lunedì, 1 Giugno, 2020

L’ultima disfatta di Netanyahu

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Mentre sembrava che, dopo il successo elettorale del Likud nelle recenti ultime elezioni anticipate in Israele, la strada per Benjamin Netanyahu fosse in discesa, il Presidente della Repubblica Rivlin ha dato a Benny Gantz, l’ex generale leader di Blu e bianco, l’incarico di formare il nuovo Governo. Gantz avrà al massimo 42 giorni per presentarsi alla Knesset, il Parlamento di Tel Aviv, con un nuovo esecutivo e si è detto ottimista facendo un discorso di pacificazione nazionale per andare oltre la coalizione di centro sinistra di cui già dispone.

Come si è arrivati a questo clamoroso colpo di scena? Subito dopo le elezioni Netanyahu, forte dell’aumento di consensi che aveva portato il Likud a 36 seggi (Blu e bianco si era fermato a 33), aveva proposto un governo di emergenza, naturalmente guidato da lui, che affrontasse i problemi con i Palestinesi e l’emergenza coronavirus. Emergenza, che, tra l’altro, aveva fatto slittare di due mesi il processo per corruzione e frode fiscale che lo riguardava, previsto ora per maggio. Ma ecco che 61 deputati della Knesset, (la maggioranza assoluta) per evitare il pericolo di un nuovo Governo a guida Netanyahu, avevano sottoscritto un documento che invitava il Presidente della Repubblica Rivlin a assegnare l’incarico a Benny Gantz.

Cosa poi puntualmente avvenuta. E questi 61 deputati costituiscono per Gantz la base parlamentare per il nuovo Governo. Sulla carta ai 33 di Blu e bianco si aggiungono i 6 dei laburisti, i 7 di Lieberman e i 15 della Lista araba. Un’accozzaglia di forze eterogenee, con profondi distinguo interni ma unite indissolubilmente dalla priorità di dare il colpo definitivo a “Bibi” e non permettergli più di essere nominato Primo Ministro. E’ questo il collante che unisce Lieberman alla Lista araba nonostante alcuni posizioni personali di qualche deputato che Gantz proverà a smussare nei prossimi giorni. Ma un’accozzaglia che è pronta a votare compattamente nella Knesset una proposta di legge che impedisca formalmente a chi è sottoposto a processo (e il riferimento a Netanyahu è evidente) di rivestire la carica di Primo Ministro. Tutti si chiedono adesso che armi abbia ancora in pugno Benjamin Netanyahu per fermare quella che appare come una probabile e ultima disfatta personale. Gli rimane da sperare che qualche defezione blocchi il disegno di Gantz che si regge su una risicatissima maggioranza numerica. Intanto il contagio per coronavirus avanza anche in Israele e si fa più pressante l’esigenza di un Governo forte e credibile per fronteggiarlo.

Alessandro Perelli

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