giovedì, 22 Agosto, 2019

M5S-Pd, Franceschini e Faraone svelano il vecchio vizio delle Correnti

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Un solo partito, mille anime, altrettante le direzioni, non solo quella di venerdì. In un momento in cui il maggior partito all’Opposizione potrebbe cavalcare l’onda per picconare un Esecutivo in crisi tra Russiagate e cinquestelle in ritirata, il Partito Democratico come suo solito preferisce litigare e puntare a nuovo ‘Fuoco Amico’. L’ex segretario dem, Dario Franceschini lancia una proposta, un’alleanza M5s-Pd, non solo in un momento in cui il Movimento non è più alle stelle, ma che porta al solo scopo di far rivivere tensioni, angustie e rancori.
“La strategia dei pop corn – sottolinea Franceschini – ha portato la Lega dopo un anno al 35 per cento. Abbiamo buttato un terzo dell’elettorato italiano, quello dei Cinque Stelle, in mano a Salvini”.
Un vero cataclisma, da un lato l’imbarazzo dell’attuale segretario Zingaretti: “Nessun governo con il M5s è alle porte e nessun governo con il M5s è l’obiettivo del Pd. Questo anche Franceschini lo dice in modo chiarissimo”. Dall’altro Franceschini richiama l’ex segretario, Renzi, che interviene a gamba tesa come un ‘D’alema onnipresente’, rimarca ancora il territorio: Mi piacerebbe che chi come Dario è in politica da decenni avesse l’onestà intellettuale di fare un’analisi meno rozza”, scrive su Fb. “Aggiungo che chi, come Franceschini, ha perso nel proprio collegio e poi consegnato la propria città alla destra dopo settant’anni, forse potrebbe avere più rispetto per chi il collegio lo ha vinto e continua a governare i propri territori”. Insomma, uno scontro con accuse durissime.
Tutto questo dopo giorni non facili tra le polemiche sulla mozione di sfiducia presentata da Maria Elena Boschi contro Salvini sul Russiagate – contestata da Zingaretti per le modalità e i tempi – in giornate importante prima della direzione di venerdì. E soprattutto alla vigilia di un appuntamento critico per i dem, domani il segretario Zingaretti sarà in riunione con tutti i Segretari Regionali e delle città metropolitane, quelle che stanno portando ad altre lacerazioni tra dem di diverse correnti. Davide Faraone, ormai ex segretario del Pd siciliano, dice subito che “questa è una conferenza stampa difficile, la più difficile”. Il 19 luglio ha riconsegnato la tessera del PD, il giorno del suo compleanno “Non sono riuscito a digerire che nei minuti in cui si ricordava il giudice Borsellino si riuniva la commissione di garanzia per trattare il defenestramento del suo segretario”. Secondo il senatore renziano, è stata tutta politica la decisione della Commissione di garanzia del Nazareno che a maggioranza ha annullato la sua elezione a segretario in un congresso vinto a tavolino dopo l’abbandono di Teresa Piccione che ha fatto saltare le primarie. E Faraone ritiene di avere pagato il prezzo della sua avversione a qualsiasi ipotesi di patto con i grillini. Ipotesi che se diventerà qualcosa di concreto, avrà come conseguenza alla creazione di una nuova forza politica.
Ma l’imbarazzo per Zingaretti, puntellato anche dai suoi, non finisce qui. A rimarcare le distanze anche fuori dalla porta di casa dei democratici, Luigi Di Maio ribadisce che fra M5S e Pd non c’è futuro, perché “noi siamo orgogliosamente diversi da certe forze politiche che quando hanno avuto la possibilità di governare invece di tutelare il nostro Paese hanno pensato bene di svenderlo all’Europa e di portare avanti politiche d’austerità che hanno prodotto povertà e disoccupazione”. E così via con una lunga serie di distinguo.
Insomma mentre Salvini è in continua campagna elettorale, il Pd è rimasto a fare le ‘primarie’

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