lunedì, 18 Febbraio, 2019

Luca Zaia e la Lega
ringraziano Franceschini

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Non occorreva essere addetti ai lavori per comprendere che la Festa del Cinema di Roma, dopo 9 desolanti ed imbarazzanti edizioni, era giunta al capolinea. L’atteso annuncio del suo ridimensionamento è stato dato dal ministro Franceschini dopo aver sentito il sindaco di Roma e il presidente della Regione Lazio. Non poteva esserci una fine più ingloriosa per quello che è stato, al di là di ogni ragionevole dubbio, uno dei flop più clamorosi dell’era Veltroni sindaco della Capitale che, beato lui, oltre che politico acomunista kennediano, scrittore, storico di figurine Panini, si è sempre considerato un uomo di cinema, essendo amico di George Clooney e di chissà quante altri esponenti dello star system, riuscendo, da ultimo, ad inventarsi anche regista.

Nel non lontano 2006 Veltroni con l’indispensabile supporto del suo braccio secolare nelle “cose de Roma” Goffredo Bettini, riuscì nell’intento di dare sfogo alla sua provinciale megalomania confezionando il bluff, con la complicità dei salotti radical chic capitolini, di una kermesse cinematografica, che, peraltro, ai non allineati apparve da subito priva di senso e un inutile e costoso doppione della celebre Mostra Cinematografica di Venezia.

Al punto che l’allora sindaco della città lagunare Massimo Cacciari, inascoltato, montò su tutte le furie. Nel corso delle nove edizioni, nonostante il dispiego di risorse, lo smodato sostegno che le grottesche iniziative pseudoculturali di Veltroni hanno sempre avuto dal genuflesso circo mediatico nostrano, l’evento è stato sistematicamente snobbato dalla stampa internazionale specializzata e dagli esponenti ed operatori  del grande cinema internazionale.

Risultato? Red carpets improponibili, diserzione di registi e attori tra i più affermati, al punto che nell’ultima edizione, il disperato direttore artistico uscente (e non rientrante) Müller, per una della serate si è dovuto inventare una malinconica retrospettiva della band britannica, neanche si trattasse dei redivivi Fab Four, Spandau Ballet (!)

Dunque, in tempi di vacche magre, il brief avrebbe dovuto essere: chiudiamo l’imbarazzante carrozzone, mandiamo in soffitta i Marc’Aureli che hanno fatto ridere l’intero mondo della settima arte, e non parliamone più. No, non è andata così. Cosa ti ha inventato quel postdemocristianone di Dario Franceschini già amicone e successore di Walter alla segreteria del Pd? Indifferente alla Cernaia giudiziaria che sta devastando la Capitale, ha annunciato che l’unico cambiamento sarà l’abolizione del concorso e dei relativi premi ma che il Ministero dei Beni Culturali entrerà nella Fondazione Cinema per Roma attraverso l’Istituto Luce con il contributo, di 1 milione di euro.

Complimenti, sig. Ministro per lo straordinario tempismo!

Postilla. La prestigiosa Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, che quest’anno è giunta alla 71° edizione, al contrario della sgangherata rassegna romana, non riceve alcun contributo pubblico.

Al netto di ogni considerazione di altra natura non resta che sottolineare che se si voleva fornire un assist al Governatore del Veneto uscente (e probabilmente rientrante), il leghista Luca Zaia, per la campagna elettorale, l’obiettivo è stato centrato in pieno.

Emanuele Pecheux

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Mauro Del Bue

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