sabato, 5 Dicembre, 2020

Mafia Capitale, sequestrato tesoro a un “affiliato”

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Mafia-CapitaleCinque società tra immobiliari ed edili, il 52% di un’impresa nel settore della manutenzione e riparazione di veicoli, 178 case e tre terreni, una barca, dieci tra auto e moto e conti correnti. Questo il tesoro del valore di 100 milioni sequestrato oggi dalla Guardia di Finanza all’imprenditore Cristiano Guarnera, arrestato lo scorso 2 dicembre dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros)  dei Carabinieri nell’ambito dell’operazione denominata “Mondo di mezzo” che ha fatto luce su “Mafia Capitale”, l’organizzazione di stampo mafioso – ipotizzata dalla Procura di Roma – che controllava gli affari della Capitale, e non solo. Sulla vicenda è tornato a esprimersi il presidente del Senato, Pietro Grasso, altro esperto del reato 416 bis (l’associazione a delinquere di stampo mafioso, ndr).

LA FIGURA DI GUARNERA E LA SCARCERAZIONE DI MANCINI – Secondo gli inquirenti, la figura di Guarnera – nell’ambito della cupola capeggiata da Massimo Carminati (ex Nar ed ex componente della banda della Magliana, arrestato, ndr) – si è evoluta, trasformandosi “da imprenditore colluso a imprenditore mafioso”. In particolare – grazie all’intervento di Carminati – alcune delle imprese riconducibili all’imprenditore – venivano coinvolte per il soddisfacimento delle esigenze connesse al piano di “emergenza abitativa”, promosso dall’amministrazione capitolina, nel quale erano da tempo inserite le cooperative di Salvatore Buzzi (capo della coop sociale “29 giugno” e definito dai pubblici ministeri romani “braccio destro imprenditoriale” di Carminati, ndr). Per Buzzi, come per altri 10 indagati, il tribunale del Riesame di Roma oggi ha confermato la custodia cautelare in carcere. Torna, invece, in libertà Riccardo Mancini, ex amministratore di “Ente Eur” (società che si occupa della gestione e della valorizzazione del patrimonio mobiliare e immobiliare di sua proprietà all’interno del quartiere romano dell’Eur, ndr), considerato dai pm il collegamento politico tra il clan e l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

GRASSO: TEMO IL FENOMENO SIA PIÚ DIFFUSO – Dopo aver recentemente assolto le segreterie nazionali dei partiti che potevano “non sapere”, il presidente del Senato è tornato a esprimersi sull’inchiesta, dichiarando che: “Per anni sulla Capitale ha speculato una criminalità mafiosa di tipo diverso rispetto a quella che siamo abituati a conoscere e a rappresentare, ma che, al di là delle connessioni, che pure ci sono, con le 4 mafie storiche, ha un’identità di ‘metodo’ con le mafie tradizionali”. Secondo l’ex procuratore nazionale antimafia “sarebbe un errore grave sottovalutarne la pericolosità e sminuire il tutto a qualche episodico caso di corruzione o criminalità comune. Temo che il fenomeno sia molto più diffuso di quanto non appaia”.

Silvia Sequi

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