martedì, 7 Luglio, 2020

L’ultimo Berlinguer, un leader tormentato. Intervista con Leonardo Raito

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Leonardo Raito, nostro opinionista, è da tre lustri docente di storia contemporanea con esperienze in diverse università italiane ed estere. Nei giorni in cui si ricorda la scomparsa di Enrico Berlinguer avvenuta nel giugno del 1984 a Padova abbiamo voluto intervistarlo per una riflessione sugli ultimi anni dell’esperienza politica del leader sardo cui Raito ha dedicato studi e saggi e sui rapporti del segretario comunista con i socialisti.


Professore, partiamo dalla fine, dalla morte di Berlinguer…

Una morte drammatica, che simbolicamente stava ad evidenziare il culmine di un percorso di sofferenza personale e politica pesantissima, particolarmente concreta in quel complesso 1984 per il Pci ma che ormai si trascinava da qualche anno. Non è infatti un mistero, e molte memorie di dirigenti comunisti lo evidenziano, che dopo la morte di Moro fosse finita una stagione politica in cui il Pci era stato centrale e fondamentale perno della politica nazionale e che anche in seno al gruppo dirigente comunista ci fossero differenziazioni e scontri pesanti che creavano grossi problemi a Berlinguer. Luciano Barca raccontò che Berlinguer era persino giunto a offrire le sue dimissioni da segretario.


Su cosa vertevano questi scontri?

Sul rapporto con i paesi socialisti dell’Est, sull’asse con la Dc che non arrivava a concretizzarsi in una partecipazione diretta dei comunisti al governo, con la sofferenza per l’intraprendenza evidenziata dal Psi guidato da Bettino Craxi, sempre più deciso a uscire dall’angolo in cui i socialisti si erano ficcati con le stanche politiche dei primi anni settanta. Non c’è dubbio, infatti, che ci siano due stagioni fondamentali nella vicenda politica di Berlinguer segretario. Una prima dal 1972 alla morte di Moro in cui il Pci teorizzò il compromesso storico e lanciò la proposta dell’eurocomunismo, accreditandosi come forza indispensabile per la stabilità della democrazia italiana; una seconda dal 1978 in poi, in cui l’asse con la Dc si va affievolendo ed è sempre più complessa e al Pci non bastano le prese di distanza dall’Est e le forti dichiarazioni o parole d’ordine coniate da Berlinguer per riacquistare un ruolo centrale. Infatti, in mezzo, c’è l’ascesa di Craxi con il Psi in grado di diventare il nuovo motivo di stabilità.


Già, i rapporti tra Craxi e Berlinguer.

Rapporti di diffidenza, di scarsa simpatia reciproca. Craxi e il suo slancio riformista toglievano margini di manovra al Pci e Berlinguer soffriva l’intraprendenza del segretario socialista, certe prese di posizioni che sembravano spavalderia, una tattica coraggiosa che sfociava nell’interpretazione di aggressività. Le proposte di riforma in senso presidenzialista, l’idea di governabilità erano poi antitetiche al mondo di Berlinguer, a quell’idea che i partiti di massa fossero elemento indispensabile e salvifico per la democrazia e il parlamentarismo l’unico argine alle derive autoritarie. Lo scontro scoppiò quando Craxi divenne presidente del consiglio. Non dimentichiamo due episodi chiave. I fischi a Berlinguer riservatigli dal congresso socialista di Verona e la proposta del referendum contro il decreto sulla scala mobile che divenne, ex post, un colpo di grazia alle prospettive del Pci.


Mi pare di capire che, negli ultimi anni, Berlinguer fu un leader tormentato.

Amatissimo dalla base, molto discusso dai vertici del Pci in cui il centralismo democratico non bastava più a tenere a bada le spinte di quelle che sembravano vere e proprie correnti. Credo che Berlinguer abbia sofferto molto chi auspicava una forte collaborazione con i socialisti di Craxi in nome di un’alternativa di sinistra alla Dc che, però, non poteva che spostarsi su posizioni più riformiste. Berlinguer fu sempre comunista, e come tale non concepiva un disegno o una strategia di approdo a posizioni socialdemocratiche. Non so se sia stata mancanza di coraggio o, semplicemente, fedeltà ai propri valori. Purtroppo Berlinguer morì giovane, cinque anni prima che si concretizzasse la svolta.

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