giovedì, 24 Ottobre, 2019

Marco Andreini
Il simbolo

0

La segreteria ha deciso che si aprirà  una consultazione fra gli iscritti per cambiare il simbolo.

Cerco di spiegare senza polemizzare, perché  sono fieramente contrario non tanto a cambiare il simbolo,quanto al metodo scelto, a mio parere antistatutario e  a come quasi in modo automatico venga proposto di cambiare il simbolo del partito.

Riccardo al seminario di Viterbo coordinato da Di Lello,propose già  5 anni fa di cambiare la denominazione del partito chiamandola casa dei riformisti. Allora, fui, sbagliando fra i tanti che gli fecero saltare quel progetto che forse avrebbe cambiato la nostra storia.Riccardo non ha mai più  ripreso questo tema,anche perché il tema del simbolo   venne rispolverato da coloro, che non accettando di essere minoranza ,ci portarono in tribunale.
Siccome il garofano come simbolo era il loro credo polemico, Riccardo non parlò  più  di questo tema,che rimaneva però  all’ordine del giorno delle cose da fare per salvaguardare la comunità.
E veniamo all’oggi sono ultraconvinto che nessuno dei delegati presenti a Roma abbia la consapevolezza di aver delegato gli organismi del partito a cambiare il simbolo e la denominazione  che non a caso sono contenuti nel articolo 1 dello statuto.
IL mio amico Cinquepalmi ,da uomo di legge ,mi  rammenta che noi abbiamo votato al congresso la delega per cambiare lo statuto,ma dimentica o forse tende a dimenticare  che lo statuto fatto  di fronte a un notaio è costruito sulla base della legge che cancella il finanziamento pubblico e che proprio sulla democrazia interna recita cose chiare e precise,che può  anche ricordare solo un rompicoglione di turno,ma che rimangono,e cioè  che il congresso deve deliberare non in generale, le semplici modifiche , ma, espressamente si deve votare sulla modifica del simbolo e del nome.In pratica andava,doveva essere votata e proposta ai delegati la cosa in chiaro,cosa che non è  stata fatta,perché  avrebbe aperto una canea.
Questi sono fatti e sono inconfutabili,poi si può  anche fare finta di niente,far passare la scelta più  importante  che un partito possa fare come una semplice passeggiata e inventarsi una consultazione on line,come fosse una operazione di democrazia,quando invece si affida a  dei semplici grafici la creazione di un simbolo.
Il brand di una azienda,come di un partito è la cosa più  importante, nello start up, il nome e il simbolo devono rispondere  alle classiche 5 w del marketing.
Who, Why, Where, What, When.
Chi siamo,perché esistiamo,dove vogliamo andare, da dove veniamo ,cosa vogliamo fare,quando lo vogliamo fare.
Questi sono temi da congresso,forse abbiamo perso la possibilità  di farci quelle domande che furono le stesse che io posi nel mio intervento al congresso di Salerno.
Non è con una furbata congressuale e con una consultazione frettolosa che si può  cambiare la storia di un partito che deve rimanere socialista,che deve richiamarsi ai valori socialisti  e che deve richiamare nel suo simbolo il mondo del lavoro,cioè  una specie di falce martello 2.0.
Stiamo attenti i partiti quando fanno queste cose, piccoli, grandi che siano, vanno sempre incontro a ripercussioni e a scossoni che questo partito davvero non potrà  reggere.
Abbiamo però la fortuna   ancora ,di avere al nostro interno,una figura di  garanzia,che come Tito,mi permetterà  il paragone Riccardo,può  tenere in piedi una comunità che vuole il garofano,il socialismo,il liberalismo, e tanto altro.
Noi dobbiamo salvaguardare,valorizzare una figura di garanzia  come questa,perché   essendo l’unico vero nostro parlamentare è la nostra  vera forza,unita ai nostri amministratori sparsi sul territorio .
E so che Riccardo saprà, come il mio buon amico Luigi, Rita, Angelo ,come i saggi e i tanti amici con cui ho condiviso la segreteria in questi anni saper tenere sotto controllo le  ansie  dei nostri giovani dirigenti scalpitanti, il sottoscritto come sempre farà la sua parte di voce fuori dal coro,convinto da sempre che il conformismo  intellettuale distrugge i partiti.
Marco Andreini
Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply