sabato, 8 Agosto, 2020

Luigi Renato Sansone. Tutto per il Socialismo

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È stato uno dei più prestigiosi esponenti del socialismo nel meridione d’Italia, indimenticabile e indimenticato per la particolare vivacità politica, il calore e la profondità della fede, la coerenza dell’operare.

Nacque a Lucera, piccolo comune pugliese, l’8 febbraio del 1903 in una famiglia il intellettuali il cui capo era magistrato e presidente del tribunale di Napoli. Senza difficoltà, perciò, Luigi Renato potè compiere il corso degli studi fino alla laurea in Legge conseguita nell’Università del capoluogo campano. Aveva ancora 17 anni quando aderì al Partito socialista. S’era appena conclusa la Grande guerra e le campagne e gli stabilimenti industriali erano stati fortemente scossi dalle continue agitazioni di contadini e operai per la conquista di salari più adeguati al crescente costo della vita e di maggiore potere nei posti di lavoro, e la reazione preparava le armi per recuperare interamente il terreno perduto. Coi giovani socialisti Renato partecipò alle manifestazioni e come potè all’attività di partito, fin quando la violenza fascista ebbe il sopravvento. Seguirono gli anni della dittatura, durante i quali, resa impossibile ogni attività politica di opposizione, si dedicò interamente all’attività nei tribunali, rimanendo tuttavia con Lelio Porzio e altri punto di riferimento per quanti non dimenticavano il passato.

Nel 1943 con il ricordato Porzio e Nino Gaeta fu attivissimo nel lavoro finalizzato alla ricostituzione e al rilancio del Partito socialista italiano a Napoli. Subito dopo lo sbarco degli Alleati nella penisola fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale e della Giunta comunale, iniziando una esperienza destinata a protrarsi e ad arricchisi sempre più nei successivi anni.

Con la costituzione degli organi dirigenti centrali del partito venne eletto membro della direzione nazionale e come rappresentante del Psi venne designato a far parte della Consulta Nazionale. Non solo questo. Apprezzato per le sue capacità organizzative, nel gennaio del ’45 venne nominato Alto commissario aggiunto per l’alimentazione, incarico molto importante in anni nei quali dovunque ma in particolar modo nelle grandi città la sussistenza, e non solo negli strati popolari, era tra le maggiori preoccupazioni degli uomini di governo. Nel governo Parri venne nominato sottosegretario all’alimentazione e nel primo governo De Gsperi vice commissario.

Nel giugno del ’46 fu tra gli eletti all’Assemblea costituente. Tra i banchi della Camera tornò nel ’48 e nel ’53. Nell’alto consesso svolse una intensa attività, firmando decine di proposte di legge, intervenendo centinaia di volte nella discussione in aula e nelle commissioni, interessandosi di svariati problemi.

Con Luigi Cacciatore, Giacomo Mancini, Francesco De Martino, Gerardo Chiaramonte, Carlo Levi, Manlio Rossi Doria e altri fu tra quanti, politici e studiosi, sollevarono con forza la “questione meridionale” e promossero i “Comitati di rinascita”, rilevando i problemi del Mezzogiorno e segnalandoli alla classe politica e all’opinione pubblica, animando convegni e congressi e suscitando dibatti che riusciron o estremamente interessanti e fruttuosi.

Un vivo interesse egli mostrò per i problemi della famiglia. Già ai primi del ‘900 c’erano stati parlamentari che avevano parlato del divorzio e in merito avevano presentato delle proposte di legge, non trovando però ascolto, sicchè nella legislazione italiana s’era prodotto un vuoto che attendeva di essere colmato..

Nell’ottobre del ‘54 Sansone presentò un disegno di legge che prevedeva il cosiddetto “piccolo divorzio”, una possiblità riservata a quanti venivano abbandonati da un coniuge, ai condannati a lunghi anni di carcere, ai malati di mente, ecc. La proposta però non giunse al momento della discussione.

Nel 1956 il partito lo destinò al Senato in rappresentanza del collegio di Afragola. Due anni dopo nel nuovo consesso assieme a Giuliana Nenni ripresentò il disegno di legge sul divorzio. Sulla stampa si riaprì allora la discussione, che risultò vivace e interessante, ma ancora una volta si constatò che i tempi non erano maturi e di conseguenza la proposta decadde.

Nel febbraio del 1965 gli si offrì la possibilità di fare nuove esperienze. Sansone venne chiamato alla presidenza dell’INAIL (Istituto nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, e secondo il suo costume si impegnò con passione sì da far funzionare nel modo migliore l’importante istituto.

Colpito da una malattia particolarmente grave, sopportò con fermezza d’animo il lungo calvario, fin quando, il 22 febbraio del 1967, cessò di vivere. Venne sepolto nel cimitero del Verano a Roma. Il 2 marzo in contemporanea nei due rami del Parlamento a commemorarlo furono tra gli altri Cacciatore e De Martino, socialisti, Chiaramonte, comunista, Zaccagnini democristiano, Preti socialdemocratico, Gohering liberale. Tutti posero in evidenza le doti intellettuali e morali, la coerenza politica, l’attaccamento alla democrazia e ai lavoratori che ne avevano caratterizzato la vita.

Giuseppe Miccichè

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