lunedì, 22 Luglio, 2019

MANOVRA SENZA VISIONE

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La Camera, in terza lettura, sabato scorso ha dato l’ok alla fiducia al governo sulla manovra economica. I sì sono stati 327, contrari 228 e un astenuto. Nella notte c’è stato il voto sugli odg, e domenica è arrivato il voto finale.

La protesta delle opposizioni è stata dura. C’è stato il sit-in del Pd in piazza Montecitorio. Delrio ha urlato: “Di Maio e Salvini autisti ubriachi”. Gilet azzurri con la scritta ‘Basta tasse’ per i deputati di Fi in aula. Berlusconi, chiamando gli azzurri in piazza, ha attaccato: “Dilettanti e pauperisti”. Di Maio ha replicato: “Non vogliono aiuti ai poveri”. L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha lanciato un allarme: “La manovra costringerà i sindaci a aumentare le tasse o tagliare i servizi”. Così ha detto Antonio De Caro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari. Salvini intanto smentisce le ipotesi di rimpasto del governo come ‘surreali e totalmente false’. Il ministro dell’Interno e leader della Lega ha detto: “Squadra che vince non si cambia”.

La seduta è ripresa dalle ore 9 del giorno successivo. Approvare la legge di bilancio è stata una corsa contro il tempo tra risse e liti. Il testo doveva trovarsi sulla scrivania di Sergio Mattarella per la firma entro il 31 dicembre, per evitare l’esercizio provvisorio di bilancio. Secondo alcuni ambienti parlamentari, il capo dello Stato avrebbe potuto accompagnare la firma con una lettera diretta al governo per segnalare alcuni rilievi. Le opposizioni hanno protestato perché la versione finale della manovra non è stata esaminata né votata dalle due Camere. Il Pd, che ha fatto ricorso alla Consulta e il 9 gennaio avrà una prima risposta, ha denunciato: “Si mortifica il Parlamento”. Ma il governo, a testa bassa, ha puntato al risultato: ottenere il voto finale sulla manovra entro domenica 30. Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, ha detto: “Non volevamo deliberatamente comprimere i tempi ma si è creata una situazione non ideale: confidiamo che non si ripeta più”. Ma mentre il premier tiene la conferenza stampa di fine anno, nell’Aula di Montecitorio lo scontro tra maggioranza e opposizioni trascende. Si fa fisico. Il presidente della Camera Roberto Fico diventa per ore bersaglio degli attacchi. E il sottosegretario Massimo Garavaglia è stato colpito alla testa da un faldone della manovra lanciato da Emanuele Fiano, deputato Pd e uomo simbolo della giornata per la foto che lo ritrae placato dai commessi mentre con Luigi Marattin ed Enrico Borghi litiga con i leghisti. Nel pomeriggio, all’ennesimo litigio condito da insulti e parolacce, Fico ha sbottato: “Evitiamo di dare questo spettacolo”. La rissa sarebbe scattata quando il leghista Nicola Molteni fa segno ai Dem di tacere ed immediatamente Marattin è scattato. Sono volati fogli. Fatuzzo ha srotolato una bandiera del partito dei pensionati: dopo avergliela portano via, lui ne ha estratta un’altra. Il ministro Riccardo Fraccaro ha posto la fiducia e le opposizioni hanno fischiato e urlato. Fico, che presidia tutto il giorno l’Aula, fatica a tenere la calma. La minoranza ha insistito denunciando la ‘mortificazione del Parlamento’ e la ‘violazione della Costituzione’. I Dem, che ieri sono stati in piazza, hanno presentato il ricorso per conflitto d’attribuzione: sulla ammissibilità la Corte Costituzionale si pronuncerà il 9 gennaio. Non era mai successo che una manovra venisse approvata a scatola chiusa, denuncia Ettore Rosato, che rimarca l’imbarazzo di Fico. E il presidente della Camera ha dichiarato senza negare: “Non è mio compito parlare del governo ma rispetto al lavoro del Parlamento, per me non è un modo giusto di procedere, non c’è dubbio”. Ha così manifestato un disappunto che è già stato fatto dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati, ma che anche il presidente Mattarella potrebbe esprimere nel suo discorso di fine anno. Fico ha spiegato: “Ora però c’è da evitare l’esercizio provvisorio perché il 31 dicembre incombe”. In serata, il governo, con la presenza in Aula del ministro Giovanni Tria e l’assenza dei due vicepremier, ha posto la fiducia sul testo. E’ stata votata sabato sera ma poi ci sono stati altri 250 voti su ordini del giorno. Così si è arrivati a domenica. La minoranza non ha fatto sconti. In Aula ci sono stati i sindacati, che hanno annunciato le mobilitazioni. E non è finita solo così. Leu, con Federico Fornaro e Loredana De Petris, si è appellato a Mattarella. Emma Bonino, con +Europa, ha annunciato: “Varie iniziative a gennaio contro questa deriva senza precedenti”. Da parte del governo si è ripetuto che i ritardi sono dovuti alla trattativa con l’Europa e non si poteva fare altrimenti. Conte ha assicurato: “La legge di bilancio non è stata scritta a Bruxelles: al centro, ci sono reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni”. Ma è proprio sulle misure di bandiera che si aprirà a gennaio un secondo tempo già carico di tensioni per il governo. Luigi Di Maio e Matteo Salvini vorrebbero varare un unico decreto, alla metà di gennaio. Ma i decreti alla fine potrebbero essere due. Il reddito di cittadinanza resta il nodo: ci sono bozze, ma ancora tanti aspetti da definire su tempi e modalità. Conte ha provato a tranquillizzare annunciando i primi assegni ad aprile difendendo la misura ed anche Di Maio, che sarebbe stato crocifisso anche se nessuno se ne è accorto.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha spiegato: “Via libera definitivo della Camera alla manovra. Il traguardo della manovra è stato raggiunto entro i tempi previsti che ci hanno evitato da un lato la gestione del bilancio con le mani legate dall’esercizio provvisorio e dall’altro una procedura europea per deficit eccessivo che di fatto avrebbe commissariato il paese per 5-7 anni. La manovra è stata approvata ribadendo la credibilità della scelta e dell’impegno europeo dell’Italia fugando in concreto qualsiasi ombra di Italexit: con questo fondamentale segnale, abbiamo garantito la stabilità finanziaria del paese, scoraggiando le turbolenze sui mercati, mettendo fine alla corsa dello spread e quindi allo spreco di enormi risorse che, invece di essere bruciate per pagare tassi di interesse sul debito incongrui rispetto ai fondamentali economici del paese, potranno ora essere investiti nel suo sviluppo. Si rispettano le promesse elettorali con una manovra mirata a sostenere la crescita e a difendere la pace sociale in una congiuntura europea e internazionale che non si annuncia favorevole”.

A stretto giro è arrivato da Bruxelles il commento del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici che ha detto: “L’Italia ha adottato la legge di bilancio, dopo lunghe discussioni e momenti difficili. Ne seguiremo attentamente l’esecuzione. Ribadisco di nuovo che il dialogo con la Commissione Ue si è concentrato unicamente sul rispetto delle regole comuni, mai sulle misure individuali!”

La manovra è ormai legge. Il sì definitivo è arrivato dalla Camera a poche ore dall’esercizio provvisorio con i voti a favore di M5s e Lega. I sì sono stati 313, i no 70. Hanno votato contro Forza Italia e Fratelli d’Italia. Non hanno partecipato al voto Pd e Leu. Alla proclamazione del risultato, abbracci tra il premier Conte e i ministri. Di Maio si è dichiarato ‘soddisfattissimo’ e anche il presidente Conte ha parlato dell’inizio della stagione del riscatto evidenziando sinteticamente: “L’Italia riparte”.

Nelle dichiarazioni di voto c’è stato lo scontro tra Lega e Fi. Gli azzurri hanno sostenuto: “E’ una legge contro gli italiani”. Il Carroccio ha replicato: “La macelleria sociale è iniziata con la legge Fornero del governo Monti che voi sostenevate. Secondo il Pd: “E’ una manovra pericolosa”. La Meloni ha attaccato: “Non c’è cambiamento, potevano scriverla Renzi e la Boschi”.

