martedì, 19 Febbraio, 2019

Scrive Manuele Franzoso:
La vittoria di Pirro

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L’affluenza alle urne, per le elezioni in Emilia-Romagna, si ferma al 37,8% degli aventi diritto al voto. Poco più di un elettore su tre è andato a votare. Alle regionali del 2010 era stato il 68%. Oggi come nel 2010, nonostante due elettori su tre siano rimasti a casa, ha vinto il PD. Il Partito Democratico non perde la Regione rossa per eccellenza anche dopo una campagna elettorale passata decisamente in sordina e con le ombre degli scandali giudiziari riguardanti numerosi consiglieri regionali PD, dai rimborsi gonfiati fino alla vergognosa vicenda HERA a Bologna. Il partito di Renzi ha perso oltre l’8%: centinaia di migliaia di voti rispetto alle europee di appena due mesi fa. La coalizione di centrosinistra, formata da PD, SEL, Centro Democratico e Emilia-Romagna Civica (con l’alleanza tra i socialisti e i Verdi) non ha sfondato la soglia psicologica del 50%, fermandosi al 49,05%. Stefano Bonaccini dunque è il nuovo presidente della Regione Emilia-Romagna e potrà contare su 31 consiglieri (29 del PD e 2 di Sel) al Consiglio Regionale.

La Lega Nord sfonda il muro del 20% e doppia Forza Italia, che resta sotto il 10%, e consente ad un centrodestra in crisi di non essere sorpassato dal Movimento 5 Stelle, il quale ha ottenuto il 13% delle preferenze e 5 consiglieri regionali. La candidata alla Presidenza per l’Altra Emilia-Romagna, Maria Luisa Quintavalla è diventata consigliera grazie al 4% ottenuto.

La scarsa affluenza alle urne e il partito dell’astensione sono però i veri vincitori di questa tornata elettorale. Un messaggio chiaro da parte degli emiliano-romagnoli che interpretano bene la mentalità degli italiani: sfiducia nella politica. Il cattivo esempio offerto da questa classe dirigente si ripercuote indirettamente nel modo di pensare dei cittadini, sempre più succubi e scettici sul futuro del nostro Paese. Renzi sembrava l’alternativa valida per scuotere l’Italia, invece si limita a twittare un patetico “2-0”, affermando la “vittoria” del PD in Emilia-Romagna e Calabria.

Il clima di sospetto e diffidenza verso i politici può sfociare in tumulti e violenza, come la Storia ci insegna. Il rammarico dei socialisti emiliano-romagnoli è di non aver eletto neanche un consigliere in Regione. Forse la strategia di continuare ad allearsi con partiti minori, come del resto è il nostro, non premia e non ha premiato in passato, come alle comunali di questa primavera. Si ha paura di sventolare la nostra bandiera? Di far capire alla gente che esistiamo ancora e siamo vivi? La riflessione in senso al nostro partito è doverosa e sacrosanta, anche per decidere se è meglio o peggio abbandonare la nave di Renzi prima che affondi.

Manuele Franzoso

 

 

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