mercoledì, 18 Settembre, 2019

Magnitsky Act, la responsabilità individuale nella violazione dei diritti umani

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L’Italia, Paese che si è battuto per i diritti umani anche in Paesi esteri, ne è un esempio il processo Condor, oggi prova a cercare un nuovo modo per fermare chi questi diritti li vìola. Una proposta di legge in merito su iniziativa del senatore Roberto Rampi, prova a riprendere anche nel nostro Paese la Magnitskj Act.
La legge approvata dal congresso americano nel 2012 prevede sanzioni individuali consistenti, in particolare, nel congelamento dei beni e nel rifiuto del rilascio del visto d’entrata negli Stati Uniti e prende il nome dal legale russo anti-corruzione Sergei Magnitsky, che nel 2007-2008 denunciò pubblicamente una frode fiscale su larga scala che coinvolgeva funzionari di polizia, magistrati, ispettori del fisco, banchieri e organizzazioni criminali di stampo mafioso. In seguito alle sue denunce, fu arrestato e – dopo undici mesi di detenzione senza processo in condizioni durissime – morì in una prigione di Mosca, a 37 anni, nel novembre del 2009. L’imprenditore statunitense Bill Browder, suo assistito, lanciò quindi una campagna affinché venissero imposte sanzioni mirate nei confronti dei funzionari coinvolti, finalizzate ad impedire loro di entrare nel territorio USA ed escluderli dal sistema economico-finanziario americano. Da qui la legge approvata sotto l’amministrazione Obama e che ha portato il buon esempio anche nella vicina Canada e ora è al vaglio anche dell’unione europea.
Per questo oggi alla Camera c’è stato un convegno apposito che intende presentare le caratteristiche del Global MagnitskyAct, o legge Magnitsky, uno strumento legislativo efficace che consente ai governi di imporre sanzioni mirate contro le persone responsabili di gravi violazioni dei diritti umani o gravi atti di corruzione in qualsiasi Stato. Un’iniziativa della Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU), cofondatore del Comitato Italiano Helsinki, presenti il presidente Antonio Stango e la vicepresidente Eleonora Mongelli. Ma anche il vice segretario del Norwegian Helsinki Committee (NHC), Gunnar M. Ekeløve-Slydal, che ha spiegato l’importanza di una legge simile per l’Italia, da sempre crocevia di persone. “I nostri modi di rivalsa contro un atteggiamento che lede i diritti di Roma, sono modi ottocenteschi, come quello di richiamare l’ambasciatore”, ha spiegato Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri alla Camera. “L’adozione del Magnitsky Act, nel nostro Paese rappresenta un efficace strumento legislativo per contrastare l’impunità ‘individuale’, quindi non più colpevolezze di entità astratte come ad Esempio l’Arabia Saudita, ma la colpevolezza di persone o gruppi che abusano e torturano dissidenti nei loro Paesi. In questo modo possiamo davvero fare la differenza”.
Durante il convegno sono intervenuti Francesco Miraglia, Foro romano e nella commissione diritti umani consiglio nazionale forense, il primo firmatario della pdl del 6 marzo, il senatore Roberto Rampi. Oleksandra Matviychuk – avvocatessa, nota attivista ucraina e presidente del Center for Civil Liberties (CCL), la rifugiata politica kazaka, Bota Jardemalie, l’attivista venezuelano e premio Sakharov Lorent Saleh e infine non è mancato il video intervento di Bill Browder.

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