martedì, 23 Luglio, 2019

Marco Andreini
Una nuova fase storica

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La nostra  comunità  sta avvicinandosi all’ennesimo congresso straordinario, tutti si stanno appassionando al Toto segretario, il sottoscritto, pur non potendo esimersi dal gioco in voga, si appassiona invece a discutere  su quello che sta succedendo nel mondo nel paese e nella sinistra.
Siamo di fronte ad una fase storica che capita forse ogni cento anni nella storia dell’umanità.

La 4°  rivoluzione industriale
L’ottocento si è  caratterizzato come il secolo  nel quale le associazioni  ,come mutui soccorsi ed  i movimenti politici e sindacali  che ne sono  scaturiti sono  entrati nella vita delle persone.Il principio della solidarietà  e dell’appartenenza ad una  classe sociale ha dato vita prima ai mutui soccorsi, poi alle trade union e successivamente ai partiti che facevano riferimento al mondo del lavoro.
Ma la forza di quei movimenti era soprattutto data dal fatto di possedere strumenti, quali il marxismo,la filosofia hegeliana ,in campo politico e filosofico,la compenetrazione tra movimento dei lavoratori e organizzazioni politiche che gli permettevano non solo di comprendere il proprio popolo di riferimento,i lavoratori,i deboli,gli sfruttati, ma anche tutta la società  del tempo e tutti i fenomeni che ne determinavano i cambiamenti.
Per rendere l’idea mi permetto di delineare, come cambia la fisionomia del sindacato nelle fabbriche negli anni 60/70.

Si passa dalle commissioni  interne,specie di parlamentari  di organizzazioni alla nascita dei consigli di fabbrica,che certamente ambivano dal basso a creare l’unità  dei lavoratori,ma che nascevano dalla precisa esigenza e necessità  di seguire il padronato nella trasformazione della fabbrica e dell’organizzazione del lavoro.Per cui non serviva più  il sindacato in quanto tale o meglio,la sua presenza veniva legittimata per legge dallo Statuto, ma serviva presidiare reparto per reparto l’organizzazione del lavoro nelle fabbriche.
La presenza del sindacato dei propri delegati faceva si,insieme  alla  creazioni delle cellule comuniste, e dei nas socialisti che in qualche modo,pur con alcuni distinguo,il mondo del  lavoro orientasse le proprie preferenze politiche verso i partiti della sinistra.
La società  e non solo in Italia,ma in tutta Europa si  delineava come una specie di libro aperto,nel quale c’era   chi di volta in volta governava,non da noi per il fattore K,ma il sistema del Welfare state, nato nell’Inghilterra del dopoguerra,permetteva  alle fascia più  debole della società  di avere strumenti di protezione  sociale che avrebbero consentito una più  equa redistribuzione del reddito prodotto.

Tutto questo schema,comincia  a saltare,quando anche attraverso la riforma del sistema bancario americano operata da Clinton ,si delinea un forte scontro  all’interno del capitalismo tra l’ala industriale, quindi chi privilegia investire il capitale nelle  aziende e chi invece,banche e assicurazioni, comincia a pensare che il futuro del capitalismo è nella finanza  e nella creazioni di strumenti complessi che di fatto aumentano a dismisura le disuguaglianze sociali,ma danno solo l’impressione, pensiamo ai sub prime sulle case che anche  le fasce più  deboli della società  possano salire l’ascensore sociale. E il sistema capitalistico per stare dietro a questa nuova filosofia tendente a far incrementare  i consumi e a creare  nuovi bisogni indotti ha bisogno di cambiare la propria fisionomia produttiva impostata  fino ad allora su grandi insediamenti industriali. Ecco che nasce allora la esternalizzazione di tutto quello che non è  più Kor business, e lo sviluppo spinto all’estremo di quella che fu chiamata la rivoluzione informatica.

Ma mentre il mondo del lavoro,i sindacato fino ad allora furono capaci a capire e a  gestire  i cambiamenti, questa strategia globale che poi porterà  appunto alla globalizzazione dei mercati trova i sindacati e la sinistra a livello mondiale totalmente impreparata.
Sparendo di fatto le grandi concentrazioni produttive di pari passo sparisce anche la possibilità di poter raggiungere il proprio mondo di riferimento e di avere attraverso il confronto la capacita di comprensione delle trasformazioni  in atto. È  di fatto la nascita della società  liquida  nel quale tutto è  fluido,componibile e scomponibile .

E qui si inserisce la grande crisi del 2007, che rende il re nudo e fa capire che la società  finanziaria e dei servizi era di fatto un mostro  con i piedi di argilla,e di fatto il mondo il nostro paese, in primis, pagano ancora le conseguenze di un sistema creato sull’inganno  e sull’imbroglio alla povera gente vedi  ad esempio il sistema dei future.
In questa situazione comparabile di fatto solo ad una situazione di guerra,la gente,spaventata  dal presente e soprattutto dal futuro ancora più  incerto si è  affidata e continua ad affidarsi a chi, una volta era la chiesa,una volta era la sinistra, gli promette un mondo migliore.
Solo in questa chiave e con questa lettura noi possiamo leggere ciò  che è accaduto in America,in Inghilterra ,da noi,e anche in Cina. E ciò  che ancora accadrà  attraverso l’ennesima rivoluzione digitale,capace di cambiare tutte le nostre abitudini e tutto il modo di lavorare.

Fa davvero tenerezza vedere come qualcuno si stia affannando verso un ritorno al passato,promettendo lavoro indeterminato per sempre e reddito sicuro per la vita a tutti. Per chi ha letto un po di testi sacri sembra di essere entrati in un mondo più  comunista che socialista,una specie di Utopia,o meglio di Gaia,come descritto nei saggi di Casaleggio padre. Una specie di incrocio tra una società del futuro tipo “1984” e  Metropolis ,una società  nella quale lavorano i robot e le macchine e l’uomo sta a casa ad oziare e a ricevere senza lavorare un compenso,ben sapendo,che c’è  chi governa e chi gestisce la società.
Ecco io penso che noi di questo  dobbiamo discutere nel nostro congresso,dobbiamo capire se siamo in grado di poter fornire strumenti di analisi della società  e di riuscire a capire che per creare questo disegno di egemonia culturale il nostro pur glorioso partito serve a poco,dobbiamo capire  che è necessario creare un progetto politico,che parta dai territori,dal civismo che sappia coinvolgere anche il mondo dei lavoratori e dei giovani,altro che toto segretario.

Marco Andreini

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