mercoledì, 24 Aprile, 2019

ITALIA ALLA DERIVA

0

Il Def, dopo essere stato varato dal governo italiano, è arrivato al vaglio delle Istituzioni economiche.
A margine dei lavori del Fmi, il commissario Ue per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, ha detto: “L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona. Servono riforme strutturali vere e credibili e misure per la crescita. E non è questione di essere duri, ma il debito deve calare. Chiedo all’Italia credibilità. Tutti devono rispettare le regole e rispettare gli impegni presi. E’ una questione di credibilità e di sostenibilità. Prenderemo le nostre decisioni sull’Italia sulla base delle nostre stime. La nostra decisone sarà il 7 maggio e dovranno tornare i conti sulla base delle nostre indicazioni”.
Dunque, ancora una volta non ci sarebbe stato un dialogo preventivo del governo italiano con l’Unione europea prima di preparare il Documento di Economia e Finanza.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse, ‘Taxing wages’ riferito al 2018, il cuneo fiscale sul lavoro dipendente in Italia è per le famiglie monoreddito il più alto tra i Paesi Ocse dopo la Francia. Il cuneo per i nuclei familiari con due figli nei quali lavora solo una persona è pari al 39,1% a fronte di una media Ocse del 26,6%. Se si guarda invece ai lavoratori single, l’Italia è terza dopo Belgio e Germania, con il 47,9%, percentuale in aumento di 0,2 punti rispetto al 2017.
La media Ocse è al 36,1%, in lievissimo calo rispetto all’anno precedente.
Inoltre, i lavoratori single in Italia si portano a casa il 68,6% del salario lordo, al netto delle tasse e delle agevolazioni fiscali, ben al di sotto della media Ocse che nel 2018 si è attestata al 74,5%. La percentuale sale per le famiglie che godono delle detrazioni per i figli: nei nuclei con due figli e un solo percettore di reddito, il netto è pari all’80,1% del lordo, ma anche in questo caso il dato italiano è inferiore alla media dei Paesi Ocse, pari a 85,8%.

“Al posto delle misure clientelari e assistenziali che questo governo sta mettendo in campo – ha affermato il segretario del Psi Enzo Maraio – l’unica cosa seria da fare è abbassare il costo del lavoro. Sta diventando intollerabile per i lavoratori italiani avere una tassazione del 47,9% sulla busta paga. Questo blocca i consumi e ferma lo sviluppo economico. Se non è pensabile realizzare la flat tax per stessa ammissione del Ministro Tria, il governo ci spieghi come vuole far uscire l’Italia da questa fase di stallo che loro stesso hanno creato.”

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo al ‘Council of Foreign Relations’ del Fondo Monetario Internazionale, ha osservato: “Non siamo vicini alla recessione in Europa. Ci sono fattori temporanei e fattori più complicati che trattengono la crescita economica europea. Il reddito di cittadinanza e quota 100 avranno un effetto ma potrebbero non sostenere la produttività in Italia. Il debito pubblico va tenuto sotto controllo”.
In una conferenza stampa, il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha detto: “Sul fronte dei conti pubblici apprezziamo le intenzioni del governo italiano ma quello che serve all’Italia sono misure credibili e identificabili”.
Invece, La Lagarde, apprezzando i risultati sul settore bancario che sotto la guida di Bankitalia ha visto un graduale calo dei volumi di Npl, ha detto: “Bisogna fare di più, ma c’è stato un calo reale dei prestiti non performanti. In Italia è necessario rafforzare il sistema delle banche e individuare misure credibili e identificabili”.

Christine Lagarde ha anche affermato: ”Dopo due anni di espansione sostenuta, l’economia globale è entrata in una fase delicata. La crescita sta rallentando con le tensioni commerciali e geopolitiche, l’incertezza politica e fattori una tantum. E’ imperativo in questo contesto attuare riforme strutturali per rafforzare la produttività e la crescita di medio termine. Le politiche devono anche promuovere l’inclusione e la resistenza del sistema finanziario.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, ieri, dopo la riunione del Consiglio dell’Istituto Centrale, ha spiegato: “La Bce rimane pronta a regolare tutti i suoi strumenti se fosse necessario per conseguire gli obiettivi d’inflazione: abbiamo un sacco di strumenti per reagire. L’economia dell’Eurozona vede una crescita più lenta che si sta estendendo nell’anno corrente. La Bce conferma che i tassi di interesse rimarranno fermi fino alla fine del 2019. Il tasso principale resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,40%. I rischi di una recessione rimangono bassi”. Sulla posizione da tenere di fronte a future azioni se fossero necessarie, in cui l’indebolimento della crescita che si trascina nel resto dell’anno, ha ribadito la prontezza ad agire se lo richiedesse la situazione contingente.
Dalla nota congiunturale dell’Ufficio Parlamentare Bilancio è emerso: “La frenata registrata dall’Italia nel corso del 2018 ha lasciato il segno. Ma dopo due trimestri che avevano fatto presagire i rischi di recessione, l’economia italiana, mostra i primi, timidi, segnali di ripresa. Se e quanto questi segnali ancora caratterizzati da una forte incertezza, indichino una netta inversione del ciclo economico è tutto da verificare. Anche perché l’eredità del 2019 sembra destinata a pesare sulle prospettive di crescita economica che, nel breve termine, restano deboli”.
Così sono stati fotografati gli scenari economici in cui si muove l’Italia.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply