venerdì, 24 Maggio, 2019

Marco Andreini
Coinvolgere i compagni per evitare altre defezioni

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Sono passati pochi giorni dal congresso e a mente fredda e senza retropensieri mi permetto di darne una mia personale lettura.
Il congresso di Roma lo abbiamo organizzato in tutta fretta per rispondere alla sentenza del giudice che aveva sospeso le deliberazioni di Salerno e gli organismi eletti, ripristinando la validità di quelli eletti al congresso di Venezia.
Sentenza da azzeccagarbugli direbbe il Manzoni, che ha comportato il primo intervento attivo della magistratura nella vita di un partito. Il partito aveva due possibilità, aspettare i tempi della giustizia, oppure scegliere la strada di un nuovo congresso. Ha scelto con mia profonda perplessità la strada della convocazione di un congresso straordinario. Logica politica e correttezza avrebbe voluto, viste le premesse che si ripetesse a grandi linee il congresso di Salerno.

Quel congresso rappresentò una profonda svolta nella gestione del partito e vide un grande rinnovamento generazionale degli organismi e attraverso la presentazione del documento integrativo che presentai con Michele Pascale ed Enrico Ricciuto primi firmatari, vide anche il coagularsi di un’area politica di sinistra, nazionale, non territoriale, di compagni che non avevano seguito sia la strada di Risorgimento Socialista del mio vecchio capo Franco Bartolomei, sia del gruppo di Area Socialista che aveva scelto lo scontro frontale con il partito.

Due operazioni politiche chiare che vedevano nel segretario del Partito il Suo primo vero sponsor, consapevole che un partito muore se non ha dialettica politica interna e se non opera un grande rinnovamento generazionale del suo gruppo dirigente.
Purtroppo devo constatare che il congresso di Roma sembra andare più verso il passato che verso il futuro. Si ha la sensazione che qualcuno abbia voluto cancellare in modo furbesco, dal gruppo dirigente nazionale, alcuni compagni eletti a Salerno che hanno solo la colpa di pensare in libertà. Purtroppo il danno è fatto, auspico e spero che il Segretario sappia trovare il modo come solo lui sa fare per coinvolgere i compagni che sono rimasti fuori dal consiglio nazionale nella vita del partito, per evitare altre defezioni, ad esempio nella preparazione programmatica della conferenza sui meriti e bisogni 2.0 che terremo a Milano a giugno o nella gestione politica sui territori E del resto sarebbe alquanto paradossale che quest’area di compagni di sinistra che, in più occasioni ha proposto una collocazione politica che guardi con interesse all’operazione di Campo progressista, ora che il partito sceglie strategicamente questa opzione, venga emarginata all’interno del partito.

Marco Andreini

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