venerdì, 5 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Marina Meuti
caregiver e disabilità, non un mondo a parte ma parte del mondo

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Oggi ci troviamo ad affrontare un tema molto caldo perché sicuramente questo periodo non ha aiutato i genitori di ragazzi disabili, come per le famiglie con malati gravi, oncologici o terminali.

La disabilità è comunque un dono da condividere con tutti e non un problema da risolvere.

Ogni disabile può portare, arricchire e far crescere un altro, uno scambio equo, dolce, fatto di sguardi, mani che toccano, sguardi bassi o luminosi, il disabile è quello che tieni stretto al cuore, ma che non hai tempo per integrare.

Oggi si parla spesso di inclusione, ma che tipo di inclusione? Che cosa è? Perché serve includere? Perché non si riesce ad essere uguali?

Semplice, le difficoltà relazionali, i disagi, le paure, i luoghi comuni, dove tutto sembra un grande ostacolo e che dovrebbe essere invece automatico.

Il ruolo dei genitori, fondamentale nella crescita del proprio “figlio perfetto” in un mondo dove di perfetto ormai non c’è più nulla, è un ruolo importante perchè dovrebbe insegnare l’uguaglianza, non la differenza, perché, alla fine, è dal diverso che impari.

Ma una parte delle disabilità è veramente tenuta “nascosta”. Si tratta di quella dei più gravi e, dietro di loro, ci sono famiglie stremate, che nessuno considera, che tutti i giorni sognano la lezione di musica, o di danza o, semplicemente, un calcio ad un pallone, tra le lacrime e l’indifferenza dello Stato.

Le famiglie CAREGIVER, le donne e gli uomini invisibili, quelli che non hanno tempo per prendere un caffè, che vanno di corsa usciti dal lavoro, (quando riescono a mantenerlo) perché a casa c’è una moglie o un marito, un padre o una madre, stanchi e un figlio o parente che aspettano il cambio, per passare ore e ore ancora a sognare un riconoscimento dovuto.

In tutto questo lo stato dove sta, le famiglie CAREGIVER come sono considerate, chi dà una mano a parte il volontariato per qualche ora e la famiglia, chi pensa che queste famiglie hanno stessi diritti di vita e dignità?

La legge sui CAREGIVER che fine ha fatto? Dove lo Stato non è più efficiente? Dove non si riesce a sbloccare per far si che questo ruolo sia riconosciuto?

Nel 2015 e nel 2016 sono stati presentati due disegni di legge sul riconoscimento di questa figura, risparmio di costi avendo assistenza in casa e non in RSA e risparmio dai familiari che gratuitamente assistono i loro cari, con la solitudine, con l’abbandono e con costi per le cure non indifferenti, che non possono ammalarsi, non possono uscire, che però esistono e tolgono spese non indifferenti allo stato.

Il PSI si schiera totalmente dalla parte dei CAREGIVER, sollecitando attraverso i suoi organi Nazionali, il loro riconoscimento e sostegno per garantire misure di tutela concrete perché sono esposti ad una sistematica violazione dei propri diritti umani.

 

Marina Meuti

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