venerdì, 15 Novembre, 2019

Ma l’Ue ce l’ha una politica estera non dettata dalla Merkel ?

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Lo diciamo subito: abbiamo avuto sempre molta simpatia per Paolo Mieli,come giornalista e come storico . E siamo disposti a perdonargli persino qualche “scivolone” del passato ,come quando come direttore del Corriere della Sera” invito esplicitamente i lettori a votare per l’Ulivo .Non fu una bella idea e diverse migliaia di lettori non glielo perdonarono vendicandosi non comprando per diverse settimane il giornale. Ma, a parte qualche gaffe ( ma quale giornalista non ne ha fatto ? Anche Montanelli lo riconosceva senza misteri ,e quasi sempre si scusava con i suoi lettori) . I libri di storia di Mieli non scelgono mai una tesi precostituita o accademica ; cita le maggiori,anche antitetiche , più note nella storiografia contemporanea e quasi ne discute con altri esperti e persino con i lettori .Soprattutto cerca sempre di rifuggire dai luoghi comuni e soprattutto dai pregiudizi ,purtroppo ancora oggi molto diffusi . Degno erede del grande storico Renzo De Felice,il padre di tutti gli storici “riformatori” . Nel Corriere di giovedi 28 dicembre, Mieli ha scritto un editoriale coraggioso e autenticamente fuori dal coro,già dal titolo (Le ipocrisie europee contro gli Stati Uniti). L’autore critica duramente l’atteggiamento conformista del governo italiano e dell’intera Europa ,che si è tradotto “in una licenza generalizzata di vituperio nei confronti di ogni singolo atto della politica americana”. Fra gli ultimi atti di Washinton ,fortemente condannati dalla Ue ,quasi “un linciaggio”,quello del riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale di Israele .Mieli spiega che risale al 1995 una decisione del Congresso Usa (presidente Bill Clinton ) che stabiliva la necessità dello spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme,stabilendo che se la Palestina fosse diventata formalmente uno Stato ( come si sperava nelle trattative ripetute in molte occasioni nel corso di almeno un trentennio) anche i palestinesi avrebbero avuto come capitale Gerusalemme ( la parte est della città delle tre religioni ).Ancora adesso Trump va ripetendo ( a partire dalla sua campagna elettorale) che la sua dichiarazione a favore di Israele non esclude l’intenzione di favorire la Palestina nel suo progetto. Ma i paesi europei si sono schierati (Italia compresa)quasi all’unanimità nel condannare gli Stati Uniti. Almeno,osserva Mieli,avrebbero potuto limitarsi all’astensione. Eppure il nostro paese si è trovato,insieme agli altri europei,schierato anche con i paesi più illiberali e autoritari del mondo. Stupisce poi che questo “caso” non è stato generalmente commentato dai nostri autorevoli editorialisti (con l’eccezione di Mieli) perché criticare Trump è un po’ alla moda . Un autorevole giornalista di 7 (settimanale del Corriere) intitolava il suo articolo con “Come fanno a resistere gli Usa con Trump ?” Ma sono molti gli orfani di Obama ( e di Hillary Clinton) , schierati fanaticamente sul fronte anti Trump,al punto che non si valutano con serenità tutti gli atti del presidente ( compresa lo storico taglio delle tasse alle imprese e ai cittadini ) ,ma ci si limita sbrigativamente a rigettare ogni suo comportamento ( che poi ogni punto è stato preannunciato durante la campagna elettorale ),in base a una forsennata campagna basata sui pregiudizi. Per fortuna Trump ha mostrato molta cautela sulla pericolosa vicenda relativa alla Corea del Nord perché si è reso conto che è necessario frenare gli impulsi e cercare di spingere Russia e Cina a muoversi per bloccare quel dittatore sanguinario. Ci riuscirà ? Staremo a vedere ; l’importante è che i bombardieri Usa continuino a rimanere fermi . Ma l’Europa ,nel frattempo,che cosa fa ? Si limita a criticare ipocritamente gli Usa,strizza l’occhio ai paesi arabi ( che hanno un notevole peso nell’assemblea delle Nazioni Unite , e che detengono una grande forza economica,non solo per le grandi riserve di materie prime). Sull’articolo di Mieli c’è solo da aggiungere l’analisi approfondita ed originale dei complessi rapporti tra Ucraina e Russia. E fa capire che gli errori ( e le prepotenze) non stanno solo da una parte ,anche se le sanzioni rimangono in vigore solo nei confronti di Mosca. Questo significa che Bruxelles dovrebbe essere più cauta in politica estera. Ma l’Unione europea ce l’ha una politica estera ,che non sia dettata dalla Merkel ?

Aldo Forbice

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