Il premier Giuseppe Conte, dopo l’uscita dall’Aula della Camera, dopo l’approvazione della legge di bilancio, rispondendo alla domanda di un giornalista, ha detto con convinzione: “Gli italiani si accorgeranno presto, presto degli effetti positivi della cosiddetta ‘manovra del popolo’. Facciamo entrare in vigore le norme”.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha smentito le indiscrezioni su sue possibili dimissioni dal dicastero. Uscendo dall’Aula della Camera dopo l’approvazione della manovra, alla domanda se quindi resti al ministero, ha risposto: “Non vedo perché no. La manovra economica approvata dal Parlamento é quella che tutti abbiamo voluto”.

Nell’Aula della Camera, Riccardo Molinari della Lega, nella dichiarazione di voto ha detto: “Fi prova disprezzo per questa Manovra ed anche per noi della Lega? Se non ricordo male l’ultimo governo Monti lo appoggiò Fi e la macelleria sociale che è iniziata con quel governo è partita proprio dalla legge Fornero che oggi proviamo a correggere”. Sarebbe stata la risposta a quanto ha detto ieri Giorgio Mulè di Forza Italia: “La votate con il nostro disprezzo”. Ieri, l’altro azzurro Roberto Occhiuto ha detto: “Questa è una manovra che non serve all’Italia, ma è contro l’Italia e contro gli italiani: aumenterà le tasse e porterà il Paese in recessione. Quando tagliò le pensioni la Fornero pianse. Voi avete fatto la stessa identica cosa senza versare una lacrima. La manovra è stata fatta affidando le chiavi della politica economica al M5S che non vuole sviluppo e ricchezza ma vuole solo alimentare odio ed invidia sociale”.

Alla Camera, durante l’esame degli odg alla manovra, c’è stata un’altra bagarre per un post del blog del M5S in cui si è parlato di terrorismo ed ha denunciato un attacco al governo, Manovra del Popolo e Democrazia. Fico ha tagliato corto gelando i penta stellati: “Da presidente della Camera dico che la democrazia non è sotto attacco. Tutti si esprimono in modo libero, le opposizioni fanno il loro lavoro: è loro diritto opporsi alla legge di Bilancio”. Il dibattito si è acceso, mentre dal blog pentastellato è sparito il post.

Anche Palazzo Chigi è intervenuto per smentire le ipotesi di rimpasto nel governo a gennaio. Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, ha detto: “Nessun rimpasto. Non esiste alcuna ipotesi di rimpasto. In nessun vertice si è mai parlato di rimpasto. Mai. Ridicole le opposizioni che contestano una manovra economica che rimette nelle tasche degli Italiani più di 20 miliardi di euro. Gli Italiani non hanno nostalgia di Monti, Renzi e Fornero, avanti tutta!”.

Nella dichiarazione di voto finale del Pd, nell’Aula della Camera, Emanuele Fiano ha detto: “Questa manovra ha un disegno pericoloso: questa maggioranza vuole modificare lo statuto della nostra democrazia. E’ regressiva per lo Stato sociale e per la democrazia. Noi non intendiamo partecipare a questo disegno. Resteremo in quest’Aula per rispetto al Parlamento ma non parteciperemo al voto”.

Dopo l’approvazione definitiva della Camera, il presidente Sergio Mattarella ha firmato al Quirinale la manovra economica, secondo quanto si apprende da fonti della Presidenza della Repubblica.

Dopo la firma del Capo dello Stato, Sergio Mattarella e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la legge di Bilancio per il 2019, da domani entrerà pienamente in vigore.

Restano ancora in sospeso i decreti attuativi per il reddito di cittadinanza e per quota cento sulle pensioni.

Adesso, la legge di bilancio per il 2019 passerà all’esame degli italiani che potranno toccare con mano gli effetti che produrrà in termini di crescita occupazionale e del Pil. Dopo, gli italiani potranno esprimere liberamente il loro giudizio. Le prossime elezioni europee, in Italia, assumeranno quindi un significato più ampio sul giudizio degli elettori.

Salvatore Rondello

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