giovedì, 1 Ottobre, 2020

Magistratura e politica. Separazione come da Costituzione

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Ieri la Prima Commissione del Csm ha proposto a maggioranza l’archiviazione della pratica avente ad oggetto la posizione di Roberto Scarpinato in relazione alle parole da lui pronunciate nel corso della cerimonia per ricordare la figura di Paolo Borsellino.
L’associazione ‘Magistratura Democratica’ era già intervenuta sull’argomento, con un comunicato del presidente, in cui si sottolineava la ferma opposizione a tale iniziativa volta a sanzionare disciplinarmente la legittima e costituzionalmente garantita partecipazione di un magistrato al dibattito pubblico

In un altro comunicato recente, Magistratura Democratica, ha sostenuto che, da sempre, rivendica: “L’opportunità della partecipazione dei magistrati al dibattito politico, l’intrinseca politicità dell’attività giurisdizionale e contrasta quelle posizioni culturali che tendono, nella sostanza, a restaurare una figura di magistrato avulso dalla realtà in cui opera. L’intervento pubblico del magistrato, quando è caratterizzato da equilibrio e misura ed è svolto in modo da non arrecare pregiudizio al lavoro giudiziario e alla immagine della giurisdizione, è un contributo fondamentale alla formazione di un’opinione pubblica davvero libera ed informata, a maggior ragione quando investe temi e vicende di grande complessità e rilievo”.
Per queste ragioni Magistratura Democratica ha auspicato che il CSM deliberasse con urgenza e all’unanimità l’archiviazione della pratica relativa a Roberto Scarpinato come è avvenuto.

Oggi, in un’intervista rilasciata all’Adnkronos, il Procuratore generale di Palermo, parlando del difficile momento che sta vivendo la magistratura, soprattutto dopo il caso Palamara, ha detto: “In una corporazione di 9mila persone, quanti sono i magistrati in Italia, ci possono essere anche quelli che non hanno questa statura etica, ma certamente bisogna evitare che un mondo politico che da tempo ha interessi a mettere la museruola alla magistratura, così come era ai tempi di Rocco Chinnici, possa cavalcare la tigre di questo momento per raggiungere un obiettivo che è quello di subordinare la magistratura italiana al potere esecutivo. Ecco, bisogna essere lucidi e capire che cosa bisogna salvare e cosa bisogna cambiare”.
Alla domanda del cronista dell’Agenzia di stampa se questo difficile periodo della magistratura possa far perdere fiducia ai cittadini, Scarpinato ha risposto: “Penso che bisogna stare attenti e bisogna evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca. Il bambino sono magistrati come Chinnici, Falcone, Borsellino e tanti altri che hanno dato a questo Paese un contributo importantissimo non solo di giustizia ma per salvare la democrazia”.

Oggi, a margine della commemorazione del giudice Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983, il Procuratore generale di Palermo ha sottolineato: “Il vero cambiamento solo avverrà dall’interno della magistratura o non avverrà”.
Alla domanda se il Governo sta facendo bene sul fronte della giustizia, il magistrato ha replicato prudentemente: “Certamente il punto di partenza è la sfida ineludibile e una capacità di autoriforma della magistratura. In ogni caso dobbiamo verificare quali sono i progetti di legge”.

Tornando alla commemorazione di Chinnici ha anche detto: “Credo che bisognerebbe rileggere la sentenza della Corte d’Assise di Caltanissetta che ha condannato gli assassini di Rocco Chinnici perché lì è stata raccontata, purtroppo, una storia ancora poco conosciuta ed è la storia di un magistrato che non è stato ucciso soltanto dai soliti Riina o Brusca ma è stato ucciso dai colletti bianchi. La morte di Chinnici arrivò quando decise di alzare il livello dell’indagine oltre la mafia militare e si rese conto che i cugini Salvo erano l’anello di congiunzione fra la mafia militare ed il mondo economico e politico. Dal quel momento, come descritto dalla sentenza, ci sono tutta una serie di tentativi di avvicinarlo. Attraverso amici di famiglia, attraverso vertici della polizia, attraverso vertici del palazzo di giustizia”.
Ha anche aggiunto: “Chinnici dice a Falcone, che poi lo riferirà al Consiglio superiore della magistratura, che pensa che dentro il palazzo di giustizia c’è qualcuno che vuole la sua morte e per questo comincia a scrivere il suo diario segreto. Ecco, un omicidio maturato nel mondo dei colletti bianchi, commissionato dal mondo dei colletti bianchi, un omicidio di famiglia della borghesia mafiosa che ha governato questo paese. Non possiamo, nelle commemorazioni pubbliche, continuare a raccontarci una storia di brutti, sporchi e cattivi e di un mondo di persone oneste. C’è stato un mondo grigio che è stato protagonista non soltanto di Chinnici ma anche dello smantellamento del pool antimafia, dell’isolamento dei magistrati antimafia e che ancora oggi continua ad avere un peso in questa società”.
Se da un lato, come sostiene Scarpinato, c’è stata ingerenza della politica nella magistratura, in altre circostanze, potrebbe esserci stato uno sconfinamento improprio della magistratura nell’attività politica favorendo, direttamente od indirettamente, qualche forza politica a scapito di altri. Per indagare sui rapporti tra mafia e politica, esiste in Parlamento la Commissione antimafia istituita con legge del 1962, che dovrebbe fare luce sui fatti descritti dal Procuratore Scarpinato.

A proposito dei problemi sulla giustizia ai quali il Psi ha sempre manifestato la sua sensibilità per una giustizia giusta, Enrico Buemi, in un’intervista del 15 luglio scorso su Avantionline, ha affermato: “Non si è mai voluto affrontare con decisione il tema della riforma anche se con l’art. 111 della Costituzione e con il giusto processo si è introdotto l’istituto della imparzialità del giudice anche se poi nella sostanza questa impostazione non ha avuto sviluppo adeguato. Tanto che ci sono situazioni in cui il Pm è avvantaggiato rispetto a una difesa che ha dei limiti operativi evidenti”.

 

Ma il punto cardine dei rapporti tra politica e magistratura resta quello della separazione dei poteri come prevede la Costituzione. I punti di contatto che tuttavia esistono tra politica e magistratura sono diversi. Oltre alla fondamentale etica comportamentale dei magistrati, sarebbe necessario disciplinare meglio i rapporti di separazione dei due poteri, altrimenti si rischia di trasformare la giustizia in giustizialismo. Se questo avvenisse sarebbe un duro colpo per la democrazia del nostro Paese.

 

Salvatore Rondello

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