giovedì, 26 Novembre, 2020

Marcia della pace: tutti uniti contro la guerra

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Marcia-pacePiù di centomila persone hanno partecipato alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, iniziata ieri mattina alle 9 e conclusasi verso le 18. Gli organizzatori dell’evento si dicono soddisfatti per l’alta adesione di uomini, donne e giovanissimi. Alla Marcia erano presenti 525 città di tutte le Regione d’Italia, 117 scuole, 275 enti locali e 478 associazioni. La 20° edizione della Marcia è stata a tutti gli effetti un successo.

Il coordinatore del comitato Flavio Lotti e padre Enzo Fortunato, direttore della Sala stampa del Sacro Convento, hanno organizzato una manifestazione il cui messaggio è chiaro: basta guerre. “Oggi vogliamo dare la voce alla pace e a tutti quelli che la pace non ce l’hanno” ha commentato Flavio Lotti. Presente alla Marcia anche don Luigi Ciotti: “La pace ha bisogno di noi, di speranza e la speranza ha bisogno di ciascuno di noi e prima di riformare il Paese bisogna riformare le nostre coscienze”. Una grande bandiera con i colori dell’iride ha aperto la giornata del 19 ottobre 2014. “Cento anni di guerre bastano” è la frase-slogan scelta per l’edizione di quest’anno per ricordare come da un secolo a oggi il mondo abbia conosciuto due conflitti mondiali più numerosi conflitti che ancora macchiano le ledono la dignità dell’uomo.

Tra i marciatori erano presenti la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, la vice presidente della Camera, Marina Sereni e il sindaco di Perugia, Andrea Romizi. La partenza è stata preceduta dal suono di cento esplosioni che scandiscono i cento anni di guerre, causa di milioni di vittime. Ad Assisi c’era anche la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini. Un’ottima iniziativa, quella della Marcia della Pace, che però non fa dimenticare la triste realtà: il ritorno alle guerre di religione, alle incaute logiche geopolitiche, agli stermini di interi popoli e le torture perpetuate ogni giorno. Dalla guerra all’ISIS ai confini russo-ucraini, dalla Libia all’Egitto, fino ad arrivare in Israele, Palestina, Libano e nei paesi orientali, il mondo conosce quotidianamente l’orrore della guerra e della morte. I Capi di Stato si riuniscono a cadenze mensile per discutere di strategie di pace senza però trovare accordi soddisfacenti affinché cessino le ostilità. Gruppi armati si fronteggiano in tantissimi campi di battaglia. Spesso chi preme il grilletto o aziona ordigni sono bambini, reclutati e addestrati per una sola missione: uccidere.

Tanti teatri di guerra ma solo una definizione: genocidio dell’umanità. Oggi non si uccide in nome delle idee, come poteva succedere due secoli fa agli albori delle Rivoluzioni americana e francese. È preoccupante inoltre la situazione si sta venendo a creare per colpa del capitalismo finanziario che pone le basi per le cosiddette “guerre tra poveri”. Non possiamo conoscere il futuro, ma avanzare delle ipotesi. Il vigente sistema economico rapace sta distruggendo il nostro pianeta, sprecando le nostre risorse energetiche e violentando interi ecosistemi. Si arriverà alla deflagrazione di conflitti in nome dell’acqua potabile e delle risorse naturali, fondamentali per la vita umana.

Il senso della Marcia della Pace va oltre lo slogan “cento anni di guerra bastano”. Le organizzazioni mondiali e i capi politici dei Paesi devono cooperare e lavorare per costruire la vera pace. Il socialismo va proprio in questa direzione: lottare affinché gli uomini di ogni etnia, religione o fede politica si aiutino l’uno con l’altro in maniera disinteressata e altruistica. La civiltà non è iniziata con guerre, ma quando dei villaggi si sono uniti e gli uomini si sono organizzati per darsi leggi e dividersi i compiti per la propria sopravvivenza. La guerra non porta alla sopravvivenza di un popolo a scapito di un altro, porta la negazione del cammino dell’uomo verso una società libera e giusta.

Manuele Franzoso

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