giovedì, 22 Agosto, 2019

‘Ma cosa ci dice il cervello’, commedia amara di Riccardo Milani

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I“Ma cosa ci dice il cervello” con protagonista Paola Cortellesi e regia di Riccardo Milani. Una commedia amara, ma soprattutto attuale. Più reale di quanto si possa immaginare, quella in cui il regista e l’attrice hanno dovuto inventare il meno possibile, ma si sono basati su fatti veri di cronaca, capitati davvero. Una commedia realistica, moderna, dunque, divertente, ma che commuove anche, sul “cattivismo” – come lo ha definito Pala Cortellesi, riferendosi a “buonismo” o “perbenismo” -. Cosa intende con “cattivismo”? La triste consuetudine, come spiega anche Milani stesso, alla maleducazione, all’aggressività, alla violenza verbale fisica, all’ignoranza, alla mancanza di rispetto, anche delle stesse regole del vivere civile, delle buone maniere, della gentilezza. Un esempio su tutti? Il bullismo, di cui sono vittima tutti i protagonisti (qualsiasi sia il loro mestiere, insegnanti compresi), tediati e frustrati dalla scarsa considerazione che gli altri hanno di loro.
Allora la protagonista, di cui veste i panni Paola Cortellesi, capisce che è giunto il momento di fare giustizia, di cambiare le cose, di non abbassare più la testa, di ribellarsi, perché – se qualcuno inizia a fare qualcosa nel suo piccolo -, qualcosa può davvero cominciare a cambiare, forse. Per guardare al di là ed oltre le apparenze. Il fine giustifica i mezzi allora? Sempre? E se si adoperassero strategie particolari degne dei servizi segreti andrebbe comunque bene, sarebbe lecito o meno? Il momento della verità è arrivato. Ognuno combatte la propria battaglia, ma l’umanità e gli amici hanno bisogno di una paladina che si mobiliti per tutti loro, un esempio da seguire, un’eroina al di là della notorietà, delle copertine, delle pubblicità sui giornali, dei sensazionalismi. Gente semplice e comune che si dà da fare per il prossimo: questo interessa alla protagonista di questa commedia molto sociale: non diventare famosa, anche restare in incognito, agire in segreto dietro le quinte, senza che nessuno sappia, perché ciò che conta è essere apprezzati dalle persone cui teniamo (gli amici, i figli) e quelle comprendono il nostro valore, anche se non ci viene riconosciuto e celebrato in pubblico, come una star, un divo, una celebrità appunto, persino a livello internazionale.
Una commedia itinerante, in cui si andrà da Roma, a Mosca, al Marocco (Marrakech), a Siviglia, degna della migliore delle spy-story; infatti quella di Giovanna (alias Paola Cortellesi) è una vera e propria ‘mission impossible’. Si capirà che, spesso, i nostri peggiori nemici li incontriamo nel nostro vivere quotidiano, siamo noi stessi, con le nostre resistenze interiori dentro noi, che ci frenano; i più pericolosi criminali, infatti, non sono terroristi di stampo internazionale (come nella commedia Eden Bauer, alias Tomas Arana), quanto nostri concittadini che ci trattano in maniera brutale e violenta. Nessuno, in fondo, è come sembra. Le apparenze ingannano, allora impariamo a guardare al di là delle apparenze per capire veramente chi è l’altro e apprezzarlo per quello che è, coi suoi difetti, e amarlo per i suoi limiti, senza pretese di perfezionismo, ma per la sua bontà d’animo soprattutto.
Il film parte forte con Giovanna che si reca al lavoro. Considerata una fallita dalla madre, per il suo noioso e monotono impiego ministeriale, in realtà ha una doppia vita da agente segreto in incognito (un po’ come accadde in “La befana vien di notte”, interpretato dalla stessa attrice). Mentre attraversa la città di Roma, per giungere a lavoro appunto, la protagonista vede il caos della Capitale: immersa nel traffico, con macchine parcheggiate in doppia fila, oppure caratterizzata dalla perenne caccia al parcheggio, a chi si accaparra per primo l’unico posto disponibile, al nervosismo nevrotico e isterico imperante; o, ancora, da cittadini che non fanno la differenziata, ma buttano ovunque la spazzatura, che si accumula per terra vicino ai cassonetti, emanando cattivo odore; oppure romani che si fermano tranquillamente in mezzo alla strada, fermi con la loro auto, a chiacchierare con un conoscente e amico, ingorgando e imbottigliando ancor di più il traffico e la fila di auto appunto che ne segue. Questo il pezzo migliore forse, tra i vari e tanti momenti belli del film.
Poi, all’improvviso, a Giovanna arriva una telefonata dalla sua migliore amica Tamara (alias Claudia Pandolfi), che sta organizzando una reunion di un vecchio gruppo di amici del liceo molto legati, denominati “i fantastici 5”. All’inizio Giovanna non vuole partecipare alla serata, poi si ritroverà coinvolta in una serata particolare che le cambierà la vita. Se l’attività di agente segreto non bastasse a stravolgerle la vita, ad agitare la sua esistenza ci sarà e ci penserà – involontariamente – proprio il gruppo di vecchi amici, nel senso di amici di vecchia data. Tamara, infatti, col suo carattere estroverso ed esuberante la costringerà suo malgrado a partecipare, anche un po’ controvoglia e malvolentieri. Però in tutti c’è un po’ di curiosità nel vedere cosa sia cambiato dopo decenni. A destare tristezza, tuttavia, non è tanto il tempo passato, quanto vedere le vicissitudini che ognuno di loro deve vivere e subire ogni giorno.
Tamara è hostess di volo, ma un manager (Alessandro Roia), le impedisce di svolgere serenamente il suo mestiere, perché ha la pretesa di tenere il cellulare acceso (per motivi di lavoro a suo dire) durante la fase di decollo, viaggiando in business class (sul volo Roma-Londra) rifiutandosi di spengerlo e la tratta malissimo ogni volta. Poi c’è Marco (Vinicio Marchioni), che ha aperto un centro sportivo, un piccolo club e fa l’allenatore di calcio, ma viene continuamente vessato dal padre (Dario Carocci, alias Ricky Memphis) di un suo ‘pulcino’, Valerio, che crede di saperne più di lui di calcio e di essere in grado di fare ogni cosa. Poi c’è Francesca (alias Lucia Mascino), pediatra della Asl, anche lei vessata dalla madre (la signora Ruggero, alias Paola Minaccioni) di una bambina (Fabiana) che ha in cura, che pretende di sapere di quali medicine la figlia abbia bisogno, perché si informa su Internet e la tratta con durezza (tanto da lussarle una spalla una volta). Poi, infine, c’è Roberto (Stefano Fresi), insegnante bullizzato da un bullo di una sua classe, la Quarta B, (Edoardo, alias Emanuele Armani). Roberto è quello più cambiato di tutti fisicamente, perché ingrassato di molti chili, ma la sua simpatia, sensibilità, delicatezza, dolcezza e carisma sono sempre gli stessi; come il fascino che ha ancora su Giovanna (che ne era innamorata segretamente), da cui è ancora attratto (per quanto non sia mai riuscito a confessarle il suo amore).
Prima di passare a vedere quali sono le conseguenze che nasceranno e i sentimenti che si scateneranno in Giovanna (Salvatori) dopo la cena di classe, per così dire, facciamo notare due aneddoti particolari del film, curiosi e gradevoli. Il gruppo deciderà di rifare un viaggio a Siviglia, come quella gita che fecero tanti anni prima, riscattando la stessa foto a distanza di tempo, per vedere se sono davvero poi così tanto cambiati. Sicuramente la loro amicizia no: infatti Claudia Pandolfi stessa ha sottolineato quanto siano un gruppo di amici “molto affiatati”. Molto simpatica come idea di mettere a confronto le loro immagini. Così come il fatto che, Giovanna, sempre così equilibrata, posata, mansueta, tollerante, appena sente le vicissitudini che devono vivere i suoi amici, in lei si scateni qualcosa: una rabbia, un risentimento che la spinge a voler subito fare qualcosa, a tutti i costi, per ribellarsi, mobilitarsi, aiutarli e tentare di cambiare qualcosa; almeno laddove possibile. Senza paura e con coraggio, con convinzione e fermezza, si adopererà per loro, a loro insaputa ovviamente (perché deve lavorare in incognito, nessuno deve sapere che è dei servizi segreti). Metterà a rischio il suo lavoro presso il comandante D’Alessandro (Remo Girone), che l’aveva incaricata di catturare appunto il pericoloso Eden Bauer. Bravissima nel catturare i nemici temibilissimi, meno nel farsi rispettare nella vita comune. Tuttavia è disposta a tutto per i suoi amici. Questa è una bellissima e sincera storia di amicizia profonda e oltre ogni convenienza. Ne succederanno delle belle, ma – nel frattempo – vedendo Giovanna all’opera come agente segreto capiamo tante cose. Che spesso il pericolo principale viene dalle nostre paure, i limiti dai nostri timori ed esitazioni. Che l’affetto supera ogni cosa ed è a prescindere da tutto: non c’è ceto sociale, professionale, sesso, età, provenienza geografica, che tengano e che possano dividere. Neppure il tempo può cambiare o mutare un sentimento sincero. Tra destino, fatalità e fortuna (sia nella realizzazione di un sogno, che nella riuscita di una cattura, che nella concretizzazione di un legame sentimentale), esistono l’impegno, il talento, la dedizione che si mettono nel perseverare nel realizzare una cosa. Non si deve mai rispondere con rabbia, di fronte a un rapporto umano che si dica civile. Però, spesso, ci si sente impotenti, disillusi, dei falliti appunto, quasi rassegnati all’evidenza dei fatti, delle cose che non vanno bene, ma che non cambiano, che non riusciamo a cambiare, nonostante i nostri sforzi; come Roberto, che crede nel suo mestiere e dovere di insegnante, ma non viene apprezzato e non riesce a farsi rispettare, neppure da un adolescente; oppure come Giovanna, la cui madre (Agata, alias Carla Signoris, esuberante, che ama vestirsi da star del pop e del rock, perché non ha potuto vivere la giovinezza a pieno, essendo rimasta incinta giovane di Giovanna) non la stima, che persino lei stessa si considera una fallita a volte, si disistima, si sente ‘invisibile’. Dunque una nullità: una cosa negativa insomma; eppure, a lavoro, alla sua collega, aspirante agente segreto come lei, dice che – per essere come lei, se vuole diventare come lei (paradossalmente lì diventa un esempio e già questo è significativo), deve essere ‘trasparente’, ‘invisibile’, non deve cioè dare nell’occhio. Dunque, delle volte, ci sentiamo insignificanti per il fatto stesso di non venire apprezzati perché non siamo ‘visibili’, cioè non risaltiamo, non siamo ‘noti’ né notati, nella società dell’apparenza; ma, a volte, non ci rendiamo conto che ciò che conta spesso è ciò che è in disparte, più nella riservatezza, meno in evidenza e evidente. Tuttavia ciò che ci dà ‘peso’ e ‘valore’ è l’essere impegnati, non in pratiche anonime di routine, omologate, quanto nell’impegno civile, per una causa umanitaria, con sentimento e passione soprattutto, con coinvolgimento sincero. Queste sono come due facce della stessa medaglia, per così dire. Questo le ricorda anche l’ex marito a Giovanna (Enrico, padre di loro figlia Martina, alias Giampaolo Morelli), che la invita a passare più tempo con Martina, a dedicarsi agli affetti cari, non solo al lavoro (di agente segreto naturalmente), per quanto lì senta di valere e di eccellere: ma ciò che conta è sempre e solo l’umano. Forse già il cognome di Giovanna, Salvatori, racchiude in sé il senso di salvezza reciproca che caratterizzerà il gruppo di amici, che si aiuteranno vicendevolmente: lei salverà i ‘compagni’ che, però, salveranno lei in primis, involontariamente, senza neppure saperlo forse.
Vediamo ora quali sono state le sensazioni degli attori protagonisti e del regista. Proprio quest’ultimo evidenzia il tono graffiante della commedia, che ha permesso di “entrare a gamba tesa” nel malcostume diffuso, nella cronaca, e che deriva dal fatto che sono stati supportati da numerose vicende che si riallacciavano alla storia del film. “Ci siamo inventati molto poco – afferma Riccardo Milani -, abbiamo preso molto dalla realtà, dalle vicende che ci sono capitate. C’è un’abitudine all’aggressività, al mancato rispetto delle regole, che volevamo contrastare. In questo malcostume diffuso, di una cattiva educazione, non c’è differenza di genere o di ceto sociale, tra vessati e vessatori”. “Il mancato rispetto delle regole, della convivenza, l’ignoranza e la maleducazione – riprende il regista – sono problemi che non riguardano un ceto sociale, ma sono trasversali, perciò non è un singolo ceto sociale a fare la differenza. Il film aiuta a guardarsi allo specchio, a vivere insieme all’altro”.
Rincara la dose Paola Cortellesi: “Quello che ci racconta la cronaca è che mestieri importanti come quelli dell’insegnante e del medico ad esempio, sono molte volte vessati e queste persone trattate con grande cattiveria, quindi è difficile dire se siamo visti più come vittime o carnefici”. “Dobbiamo imparare a sopportarci, ad aiutarci, a sostenerci ed a rispettarci vicendevolmente, tanto che una mamma può essere considerata una fallita come accade a Giovanna; insomma, apprendere che cosa sia la convivenza civile. Aver perso il senso della convivenza (pacifica) è una ferita aperta ancora fresca e attuale. C’è un cattivismo gratuito, citandolo in riferimento speculare a perbenismo o buonismo che sono molto usati. Oggi ognuno ha i suoi minuti di celebrità sui social, mentre gente come gli agenti dei servizi segreti, spesso, ci proteggono in segreto appunto e non ricevono mai nulla in cambio, non c’è nessuno spesso che dia loro neppure una pacca sulla spalla di conforto, di incoraggiamento o di ringraziamento, un semplice gesto di gratitudine insomma. Pertanto il riscatto finale che c’è non significa happy end, che vada tutto bene ed a finire per il meglio”. Infine, se lei è la portabandiera di tutto il cast, icona della commedia e del suo messaggio, di lei come attrice la Cortellesi dice: “nel film e nella commedia c’è un centravanti, come nel calcio, che risalta, ma poi c’è tutta una squadra dietro, che dà il suo contributo per il risultato. Io sono semplicemente ciò che appare di più di questa storia. Quello che mi preme evidenziare, però, è che sia io che Riccardo (Milani ndr) vogliamo sempre scrivere storie attuali e anche stavolta, anche nel caso di ‘Ma cosa ci dice il cervello’ questo è il risultato”. E questo enfatizza la particella ‘ci’, che indica collettività, il senso del gruppo e di comunità appunto, di complicità e aiuto vicendevole, di solidarietà quasi.
Remo Girone, invece, fa una riflessione significativa: “Questa commedia, ridendo, castiga i cattivi costumi di tutti; è la seconda volta che faccio una commedia con Milani e mi ha molto commosso l’amore profondo per la gente, per questo Paese, per Roma che si può trovare nel film”. Poi Remo Girone ha voluto aggiungere: “i servizi segreti, quando risolvono i problemi per proteggere la collettività, nessuno lo sa perché devono restare ed agire in incognito. Quindi era importante riabilitarli ed immagino che il regista e l’attrice (che ha scritto anche il soggetto) si siano dovuti molto documentare al riguardo”.
“Una commedia amara, che funziona bene e che ha commosso tutti”, anche Ricky Memphis, come ha confessato l’attore, che si è detto onorato di aver potuto lavorare con Riccardo Milani e Paola Cortellesi, con cui è stato piacevole e divertente stare sul set.
“Un film pieno di contenuti, anche divertenti; una commedia riempita di così tanta umanità, di così tanto amore, oltre che di tanto divertimento e per questo diverte e ci siamo divertiti parecchio anche noi a recitare”, ha commentato poi Vinicio Marchioni.
Una commedia talmente esilarante che anche Paola Minaccioni conferma tale tono ilare: “mi sono divertita tantissimo ad interpretare la signora Ruggero: ha un grandissimo senso del gusto (ride ndr). Addirittura, in una scena, non riuscivo a smettere di ridere e di finire di girarla, da quanto mi stavo divertendo. Infatti penso che mi farò un tatuaggio (scherza ndr)”.
Tuttavia non è stata solo un’esperienza divertente, anche se molti attori hanno invidiato i colleghi che sono andati a girare in Messico, a Siviglia o a Mosca. Ognuno ha voluto partecipare e dare il suo contributo, tanto che alcune battute (proposte spontaneamente dagli attori) sono state tagliate. È stata anche un’esperienza difficile e pericolosa. Paola Cortellesi si è dovuta allenare molto per riuscire a girare senza controfigure e fare esibizioni alla Tom Cruise in “Mission Impossible” (saltare sui tetti e dai ponti delle navi e robe varie); ma ha dovuto imparare in fretta anche le lingue: più facile l’arabo del russo, confessa l’attrice. Anche per Giampaolo Morelli non è stato facile; per quanto il suo personaggio, a suo avviso, “è l’unico che consce veramente Giovanna” e nonostante sia stato invidiato dai colleghi per essere salito e aver guidato un jet, non è stato semplice guidare un jet appunto, indossare la tuta pesantissima specifica, che gli comprimeva la circolazione e chiudere la cabina, mettere in moto il veicolo, ritrovandosi oppresso dalla pressione e preso dall’agitazione, ha spiegato. “Ho rischiato la vita”, ironizza, non nascondendo un po’ di timore e di tensione avuta: “non è stato facile, ma alla fine ho portato a casa la scena, ci sono riuscito e questo è stato l’importante!”, sdrammatizza poi.
Di “un film godibilissimo” ha parlato anche Claudia Pandolfi, che definisce il suo personaggio Tamara “così divertente” (“è vittima di un fraintendimento” – difende il suo personaggio l’attrice -; perché non si sa se quello che fuma sia tabacco – come giura – od altro), che l’ha entusiasmata; e poi, recitare per Milani è stata una soddisfazione enorme.
Dunque non resta che andare a scoprire al cinema se Giovanna riuscirà a fare giustizia e se lei e Roberto riusciranno, finalmente, a vivere la loro storia d’amore.

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