domenica, 17 Gennaio, 2021

Manovra e pensioni, cosa cambia nel 2021

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Reddito di cittadinanza
DOVE SI RITIRA LA CARTA
I soggetti che vengono ammessi al Reddito di cittadinanza, dopo aver ricevuto esito positivo dall’Inps, devono attendere di essere chiamati da parte di Poste Italiane per ritirare la cosiddetta carta Rdc o “carta Reddito di cittadinanza”, lo strumento designato per fornire questo servizio. La carta è intestata direttamente al richiedente del Reddito di Cittadinanza e non è possibile avere più di una carta assegnata. Ma come funziona questa speciale carta e quando e dove è possibile ritirarla?
Come funziona
La carta del Reddito di Cittadinanza si utilizza e funziona come tutte le altre carte di pagamento elettronico con l’unica differenza che, invece di essere ricaricata dal titolare, questa ricarica viene effettuata dallo Stato.
La carta può essere impiegata sia per operare pagamenti diretti che per prelevare, in questo caso vi sono però dei limiti in base sia al numero che alla tipologia dei componenti del nucleo familiare. Per quel che attiene i pagamenti diretti non è possibile acquistare né online né all’estero, inoltre anche il prelievo in contanti all’estero non è consentito. Con la carta Rdc è possibile in aggiunta pagare l’affitto e la rata del mutuo.
La prepagata può essere utilizzata in tutti gli esercizi convenzionati con il circuito Mastercard e non si corrisponde alcuna commissione. Vi sono però delle piccole commissioni in caso di prelievo di denaro e questa commissione dipende dal tipo di Atm da cui vogliamo praticare l’operazione:
1 euro per i prelievi effettuati da Atm di Poste Italiane;
1,75 euro per i prelievi effettuati da altri Atm bancari d’Italia.
Dagli Atm si possono quindi prelevare contanti, ma solo fino ad un massimo di 210 euro mensili o 220 euro in caso di nuclei familiari numerosi e con persone non autosufficienti o disabili gravi. In ogni caso la somma prelevabile dipende dal numero dei componenti della famiglia.
Non è altresì possibile ricevere alcun tipo di bonifico o ricarica da parte di soggetti terzi che non siano la Pubblica Amministrazione. Essendo la card dotata di tecnologia contactless è possibile utilizzarla, per acquisti che riguardano un totale inferiore a 25 euro, senza digitazione di alcun codice Pin.
Ritiro della carta
Fatta la domanda per il Reddito di cittadinanza è necessario attendere che questa venga accolta dall’Inps e che si venga contattati da parte di Poste Italiane, successivamente è possibile ritirare la carta presso gli uffici postali. La comunicazione da parte di Poste Italiane può giungere sia via sms che e-mail ed è lì che verrà indicato in quale ufficio postale si potrà ricevere la propria carta. Per ritirare la carta occorre portare con sé e mostrare all’operatore:
Documento di identità e codice fiscale;
E-mail o sms ricevuto dall’INPS in cui si comunica l’accettazione della domanda;
Il codice ricevuto da Poste Italiane nella comunicazione.
Mostrata tutta la documentazione e dopo aver verificato i dati, l’ufficio postale consegnerà la carta e il Pin in due buste separate. A questo punto la carta è già pronta per essere utilizzata, infatti quando il beneficiario riceve la comunicazione da parte di Poste Italiane per ritirare la carta questa è già stata caricata delle somme dovute.
È importante ricordare, inoltre, che le somme caricate sulla carta devono essere spese entro il mese successivo all’accredito, in quanto il 20% dell’importo non impiegato verrà, nel mese successivo, decurtato dalla ricarica. Analogamente ogni sei mesi in caso di giacenza questa verrà totalmente azzerata, tranne una mensilità. Occorre quindi tenere sempre sotto controllo il proprio conto, così da non rischiare di “perdere” delle somme di denaro. Per conoscere il credito residuo rimasto nella propria card è disponibile un servizio di lettura telefonica del saldo e della lista movimenti chiamando dall’Italia al numero verde gratuito 800.666.888, sia da telefono fisso che mobile.
In caso di furto o smarrimento della propria carta Reddito di Cittadinanza, il titolare deve chiedere immediatamente il blocco della carta telefonando dall’Italia al numero 800.00.33.22 o dall’estero al +39.02.82.44.33.33. Oltre a ciò occorre denunciare l’accaduto anche all’Autorità giudiziaria o di Pubblica sicurezza. Dopo aver bloccato la carta smarrita o rubata il titolare potrà richiederne una nuova compilando il modulo apposito presso qualsiasi ufficio postale.

 

Polo unico di tutela della malattia
INPS: I DATI AL TERZO TRIMESTRE 2020
È stato di recente pubblicato dall’Inps, l’Osservatorio statistico sul “Polo unico di tutela della malattia” con i dati relativi al terzo trimestre 2020, che monitora il fenomeno dell’astensione dal lavoro per malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, considerando i certificati medici inviati dal medico e le visite mediche di controllo effettuate dall’Istituto.
Nel terzo trimestre 2020 sono pervenuti all’Inps 3.501.481 certificati di malattia, di cui l’81,5% dal settore privato, in diminuzione in confronto allo stesso trimestre del 2019.
La riduzione complessiva del terzo trimestre, riconducibile agli effetti di un ricorso generalizzato al lavoro svolto in modalità agile a causa dell’epidemia di coronavirus, è pari al -16,9% per il comparto pubblico e al -10% per il settore privato. La contrazione risulta pressoché equivalente in entrambi i comparti nelle regioni del Nord, mentre si registra una differenza più marcata per le regioni del Centro e del Sud.
Alla diminuzione del numero di certificati corrisponde un incremento, seppur contenuto, dei giorni di malattia, in particolare nel settore privato (+2,4%), con un andamento che induce a pensare che i lavoratori si rivolgono al proprio medico soprattutto per patologie che richiedono più giorni di malattia evitando di farlo per indisposizioni meno gravi.
L’emergenza sanitaria ha avuto, inoltre, notevoli ripercussioni anche sull’attività ispettiva i cui accertamenti medico-fiscali sono ripresi su tutto il territorio nazionale solo dal 10 agosto, dopo la sospensione iniziata il 9 marzo. Nel terzo trimestre 2020 sono state effettuate 92.448 visite mediche di controllo, il 59,4% in meno rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, con un drastico ridimensionamento di quelle datoriali rispetto a quelle d’ufficio.

 

Manovra e pensioni
COSA CAMBIA NEL 2021
Novità sulle pensioni nella manovra 2021. Il testo, pronto per l’esame del Parlamento, prevede alcuni cambiamenti. “Si profila l’ennesima beffa per i pensionati italiani con il prolungamento del blocco della rivalutazione degli assegni”. A denunciarlo è lo Spi-Cgil dopo aver visionato la bozza della prossima legge di bilancio. “Si fa riferimento nello specifico – continua l’organizzazione sindacale – all’articolo 61 che prefigura il differimento al 2023 del sistema di rivalutazione in vigore prima dei molteplici blocchi messi ripetutamente in atto dal 2011. Tale meccanismo doveva essere ripristinato dal 1° gennaio 2022 e avrebbe garantito un maggiore recupero del potere d’acquisto delle pensioni, fortemente eroso negli ultimi dieci anni”.
“Ancora una volta – rimarca lo Spi-Cgil – si sceglie quindi di mettere le mani nelle tasche di una categoria che ha già dovuto pagare pesantemente le scelte politiche ed economiche dei vari governi che si sono succeduti. È un errore e una profonda ingiustizia, resa ancora più insopportabile perché fatta di nascosto e senza passare da alcun confronto con i Sindacati che rappresentano milioni di pensionati”. Restano dunque prorogate fino al 2023 le misure sulla perequazione automatica dei trattamenti introdotti dalla manovra dell’anno scorso.
Sarà però fruibile anche nel 2021 l’Ape sociale, accessibile anche a chi non ha beneficiato della prestazione di disoccupazione per carenza del requisito assicurativo e contributivo. Resta per un anno pure Opzione donna, che dà la possibilità alle lavoratrici di lasciare il lavoro al raggiungimento dei 58 anni di età se dipendenti o di 59 anni se autonome, con il ricalcolo contributivo del trattamento pensionistico spettante.
Vengono altresì modificate le modalità di computo dei requisiti di anzianità nel part-time verticale ciclico: il periodo di lavoro effettuato con contratto a tempo parziale sarà da considerare per intero ai fini del diritto alla pensione, nei limiti relativi all’applicazione del minimale retributivo.
Proroga per tutto il 2021 anche per i contratti di espansione professionale, con agevolazione all’esodo per i lavoratori con non più di cinque anni dal conseguimento dei requisiti di pensionamento di vecchiaia o di anzianità. Attualmente, la misura interessa anche le aziende di qualsiasi comparto con almeno 500 addetti anziché i 1.000 necessari finora. Infine, i lavoratori esposti all’amianto manterranno nel 2021 i requisiti ridotti di accesso alla pensione.

 

Carlo Pareto

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