mercoledì, 13 Novembre, 2019

Manovra. Dopo la pace fiscale in arrivo anche quella contributiva

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Civ Inps

IN ARRIVO NUOVE ASSUNZIONI

“Il Civ ha più volte segnalato la necessità di invertire la tendenza della costante diminuzione del personale in servizio all’Inps, attraverso nuove assunzioni che consentano un indispensabile ricambio generazionale”. Lo ha recentemente detto Guglielmo Loy, presidente Civ Inps, nella sua relazione sul rendiconto sociale del Civ. “A seguito di numerose disposizioni normative – ha continuato Loy – negli ultimi anni il personale in servizio all’Inps ha fatto fronte a un numero di adempimenti sempre maggiore e a una domanda di servizio sempre più articolata e complessa. Il Civ ha preso atto che nel 2017 è stato indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, a 365 posti di analista di processo-consulente professionale per il quale sono stati assunti da poco i 248 vincitori; inoltre, nel corrente anno, ne è stato bandito un altro a 967 posti di consulente protezione sociale, tuttora in corso di svolgimento”.

Pur apprezzando “l’ingresso delle risorse che verranno selezionate con i predetti concorsi, il Civ ritiene che il numero di tali nuovi assunti sia in ogni caso insufficiente per consentire in futuro all’Inps di svolgere al meglio la propria missione istituzionale”, ha aggiunto. “L’attuale carenza di personale – ha spiegato il presidente – è maggiormente avvertita nelle sedi territoriali dell’Istituto laddove, alle difficoltà operative, si aggiungono anche problematiche legate al contesto socio-economico e nelle quali, soprattutto negli ultimi tempi, si è spesso riscontrata la presenza di un’utenza particolarmente tesa nei confronti del personale a contatto con il pubblico”.

Dello stesso avviso il presidente dell’Inps Tito Boeri. “Dalla relazione di Loy sul Rendiconto sociale – ha detto – ho notato un forte richiamo all’autonomia dell’Istituto in una visione di lungo periodo. C’è l’esigenza che l’Istituto – ha sottolineato – sia dotato di risorse per i nuovi compiti che sono stati assegnati. E’ infatti un’ipocrisia continuare ad assegnare nuovi compiti all’Istituto senza però procedere a nuove assunzioni”.

“Il Civ – ha ribadito il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon – è presente e forte. Oggi ha dato dei numeri importanti e credo che per il rilancio dell’Inps serva sicuramente un’iniezione di nuovo personale. Il Civ è un organo dell’Inps che si è sempre attivato consapevolmente con le problematiche che l’Istituto ha, a volte anche in contrasto con quelle che erano le politiche del presidente Boeri”.

E riferendosi alla riforma delle pensioni ha aggiunto “la norma su quota 100 va secondo i piani, non c’è nessun paletto che sposti in avanti quota 100. Chi avrà 62 anni di età e 38 di contributi l’anno prossimo potrà andare in pensione. Non vogliamo penalizzare nessuno, andiamo avanti per la nostra strada. E’ una manovra intelligente e vogliamo svuotare il bacino che si è formato negli ultimi 7 anni. Sul reddito di cittadinanza l’Inps deve avere un ruolo come tutti gli altri soggetti”.

Previdenza

MATERNITÀ, ULTIME NOVITÀ

Rilevanti novità nel settore della maternità/paternità per la categoria dei lavoratori parasubordinati (collaboratori co.co.co., ricercatori, liberi professionisti) e della relativa indennità. Le nuove disposizioni sono state recentemente analizzate dall’Inps che ha fornito indicazioni sulle istruzioni operative per il loro pagamento. In breve le elenchiamo:

A) La lavoratrice ha diritto al classico periodo di maternità obbligatoria, pari a due mesi e tre mesi dopo il parto. Durante questi mesi può continuare a lavorare, contrariamente a quanto stabilito nel passato e a quanto è ancora vigente per i lavoratori subordinati per i quali vige lo strettissimo divieto di cumulare lavoro e congedo. Perciò si possono ricevere compensi anche durante i mesi in cui l’Inps paga l’indennità.

Persino nel caso di parto fortemente prematuro o di parto avvenuto dopo la data presunta l’indennità è riconosciuta a prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro, anche se per effetto di questi due eventi il periodo indennizzato supera il minimo di cinque mesi e un giorno.

B) Può capitare che per gravi complicanze della gravidanza l’Ispettorato del lavoro blocchi il lavoro in tempi precedenti l’inizio normale della indennità (due mesi prima del parto). In questa ipotesi si rompe il rapporto lavoro-indennità: durante i periodi di interdizione non si deve lavorare; se l’interessata lo fa l’Inps non paga l’indennità.

C) In caso di congedo parentale facoltativo la situazione si rovescia rispetto al periodo obbligatorio e si continua ad applicare la vecchia normativa. Non è più ammesso il lavoro, il soggetto per avere l’indennizzo Inps deve smettere di lavorare. Non basta, c’è un ulteriore importante diversità: il principio dell’ “automaticità delle prestazioni”, colonna portante della normativa Inps, che scatta quando non sono stati corrisposti i contributi dovuti, vale soltanto per il periodo di maternità obbligatoria, e non anche per quello facoltativo. Come spesso succede, alla legge piace creare il classico ginepraio, dove occorre sempre ripassare la lezione continuamente per evitare errori di applicazione.

D) Ma anche nel congedo parentale ci sono due significative innovazioni, tutte di segno positivo per i lavoratori: 1) la relativa indennità economica è erogata per il massimo di sei mesi, in tal modo raddoppiando il periodo di tre mesi, finora in vigore; 2) il congedo può essere preso entro i primi tre anni di vita del bambino (o di adozione), e non più fino a un anno. Ma non può essere riconosciuto – come invece accade per i lavoratori dipendenti – il frazionamento del periodo in modalità oraria.

E) Il congedo parentale può essere preso da entrambi i genitori in modo cumulato, nel senso che se, ad esempio, il padre lavoratore dipendente ha preso due mesi di congedo, la madre parasubordinata può richiedere solamente quattro mesi.

Manovra

SANATORIA PREVIDENZIALE IN VISTA?

Dopo la pace fiscale, sembra sia in arrivo anche quella contributiva. Nel maxi emendamento alla manovra di bilancio, che il governo sta per presentare in Senato, viene prefigurata una sorta di sanatoria contributiva, cioè la possibilità, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, di riscattare fino a cinque anni di contribuzione pensionistica risultata non versata, a patto però che non si abbia lavorato in nero.

La norma, come ha spiegato Il Messaggero, anticipando la possibile operazione, esclude categoricamente i periodi in cui non si aveva un contra o regolare di impiego. Il riscatto all’Inps potrà essere attivato soltanto da chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 e, dunque, si trova pienamente nel sistema contributivo. Se successivamente al “riscatto” dei contributi, il lavoratore si vedesse accreditati dei contributi precedenti al 1996, allora perderebbe il beneficio.

Il versamento all’Inps dei periodi non lavorati , potrà essere fatto a rate. Si potrà pagare al massimo in 60 mesi purché la rata mensile non sia inferiore a 30 euro, e non saranno applicati interessi per la rateizzazione. Inoltre, potrebbe essere previsto pure un beneficio fiscale, visto che l’importo del riscatto potrebbe essere detraibile dal 50 al 65%.

Ma non è tutto, perché nella bozza del provvedimento pare ipotizzata anche la possibilità che sia il datore di lavoro, a monte, a coprire le lacune contributive del proprio dipendente. Come? Per esempio, versando all’Inps i premi di produzione destinati al proprio lavoratore.

A proposito invece di riscatto degli anni di laurea, sembra che anche questo verrà incluso nel maxiemendamento: la volontà dell’esecutivo giallo‐verde pare essere quella di rendere il riscatto della laurea economicamente meno oneroso, modificando il meccanismo di calcolo della somma da corrispondere; ciò renderebbe la cifra da versare più ridimensionata, abbassando però di conseguenza anche il valore dei contributi sulla pensione futura. Ad ogni modo, in questa maniera si possono sommare gli anni degli studi universitari a quelli lavorativi, perfezionando così i requisiti per il ritiro dal mondo del lavoro.

Medici

EMENDAMENTO MANOVRA PER STOP MEDICI FISCALI

Nella manovra economica “va ritirato l’emendamento Catalfo, e vanno invece stabilizzati i medici fiscali e i medici convenzionati esterni”. Lo chiede la Federazione nazionale degli Ordini dei medici

chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo).

Un nuovo emendamento alla Legge di Bilancio, che vede come prima firmataria Nunzia Catalfo, presentato al Senato in Commissione Bilancio, spiega la Fnomceo in una nota, “prevede l’apertura di una procedura concorsuale per 708 medici deputati a svolgere tutte le funzioni medico legali istituzionali, compresa la medicina fiscale, anche stornando risorse dal fondo per il controllo dei lavoratori in malattia”. L’approvazione di questo emendamento, ha rilevato il presidente Fnomceo Filippo Anelli, “comporterebbe il fallimento della riforma del Polo Unico della Medicina fiscale, compromettendone uno dei cardini, cioè la certezza delle visite di controllo”.

L’indizione di una procedura concorsuale per 708 posti, “dei quali solo 354 riservati per i 2150 medici che, a vario titolo, lavorano per l’Ente da decenni, occupandosi delle funzioni di medicina fiscale, previdenziale e assistenziale – ha sottolineato – sarebbe, oltre che del tutto inefficace, profondamente ingiusta, perché spazzerebbe via la maggior parte dei 1250 medici fiscali e dei 900 medici convenzionati esterni”.

“Chiediamo dunque con forza che l’emendamento sia ritirato o respinto – ha concluso – e rinnoviamo, nel contempo, la richiesta, già avanzata ai ministri competenti, di stipulare in tempi brevi l’Accordo Collettivo nazionale per disciplinare il rapporto di lavoro tra l’Inps e i medici fiscali, e di stabilizzare i medici convenzionati esterni che collaborano con l’Istituto, garantendo loro un rapporto di lavoro con tutele pari a quelle presenti in tutte le convenzioni del Servizio sanitario nazionale”.

Carlo Pareto

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