenhagen, considerati papabili vincitori per lo sviluppo del metodo VAR (vector autoregressive) per l’esame dei dati di serie temporali;
Ariel Rubinstein: professore universitàrio sia a Tel Aviv che a New York, si è distinto per le sue teorie economiche e dei giochi e ha sviluppato un modello di contrattazione che ha mostrato come due giocatori avrebbero negoziato per condividere un premio.

Però, i vincitori del Premio Nobel per l’Economia 2019 sono stati Duflo, Kremer e Banerjee. Così come per le altre categorie, la premiazione ufficiale e la consegna del riconoscimento avverranno il 10 dicembre prossimo.
La storia del premio Nobel per l’Economia prende vita dall’istituto svedese Sveriges Riksbank che proprio nel 1969 ha deciso di mettere a disposizione un fondo per l’assegnazione del riconoscimento a personalità particolarmente brillanti in materia.
Esso, spesso, ha suscitato riflessioni critiche, sia perché l’assegnazione metterebbe sullo stesso piano chimica, fisica, medicina ed economia, considerando quest’ultima una scienza esatta, sia per le strette implicazioni con il potere politico.
I vincitori del Premio Nobel per l’Economia, infatti, vengono riconosciuti per l’importanza di teorie spesso strettamente collegate con l’attualità, con le scelte strategiche delle grandi potenze e con l’andamento globale dell’economia. Il rischio, per molti, è che il riconoscimento aumenti il loro potere di influenza e renda dominante una teoria piuttosto che un’altra.
Le critiche sono state tali da spingere l’economista Gunnar Myrdal, vincitore del premio nel 1974, a proporne l’abolizione.
Lo scorso anno a ricevere il riconoscimento erano stati William Nordhaus e Paul Romer per il loro contributo allo sviluppo sostenibile. Il primo per aver capito come sfruttare l’economia nella lotta ai cambiamenti climatici. Il secondo per aver dimostrato che dalle scelte economiche dipende l’innovazione tecnologica.
Nel 2017, invece, il Premio Nobel per l’Economia è andato a Richard Thaler per i suoi studi sull’economia comportamentale. L’anno precedente, nel 2016, è toccato a Bengt Holmström e Oliver Hart per gli studi sulla teoria dei contratti.
Le analisi relative a consumi, welfare e povertà hanno consentito all’economista Angus Deaton di vincere il premio nel 2015. Il francese Jean Tirole è stato insignito del riconoscimento nel 2014, a seguito degli approfondimenti sul potere di mercato e la regolamentazione.
Invece, nel 2019 con l’assegnazione del premio Nobel per l’Economia allo studio sperimentale della lotta alla povertà mondiale, dall’Accademia svedese è arrivato un grande messaggio per incoraggiare le iniziative e le politiche utili e necessarie per debellare la povertà nel mondo.
Sicuramente, l’internazionale socialista saprà cogliere gli studi fatti da Duflo, Kremer e Banerjee, per aggiornare la propria strategia politica nel combattere la povertà e la fame nel mondo dando maggiore dignità all’umanità.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply