sabato, 15 Agosto, 2020

Marco Paolini, il tempo di fare Rete con il filo del… Teatro

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“Le conseguenze di un solco sono imprevedibili”, comincia dalla strada, quella vecchia, quella romana il primo racconto di Marco Paolini nella Capitale, alla Casa del Jazz, nel suo attesissimo spettacolo “Teatro tra Parentesi”.
Le sue sono storie “a sorpresa”, come le ha definite lui, ma anche sorprendenti. Cominciano da lontano, partono da lontano, come i treni, le ferrovie e le strade che erano una volta, per poi rifarsi strade, iniziate proprio così, da un solco.
Le sue sono storie raccontate con la stessa diligenza di un aedo, ma con il vantaggio che ad accompagnare i canti sul palco ci sono due professionisti di una bravura eccelsa come Saba Anglana (voce) e Lorenzo Monguzzi (chitarra).
L’ironia come sempre fa da padrona a queste che sembrano storielle raccontate dal palco di un cabaret, ma che hanno in serbo la punta dell’iceberg di una morale che non ti aspetti.
Paolini ci porta gli esempi dei ‘miracoli’, della percezione che abbiamo di essi, portando ancora una volta un nuovo racconto “del Vajont”, di quelle strade che sembravano scomparse e di quelle che si possono rifare dopo la pandemia con la consapevolezza che questa non è una ripresa, ma un nuovo inizio.
Se c’è una cosa che dobbiamo tenere a mente è che questa pandemia non è un “post” di qualcosa, ma solo l’inizio, specie per il mondo dell’arte e dello spettacolo appunto. È il momento che il Teatro ricominci, che riprenda quell’antico filo che lo rappresentava come momento indispensabile di una comunità.
Il noto drammaturgo ha anche annunciato la creazione di “Civica”, un progetto in Rete pensato per il mondo del Teatro e dei teatranti.
Alla fine ha salutato nel modo più antico che ricorda del suo dialetto “Sani”, dal latino Salus “Restate in Salute” e non il moderno “Ciao”, da Sciao, “Schiavo, a tuo servizio”.

L’augurio è di restare in salute e mai schiavi di qualcosa.

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Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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