venerdì, 19 Luglio, 2019

Manovra, pensioni:
pagamento il 10 del mese
per bititolari Inps-Inpdap

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Soltanto chi è bititolare di pensione Inps-Inpdap (circa 800.000 soggetti) le riceverà, dall’anno prossimo, il 10 del mese. Gli altri 15 milioni la incasseranno come ora, il primo se il trattamento di quiescenza è in carico all’Inps, il 16 se hanno un assegno Inpdap. Lo ha reso noto l’Inps.

Alla notizia, sindacati e associazioni dei consumatori sono subito scesi in rivolta contro lo slittamento del pagamento delle prestazioni previdenziali dal primo al dieci del mese previsto nel ddl di stabilità: si tratta – hanno congiuntamente affermato i segretari generali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, Carla Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima di «un vero e proprio accanimento nei confronti degli anziani». La manovra – hanno sottolineato – non solo non prevede alcun sostegno per i pensionati come ad esempio l’estensione del bonus di 80 euro, ma li penalizza con il rinvio dell’erogazione della rendita pensionistica e i tagli alle Regioni che si tradurranno in una riduzione dei servizi assistenziali e soprattutto sanitari. Per il 5 novembre è stata fissata una giornata di mobilitazione dei pensionati con iniziative a Roma, Milano e Palermo per chiedere al Governo politiche di sostegno agli anziani alle quali si aggiungerà la richiesta di modificare questa parte della manovra. Con qualche speranza di avere successo visto che solamente i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil possono contare su sei milioni di iscritti.

La norma sul rinvio del pagamento delle pensioni al 10 del mese (o al giorno successivo se festivo e non bancabile) scatta, come detto, a partire dal primo gennaio 2015, vale circa sei milioni di risparmi l’anno e prefigura l’unificazione dei pagamenti per coloro che sono intestatari di trattamenti di quiescenza sia in carico all’Inps (corrisposte ora il primo del mese) che all’Inpdap (pagate il 16 del mese). Complessivamente sono circa 800.000 pensionati. «È davvero incomprensibile – ha riferito il neo segretario della Cisl, Annamaria Furlan – questa decisione estemporanea del Governo di spostare al dieci di ogni mese il pagamento delle pensioni, senza nemmeno considerare gli effetti negativi che una scelta del genere può comportare per milioni di pensionati».

Manovra, pensioni e Legge di Stabilità

Il pagamento delle pensioni slitta al 10 del mese: la novità nella legge di stabilità ha provocato, come era lecito attendersi, un immediato coro di proteste e polemiche da parte di sindacati e associazioni dei consumatori. Le sigle confederali dei pensionati (Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil) hanno infatti definito la norma «inaccettabile» e hanno denunciato «un vero e proprio accanimento nei confronti degli anziani». Sulla stessa linea si sono schierate le associazioni Adusbef e Federcomsumatori, secondo le quali la misura è «ingiusta e inaccettabile» e «si configura come un vero e proprio sopruso nei confronti dei pensionati, che sono stati tra le fasce più colpite dalla crisi economica».

Erogazioni differite

La nuova misura rinvia al 10 del mese (o al primo giorno successivo non bancabile, se il 10 è un festivo) la corresponsione dei trattamenti previdenziali di quiescenza erogati dall’Inps e non solo. A partire dal primo gennaio 2015, quindi, pensioni, indennità di accompagnamento per invalidi civili, rendite vitalizie dell’Inail saranno tutte interessate dal neo provvedimento. Obiettivo: razionalizzare e uniformare procedure e tempi di pagamento delle prestazioni corrisposte dall’Istituto di previdenza.

Effetti sui pagamenti

Il problema è che il differimento rischia di avere un impatto negativo sui pagamenti di utenze, mutui e affitti, che spesso avvengono i primi del mese: per i pensionati e per i titolari di assegni previdenziali significa non poter contare sulla disponibilità del trattamento numerario di cui sono titolari. Ha spiegato Carlo Rienzi, presidente del Codacons «Il posticipo dei pagamenti – considerato soprattutto che in Italia vi sono 2,1 milioni di pensionati che ricevono un assegno di importo al di sotto dei 500 euro, cifra inferiore alla soglia di povertà relativa fissata dall’Istat – creerà un gap che, oltre a produrre evidenti disagi, potrebbe mettere in seria crisi la liquidità di migliaia di anziani, con conti bancari in rosso e pagamenti di commissioni in favore degli istituti di credito».

Anche Daniele Barbieri, segretario del Sunia (sindacato inquilini) ha rilevato come forse non siano stati «valutati compiutamente gli effetti reali»: «ricevere la pensione il 10 del mese significa non poter pagare in tempo tutte le utenze (elettricità, telefonia, gas eccetera). E ancora più pesante sarà non poter saldare la rata del mutuo della propria casa o di quella dei figli. In questi casi si diventa morosii e, nel caso del mutuo, il conto può andare in rosso con drammatici effetti sui pagamenti di interessi e sanzioni». Meno gravi, invece, gli effetti sul pagamento degli affitti: «Qui c’è una tolleranza di 20 giorni prima di essere considerati morosi», ma in compenso il problema del pagamento ritardato ricade sul proprietario”.

