mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Mali. Golpe militare o rivolta popolare?

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Golpe militare o rivolta popolare in Mali? Le notizie sono ancora confuse. Di certo di sa che martedì i militari in ammutinamento hanno arrestato il Presidente della Repubblica africana Keita e il Premier Cisse, senza particolari scontri di sangue, mentre erano a colloquio presso la residenza di Keita. Il Presidente ha subito dopo sciolto il Parlamento e indetto nuove elezioni politiche. Che la situazione nell’ex colonia francese stesse precipitando lo si era capito da tempo dopo le manifestazioni di protesta che avevano riempito le piazze della capitale Bamako contro l’Esecutivo accusato di corruzione e di aver fatto cadere il Paese in una profonda crisi economica.

 

La Repubblica dell’Africa occidentale è uno degli Stati più poveri del mondo con un reddito pro capite tra i più bassi e circa un anno fa con la mediazione della Cedeao (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) si era data un Governo di unità nazionale che però non era riuscito a fermare le proteste e gli scontri che negli ultimi giorni avevano provocato la morte di quattordici dimostranti. Inoltre il Mali era diventato oggetto di vari incursioni di gruppi jihadisti che approfittando della crisi economica trovavano terreno fertile per la loro propaganda e per incitare alla rivoluzione. La povertà generale era stata poi aggravata dal diffondersi della pandemia da coronavirus e il Presidente Keita era stato attaccato per non aver garantito la sicurezza e per aver dato il via a un Governo che non aveva saputo attuare le riforme necessarie per il rilancio del Paese.

 

La Cedeao ha preso posizione sugli ultimi avvenimenti auspicando il rapido ritorno alle normalità mentre il golpe è stato condannato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Una condanna è venuta anche dal Presidente francese Macron mentre l’ONU ha annunciato una prossima riunione per discutere della situazione. I tradizionali legami di questi territori con la Francia sono stati ribaditi da Macron che da tempo ha inviato delle truppe per contrastare il pericolo jihadista contro il quale il Mali insieme al Senegal e la Costa d’Avorio è da tempo impegnato. In Mali è anche presente un gruppo di militari Italiani impegnati nella formazione dei soldati maliani. Il golpe non ha provocato alcun riflesso o pericolo per la presenza Italiana.
Si tratta di capire ora se i militari ribelli che non sembrano aver trovato particolare resistenza tra le truppe fedeli al Presidente, ormai dimissionario, porteranno il Paese a una transizione che assicuri con rapide nuove elezioni il ripristino delle regole costituzionali come hanno ripetutamente dichiarato o il Mali si avvii a un periodo confuso e privo del rispetto delle libertà democratiche particolarmente pericoloso in un’area diventata oggetto di ripetuti attacchi di estremismo islamico e strategicamente nevralgica per gli equilibri geopolitici del Continente africano.

 

Alessandro Perelli

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