giovedì, 4 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Machismo e razzismo. Come in Rete così in Terra

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Nonostante si sia sempre pronti a separare ciò che succede nell’Internet da ciò che succede nella vita reale, i 4,39 miliardi di utenti della rete, di cui 3,48 sui social media, ci dicono che ciò che è virtuale ormai è anche reale.
Non ci si stupisce dell’esistenza e della proliferazione di gruppi no-vax, terrapiattisti, QAnonisti (anche in Italia!), semplicemente si scuote la testa dicendo che “i matti del villaggio ora si ritrovano tutti insieme su Facebook”.
Se questi mezzi amplificano delle scintille già esistenti, questo non vale solo per le stramberie, ma anche per delle istanze sociali già ben confermate.

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’arresto di un ragazzo di 22 anni, appartenente a correnti di estrema destra che incitano al terrorismo su basi suprematiste, neonaziste e antisemite.
Balza all’occhio della stampa anche l’appartenenza e la militanza sui social in gruppi cosiddetti incel. Seppur evidenziata, la questione è liquidata abbastanza frettolosamente come “ragazzi che odiano le donne per i loro fallimenti relazionali”.
Che non è del tutto errato, ma la questione è un po’ più complessa.
Gli incel, involontariamente celibi, hanno una storia già consolidata alle spalle, storia che oggi sembra essere la versione evoluta, camuffata e socialmente accettata del retaggio misogino e patriarcale della società.

Altri termini dall’Internet, collegati a quello di incel, sono redpillati (uomini che “si sono risvegliati”, come in Matrix, ed hanno capito che la società è dominata dalle donne) ed MRA, Men’s Right Activism, attivisti per i diritti maschili che spesso e volentieri, seppur si facciano carico di problemi degli uomini già storicamente evidenziati dal femminismo, sembrano contrapporsi a quest’ultimo, sentendosi probabilmente offesi dalla radice della parola.
Sembra che nell’epoca dei diritti civili, nessuno voglia esserne escluso, neanche chi li ha già. O che si abbia paura che dandoli ad altri vengano sacrificati loro stessi.

In generale questi movimenti, che comunque non sono sinonimi anche se spesso si intersecano, si basano sul fatto che il potere sessuale appartiene completamente alle donne, le quali non sono portate all’amore romantico o basato sull’affetto e stima reciproca, ma scelgono le loro “prede” esclusivamente tra chi è bello, ricco o ha un buono status, escludendo e marginalizzando gli uomini deboli dalla società. La progressiva emancipazione femminile quindi ha ribaltato il patriarcato dando alle donne la libera scelta del proprio compagno di vita. Le donne in automatico non possono essere incel perché detentrici del potere sessuale.
Attenzione però, nei punti di ritrovo incel, tra cui lo storico Forum dei Brutti (che sta prendendo le distanze dall’attentato, dicendo che loro sono ironici quando trattano di queste cose), sono molto selettivi nel dare voti alle donne. Possiamo trovare una Megan Fox valutata 7/10 e una ragazza normalissima 3/10, quindi non degna della loro attenzione sessuale.
Dunque tutto questo calderone incredibilmente non è nuovo al terrorismo, sono già tre i precedenti, nel Nord America, di attacchi terroristici misogini e antifemministi, gli ultimi due rivendicati esattamente in quanto incel. Il progenitore infatti è del 1989, Marc Lépine uccide quattordici donne al Politecnico di Montreal. Il suo è un atto politico, lo rivela nella lettera che scrive prima di suicidarsi, “odio le femministe!”.
Elliott Rodger, studente di 22 anni statunitense, nel 2014 ha ucciso 6 donne prima di suicidarsi, lasciando un video dove raccontava la sua vita da Incel, incolpando le “stupide oche bionde” per non essersi mai concesse a lui.
Nel 2017 a Toronto Alek Missinian ha investito 10 persone, di cui 8 donne, colpevoli di “essere felici”. La polizia indagando ha scoperto la sua frequentazione attiva di comunità incel e la sua ammirazione per il sopracitato Rodger.
Le donne sono colpevoli di avere troppa libertà.

Su queste basi nell’internet dilaga un diffuso sentimento anti-femminista (in cui il movimento viene spesso citato come neo-femminismo o nazifemminismo), corredato da uomini rimpiangono il “vecchio femminismo” -a detta loro realmente utile ma nei fatti molto più violento nei loro confronti. Quello odierno è reo di odiare gli uomini – paradossale visto le correnti sempre più inclusive come la intersezionale-, di non pensare a loro ma solo delle problematiche femminili, di non parlare di bisessismo, per il quale le discriminazioni degli uomini e delle donne sono sullo stesso piano. Chiaramente spesso e volentieri si basa sull’”esposizione pacata” o sull’utilizzo di statistiche decontestualizzate, inculcando subdolamente le idee di cui sopra.

E’ buffo perché se le femministe vengono paragonate ai nazisti – gli uomini, ovviamente, ricoprono il ruolo degli ebrei-, colpevolizzate, derise; a seguito di questa notizia l’esercito del bisessismo si è messo cercare le ragioni psicologiche, la sofferenza, l’inadeguatezza del povero ragazzo che voleva fare una strage di donne.
Certo, un disagio profondo esiste sicuramente, ma fa sorridere come le donne, costrette ogni giorno a fare i conti proprio con la loro appartenenza al genere femminile, non siano degne di tale empatia. Anzi, evidentemente per loro il sesso non è un diritto così come dovrebbe essere per gli uomini – così tanto da arrivare ad odiarle -, tant’è che spesso e volentieri il “frustrata” è sempre dietro l’angolo per sminuire le loro istanze.

Nonostante sui social, opinionisti e influencer che ammiccano di continuo all’alt-right americana (comunità di estrema destra vicine a Trump, si fanno paladini del politicamente scorretto e denunciano continuamente la mancanza di libertà), tra cui il re della supercazzola Jordan Peterson, stiano trattando il caso come l’allarme di una società che sempre più disprezza gli uomini che non riescono ad allinearsi alla società, questi gruppi sono esattamente il frutto più maturo del patriarcato.
Una complesso sistema di leve e specchi che finisce, come sempre, per colpevolizzare le donne, troppo esigenti, troppo promiscue, troppo emancipate, con idee folli inculcate dalle femministe.

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