domenica, 31 Maggio, 2020

Malta, la difficile situazione di Abela tra migranti e Covid

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Aveva suscitato molte speranze l’elezione di Robert Abela, a Premier di Malta, avvenuta il 13 gennaio di quest’anno. Avvocato, figlio di George Abela, già Presidente della Repubblica di Malta, aveva vinto a sorpresa le primarie del Partito laburista, partito di maggioranza, e quindi era stato eletto Capo del Governo. Una scelta che si pensava frutto della voglia di cambiamento dopo le dimissioni di Joseph Muscat nel dicembre 2019 in seguito al coinvolgimento di persone legate al suo Esecutivo nelle indagini per l’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia che aveva denunciato sulla stampa episodi di corruzione e di attività illecite. Per mesi i cittadini di Malta avevano riempito le strade di La Valletta con manifestazioni di protesta fino a che Muscat era stato costretto a capitolare e a lasciare senza guida la Repubblica indipendente dal 1964 dal Regno Unito.

Abela formando il nuovo Governo era stato particolarmente attento a non dare spazio ufficiale a tutti quei personaggi che erano stati in qualche modo coinvolti nelle indagini ma alcuni di essi erano rimasti ad operare in quei settori dove con Muscat rivestivano ruoli importanti. Uno di questi era quello delle migrazioni e soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la Libia da dove proveniva la gran parte dei clandestini e dove avevano creato solidi rapporti con le autorità di Governo. Per Malta il problema delle migrazioni rimane la principale questione su cui si sviluppa il dialogo politico. Nonostante le differenze idrologiche tra laburisti al Governo e nazionalisti all’opposizione vi è una specie di gara tra chi è più populista con sconfinamenti ai limiti del razzismo e con un’Europa che guarda sempre più con preoccupazione quello che sta avvenendo. Ha suscitato notevole sconcerto la scoperta che il Governo di Abela si serve di imbarcazioni private per raccogliere i profughi provenienti dalla Libia e ricacciarli nei lager di raccolta del territorio libico con l’assenso della Guardia Costiera di Serraj con la quale sono stati presi precisi accordi proprio dagli uomini che prima agivano per Muscat. Ed è di pochi giorni fa la notizia che Malta si è ritirata dall’operazione Irini (dal nome della dea greca della pace) che la Commissione Europea aveva allestito in sostituzione della missione Sophia, per fermare il traffico di armi verso la guerra civile in atto in Libia. Fino a arrivare all’incredibile episodio dell’Ambasciatore maltese a Helsinki Tabona, poi immediatamente rimosso che aveva paragonato il comportamento di Angela Merkel a quello di Adolf Hitler. E alla provocazione di chiedere al Papa di ospitare in Vaticano una famiglia di migranti invece di occuparsi della solidarietà dei maltesi. Episodi di nervosismo che dimostrano come Robert Abela stia addirittura peggiorando la situazione lasciata in eredità da Muscat. Sono inoltre all’ordine del giorno i respingimenti dei migranti da parte della Guardia Costiera maltese verso Lampedusa e le coste italiane mentre la situazione economica dell’ isola precipita a causa del blocco del turismo causa il contagio coronavirus. Abela ha cercato di porvi rimedio con la decisione un po’ affrettata, visto la situazione ancora preoccupante dell’ epidemia, di riaprire le frontiere.

Alessandro Perelli

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