Sindacati in rivolta

Fortemente stizziti pure i commenti espressi a caldo dai sindacati: «per questo Governo i pensionati non esistono – ha dichiarato il segretario generale aggiunto Uil, Carmelo Barbagallo -. Per loro niente 80 euro di rivalutazione delle pensioni e, adesso, anche una norma che ritarda l’erogazione della rendita pensionistica al 10 del mese. Queste scelte sono profondamente ingiuste oltre che errate da un punto di vista sociale ed economico». Cgil, Cils e Uil hanno unitariamente annunciato per il prossimo 5 novembre una giornata di mobilitazione nazionale dei pensionati, per chiedere all’esecutivo di ritirare la norma.

Corte dei Conti, dirigenti Inps, paperoni degli statali

Sono i dirigenti dell’Inps i ‘Paperoni’ della pubblica amministrazione, con 220.299 euro di retribuzione media annua; a far lievitare la busta paga è la parte accessoria del trattamento, che ammonta al 56% del totale. Fanalino di coda sono, invece, i dirigenti amministrativi del Servizio sanitario nazionale, con 82.312 euro l’anno. I primi percepiscono uno stipendio più elevato del 167,6% rispetto agli ultimi. E’ quanto emerge dai dati della Corte dei conti, che si basano sull’ultima versione disponibile del conto annuale predisposto dalla Rgs-Igpo, aggiornato al 2013. La magistratura contabile spiega che attualmente il trattamento economico è suddiviso in una parte fissa e una parte accessoria.

A fare la differenza degli stipendi è proprio la parte variabile dello stipendio, che in alcuni casi (come per i primi classificati) corrisponde al 129,2% del compenso fisso e al 56% del trattamento complessivo. Tra i dirigenti di prima fascia la retribuzione base si attesta per tutti sugli stessi livelli (si va da un minimo di 96.097 euro a un massimo di 99.005 euro). Mentre il trattamento variabile, che si somma allo stipendio base, oscilla da un minimo di 59.773 euro degli enti di ricerca a un massimo di 124.202 euro per gli enti pubblici non economici (tra cui l’Inps). Sommando la retribuzione base di 96.097 euro a trattamento variabile di 124.202 euro, il reddito complessivo per i dirigenti di prima fascia degli enti pubblici non economici ammonta a 220.299 euro.

Seguono i dirigenti delle agenzie fiscali (Entrate, Demanio, Territorio, Dogane e Monopoli) che sommano 97.073 di trattamento base a 115.700 euro per un totale di 212.773 euro. Al terzo posto si classificano i dirigenti della presidenza del Consiglio dei ministri, con 99.005 di stipendio base e 85.721 di trattamento variabile, per un totale di 184.726 euro. Quarti sono i dirigenti dei ministeri, con 97.829 euro di reddito base, a cui si sommano 77.845 euro di trattamento variabile, per un totale di 175.673 euro. Al’ultimo posto si posizionano i dirigenti degli enti di ricerca che partono da una base di 96.154 euro a cui si aggiungono 59.773 euro per un totale di 155.927 euro.

Nella seconda fascia entrano tre categorie nuove di dirigenti, sono i dipendenti delle Università, quelli degli enti locali e territoriali e i dirigenti amministrativi del servizio sanitario nazionale. Il primo posto, anche nel secondo gruppo di dirigenti, si classificano i dipendenti degli enti pubblici non economici con 135.295 euro (di cui 58.682 di trattamento fisso e 76.613 di variabile); seguono i dirigenti delle agenzie fiscali, con 113.922 euro (59.174 euro di trattamento fisso e 54.748 euro di variabile). Al terzo posto i dipendenti delle regioni con 104.325 euro (46.653 euro fissi e 57.672 euro variabili). Seguono i dirigenti degli enti di ricerca con 100.524 euro (60.838 euro fissi più 39.686 euro variabili); mentre sotto la soglia delle retribuzioni a sei cifre ci sono i dirigenti dell’Università con 98.808 euro (60.985 euro fissi e 37.823 euro variabili), seguiti a poca distanza dai dipendenti della presidenza del Consiglio dei ministri, con 97.793 euro (59.394 euro fissi e 38.400 variabili). I dirigenti che lavorano nei comuni percepiscono 94.571 euro (46.270 euro fissi e 48.301 euro variabili); dietro di loro ci sono quelli che lavorano nei ministeri con 85.544 euro (58.654 euro fissi e 26.890 euro variabili) e, all’ultimo posto i dirigenti amministrativi del Ssn con 82.312 euro (53.187 euro fissi e 29.125 euro variabili). Gli assunti a tempo indeterminato sono 12.836 (di cui 494 di prima fascia e 12.342 di seconda fascia); mentre gli assunti a tempo indeterminato sono 3.542 (di cui 76 di prima fascia e 3.466 di seconda fascia) per un totale di 16.378 unità.

Lavoro, Cgil: in 8 mesi 715 mln di ore di Cig per 510 mila lavoratori

Poco meno di 715 milioni di ore di cassa integrazione, richieste e autorizzate, nei primi otto mesi dell’anno, di cui oltre la metà di cassa straordinaria. Un monte ore di cig, che relega in cassa a zero ore oltre 515 mila lavoratori da gennaio. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Cig della Cgil. I 515 mila lavoratori relegati in cig a zero ore dall’inizio dell’anno hanno subito un taglio del reddito pari a 2,75 miliardi, ovvero 5.300 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore, sempre secondo quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Cig della Cgil, frutto di elaborazioni delle rilevazioni sulla cassa condotte dall’Inps.

Carlo Pareto

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