martedì, 10 Dicembre, 2019

La scuola pubblica Italiana è tutt’altro che morta

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Indegnamente mi inserisco nel dibattito tra Galli Della Loggia e Montanari su “MicroMega”, riproposto dal nostro giornale on-line e relativo alla situazione della scuola pubblica italiana, alle cause che tale situazione hanno determinato, a cosa fare per migliorarne la condizione.
Dibattito in cui i due intellettuali su una cosa sembrano concordi ovvero la morte della scuola pubblica italiana.
Non è così. Chi lavora nella scuola non si muove tra corridoi spogli ed abbandonati e non sono zombie quelli che nelle aule, con energia, si impegnano ancora nel meraviglioso compito di sostenere i giovani nella loro crescita culturale.

La scuola pubblica Italiana oggi è tutt’altro che morta. Anzi, se consideriamo quanto sostenuto sia da Montanari che dalla Galli della Loggia, pur avendo incassato, per almeno un trentennio, gli attacchi del mondo della politica e sostenuto il confronto con una società in profondo cambiamento, ciononostante, permette ancora oggi, ad ogni alunno, ad ogni giovane e solo grazie al lavoro degli insegnanti e del personale scolastico tutto, di avere istruzione, accoglienza, inclusione.
Tutto ciò grazie ad un personale preparato dalle condizioni estreme in cui è stato costretto a formarsi, sottopagato e il cui determinante valore sociale fatica sempre più ad essere riconosciuto.
Allora non ci si deve chiedere chi abbia ucciso la scuola bensì chi è come si possa, rimanendo nel solco, fornire a questi servitori dello Stato gli strumenti per poter agire in maniera più efficace.

Ciò che sta accadendo in questi giorni in Parlamento di certo non aiuterà. Il Decreto legge sulla scuola fatica nel suo percorso parlamentare e soprattutto sembra soddisfare solo una minima parte le esigenze della scuola pubblica. Inoltre si parla di autonomia regionale e sappiamo bene tutti che, se tale autonomia dovesse includere la regionalizzazione dell’Istruzione pubblica, andremo verso la disgregazione culturale del nostro Paese. A lungo termine, forse non nell’immediato, ma di certo immediatamente vedremo approfondirsi le differenze che già esistono tra regioni. Differenze culturali a cui si affiancheranno le differenze sociali, poiché sarà sempre più facile aggirare il dettato costituzionale là dove recita che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Noi socialisti, consapevoli del valore del personale scolastico, da tempo ci siamo chiesti cosa fare e abbiamo dato le nostre risposte, le nostre soluzioni. Soluzioni che stiamo sostenendo nei nostri interventi in Parlamento, nei nostri dibattiti con le associazioni, nelle nostre manifestazioni nelle piazze d’Italia, sugli organi di stampa e sui social media.
E’ innanzitutto necessario fermare la regionalizzazione dell’istruzione pubblica.
Noi sosteniamo la valorizzazione del personale scolastico e ciò deve avvenire innanzitutto attraverso l’aumento dei salari.
Bisogna debellare la piaga del precariato nella scuola con un piano di assunzioni. E’ necessario definire una volta e per tutte un sistema di formazione e assunzione del personale docente.

Non si può pensare ad una scuola efficace senza restituire ai docenti la libertà di insegnamento oggi limitata da elefantiaci adempimenti burocratici. Ci vogliono interventi che restituiscano centralità didattica al Collegio docenti.
Va restituita ai Dirigenti Scolastici la loro funzione di “primus inter pares” permettendogli di smettere i panni di burocrate con compiti di efficienza amministrativa invece che di efficacia didattica.
Molti lo dicono nessuno lo fa ma è necessario sostituire le prove Invalsi con il monitoraggio del successo scolastico dei giovani nei percorsi d’istruzione successivi a quelli già portati a termine.

Formazione e accompagnamento alla pensione dovrebbero sovrapporsi, stabilendo come periodo di prova per i neoassunti un biennio di affiancamento ai docenti negli ultimi anni di insegnamento. E’ inaccettabile far rimanere immutato il carico di lavoro di un docente a cui è impedito il pensionamento e che ha superato i 65 anni di età.
Sono queste alcune delle nostre proposte a sostegno della scuola pubblica italiana, del principale strumento di solidarietà e pari opportunità di cui godono i cittadini.
La scuola pubblica italiana non è morta e allora: viva la scuola!

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola

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