martedì, 22 Ottobre, 2019

Mattia G. M. Carramusa
Perché il governo “giallo-rosso” farebbe bene ai Socialisti

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Per quanto Dante abbia riservato la definizione “Color che la ragion sommettono al talento” ai peccator carnali, ritengo mai come oggi verosimile l’applicazione di questa definizione ad alcune frange socialiste. Spesso, infatti, l’esercizio del “talento politico”, in alcuni soggetti, rimane finalizzato all’utilitarismo politico personale od altrui e non è assoggettato alla “ragione politica”. Laddove la ragione politica si declina nell’opportunità di mediare e operare al fine del bene superiore della Patria e della Società (opportunità politica), il “talento politico” si declina, altresì, nell’opportunismo politico, cioè a scelte di comodo che nulla hanno a che fare col bene dei soggetti che siamo chiamati a servire ma che diviene concreta azione politica finalizzata all’utilità maggiore per sé e per il proprio gruppo politico e/o sociale.

I mal di pancia ed il dubbio in politica come nella vita sono sempre più che legittimi. Che ad esprimerli in maniera forte siano più parti è alquanto dubbio. Che lo si faccia aprioristicamente senza entrare nel dettaglio dei contenuti è follia.

Scrivo questo articolo, sperando che venga pubblicato quanto prima, proprio rappresentando una profonda critica ad una impostazione del pensiero politico per sua natura distorta e, oserei dire, servile sotto certi aspetti.

Mi ha fatto rabbrividire leggere di socialisti siciliani che, nel lontano 2017, hanno sospinto e sostenuto alle urne, e non solo, la candidatura del fiero ex-missino Musumeci al solo e unico scopo di impedire la vittoria del candidato grillino Cancelleri. Per dirla in termini popolari senza essere volgare: Sandro Pertini si sarà rivoltato nella tomba!

La valutazione politica finalizzata non a disquisire sui contenuti ma a stimare la minor inconvenienza elettorale è l’errore più grande che un partito possa fare. Un partito che ha il dovere morale di essere alfiere dinamico della classe più numerosa, misera ed oppressa. Un partito che ha il dovere di tornare per le strade, nelle piazze e nelle case di chi ha bisogno perché il socialismo si costruisce ogni giorno dal basso. Questo pensiero di matrice ed ispirazione rosselliana non può e non deve essere gettato nel dimenticatoio come ammennicolo filosofico utopistico e nient’altro.

Entrando nella valutazione di merito, ritengo occorra valutare i punti proposti dal Movimento 5 Stelle per un nuovo esecutivo. Iniziamo dal primo nodo: riduzione del numero dei parlamentari elettivi, da 945 a 600. Fosse dipeso da me, che sono un romantico, avrei scelto come numero 556 complessivi in onore e tributo ai 556 della Costituente. Il punto, ovviamente, è strumentale ambo lati: la riduzione dei parlamentari in sé non ha alcuna utilità pratica, ma è pur sempre vero che non è questa riforma a ridurre gli spazi democratici. Urge una revisione anche della legge elettorale, che con un sistema maggioritario con soglie di sbarramento abbastanza elevate in un sistema tendenzialmente tripolare ha come effetto quello di creare blocchi difficilmente compatibili eliminando di fatto la rappresentanza dei partiti minori, che fungerebbero da ago della bilancia e da stabilizzatore dei tre blocchi. Valutazione complessiva: “NI” (è una mera bandiera politica).

“Manovra equa”: la proposta è quella di evitare l’aumento dell’Iva, cercare di ridurre le tasse, l’introduzione e l’implementazione di misure finanziarie a sostegno di natalità, disabili, emergenza abitativa. Oltre a ciò, si chiede e propone una legge sullo stipendio minimo orario. A ben donde, i socialisti tutte queste proposte le hanno già ampiamente sostenute: nella scorsa legislatura, il PSI plaudì le riduzioni del prelievo fiscale sulle imprese, con la riduzione di Irap ed Ires, plaudì al famigerato bonus bebé, plaudì all’innalzamento degli assegni a sostegno dei disabili. C’è di più: questi punti erano in programma già da parte della coalizione di Centro-sinistra nella quale il PSI s’è candidato e all’interno della quale è riuscita a portare un paio di parlamentari. La famigerata legge sul salario minimo orario, per di più, era un cavallo di battaglia di SDI, prima in Rosa nel Pugno e poi Partito Socialista dal 2007, sin dai tempi dell’Unione di Prodi: fu proprio in quel programma che i socialisti proposero questa battaglia di civiltà, e fu in quella legislatura che alcuni deputati di SDI proposero questo DDL, mai calendarizzato ahinoi. Quindi: perché no? Sul punto, la valutazione complessiva è: SI.

I punti richiesti sull’ambiente, onor del vero, sembrano fotocopiati dai punti programmatici storici della Federazione dei Verdi e già proposti da uno storico alleato dei socialisti: Sinistra Ecologia e Libertà. Lo stop alle trivellazioni era già una battaglia culturale, peraltro, della Sicilia nel 2006 con Rita Borsellino e nel 2008 con Anna Finocchiaro. La revisione del TAV, oggettivamente, è da fare: non da bloccare l’opera in sé, ma sicuramente va adeguata alle esigenze dell’oggi ed in vista del futuro. Lo stop al TAP sembrerebbe opportuno, anche in ottica della salvaguardia del territorio: anche qui, molte sono le anime eco-socialiste, ecologiste, socialiste e socialdemocratiche che propendono ad una modifica al gasdotto trans-Adriatico, mettendone in dubbio la effettiva utilità e l’impatto ambientale. Sul nodo ambientale, una valutazione coerente con la linea socialista è un “SI” prudenziale.

La famigerata “Legge sul conflitto d’interessi” ce la trasciniamo dalla fine degli anni ottanta. Il nodo gordiano fu al centro della discussione durante il VI governo Andreotti, sostenuto anche dal PSI. Rammento che durante quel governo, il conflitto di interessi fu sollevato anche in occasione della discussione della scellerata legge Mammì, e che la fiducia (richiesta dai vertici del PSI) comportò pesanti defezioni all’interno dell’esecutivo, tra cui quella dell’attuale presidente della Repubblica che ne contestò già allora la costituzionalità. Quattro anni più tardi che la corte costituzionale ne dichiarò l’incostituzionalità. Un decennio più tardi, una legge analoga a salvaguardia dell’impero mediatico del “cavaliere” (la legge Gasparri) causò all’Italia una procedura d’infrazione. Dal 1994, dal tempo del PSI nell’Alleanza dei Progressisti, si lotta sempre per una legge seria sul conflitto d’interessi, propinata sempre agli elettori ma che non è mai stata discussa. Sul punto, per coerenza con la storia degli ultimi venticinque anni del PSI, la posizione dovrebbe essere un convinto ed acclarato “SI”, ma rigurgiti di filo-berlusconismo potrebbero suggerire un prudente “NI”.

La riforma dei codici ed il contingentamento dei tempi della giustizia era prevista sia nel programma dell’Unione del 2006, sia nel programma di Italia Bene Comune del 2013. Nel primo caso, alcune riforme, soprattutto in ottica di giustizia civile, sono state effettuate. Nel secondo, invece, l’unica riforma è stata una semplificazione di esecuzione forzata di alcune tipologie di crediti senza provvedere all’azione monitoria. Bisogna, quindi, capire se l’intenzione è quella di ridurre le tempistiche senza contrarre le tutele, cosa sacrosanta e proposta anche dal PSI a più riprese, o se è quella di ridurre anche le tutele, cosa che va assolutamente evitata. Sul punto, ritengo sia opportuno un lavoro parlamentare semplice senza il coinvolgimento diretto dell’esecutivo.

Il discorso sulle autonomie territoriali ritengo sia da approfondire: prima di avviare altre autonomie differenziate, bisognerebbe considerare ciò che le autonomie differenziate speciali hanno portato e come risolvere la problematica grave causata, appunto, da queste autonomie. Per di più, prima di procedere ad altre autonomie, è opportuno provvedere alla piena applicazione della riforma del titolo V del 2001, di cui tutt’ora mancano normative organiche applicative delle previsioni Costituzionali. La posizione ragionata, quindi, sarebbe un “NO” non preclusivo, ma sulla base di un criterio gerarchico.

I punti su lotta all’evasione, Sud (incrementato peraltro dopo la critica mossa dal NOSTRO senatore Nencini nell’argomentare il voto contrario alla fiducia all’esecutivo Conte I del 2018) e tutela dei beni comuni sono pressoché identici a quelli della coalizione de L’Unione del 2006, del Partito Socialista presentatosi da solo alle elezioni del 2008 e della Coalizione Italia Bene Comune delle elezioni politiche del 2013. Su questi punti, il SI del Partito Socialista Italiano dovrebbe essere un punto assolutamente fermo.

Rimarrebbero fuori la riforma del sistema bancario, già proposto nel 2006 e nel 2008, ma poi dimenticato già nel 2013, i cui contenuti sarebbero da valutare ma non da avversare aprioristicamente, delle norme sulla responsabilità civile degli amministratori di enti finanziari e sul risarcimento dei risparmiatori, proposte già nel 2006 da alcuni socialisti, con l’aggiunta del senatore comunista Rossi che, plaudendo l’iniziativa socialista, chiese di aggiungere anche delle norme sui fondi dormienti e una lotta contro il signoraggio bancario, e la revoca delle concessioni autostradali dopo i disastri dovuti anche all’incuria ed imperizia dei concessionari, sul cui punto si può disquisire per settimane.

Insomma: sul piano programmatico e morale, il piano pentastellato non è proprio così distante dalla linea seguita dai socialisti negli ultimi cinque lustri. La differenza cagionante i fatidici mal di pancia, allora, qual è? Una assunta (ed assurda) differenza sul piano morale, iniziando a giocare allo stesso gioco dei comunisti dalla Bolognina in poi? Una differenza nei toni e nei modi?

Centoventisette anni fa eravamo noi i “grillini” del tempo. Oggi dobbiamo tornare ad essere quell’alfiere dinamico della classe più numerosa, misera e oppressa, ed il dialogo col Movimento 5 Stelle sia per noi un risveglio della coscienza sociale e socialista: da un lato per guidare loro, da un altro lato per risvegliarci dal torpore noi.

Ed evitare, d’ora in poi, la nefanda sozzura di votare la destra pur di non votare grillini che, per contenuti, sono certamente più affini ai socialisti rispetto a post-fascisti affamati di potere usati come foglia di fico per coprire le porcherie di una coalizione becera e corrotta.

 

Il compagno Mattia G. M. Carramusa

Federazione dei Giovani Socialisti – Palermo

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