lunedì, 18 Novembre, 2019

STRETTA RINVIATA

0

La bilancia dei rischi sulla crescita punta ora verso il basso: se la frenata dovesse rivelarsi persistente, la politica monetaria dovrà allora “dare valore” alle indicazioni dei mercati che puntano su un rialzo dei tassi più lontano. “L’euro ha il più alto tasso di approvazione della sua storia ma l’economia più debole del previsto e siamo ancora lontani da quel punto di equilibrio per la politica monetaria della Bce rappresentato da un’inflazione tendente ma inferiore al 2%”. Draghi nella conferenza stampa che segue alla prima riunione del 2019 del Consiglio direttivo della Bce, mette in guardia proprio sul tema dei prezzi. “L’inflazione nell’eurozona nei prossimi mesi rallenterà a causa del calo dei prezzi del petrolio. Significativi stimoli di politica monetaria rimangono essenziali per sostenere l’ulteriore rafforzamento delle pressioni sui prezzi domestiche e gli sviluppi dell’inflazione nel medio termine”.

Insomma le previsioni di Draghi non sono per nulla buone. Le nuvole sono ancora dense. Anzi si stanno annerendo ancora di più. E proprio per questo i tassi rimarranno invariati. “L’andamento dell’economia è più debole del previsto” anche se fortunatamente c’è unanimità nel consiglio direttivo della Bce nel ritenere che la “probabilità di una recessione sia bassa”, afferma il presidente Draghi nella conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio direttivo della Bce.

Una situazione sulla quale di aggiunge il peso della Brexit le cui lunghe trattative “rappresentano un rischio per la crescita economica”. Inoltre Draghi vede in fattori geopolitici esterni e la minaccia del protezionismo elementi negativi che “pesano sul sentimento economico”. Draghi ha sottolineato che “il Consiglio direttivo delle Bce ribadisce la necessità di ricostituire margini di manovra nelle finanze pubbliche. Ciò risulta particolarmente importante per i paesi che presentano un debito pubblico elevato (parole che calzano perfettamente con la situazione italiana n.d.r.) e per i quali il pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita è cruciale per preservare posizioni di bilancio solide”, ha detto il presidente della Bce.

In ogni caso, “c’è unanimità, nel consiglio direttivo della Bce, che la probabilità di una recessione sia bassa”, afferma il presidente Draghi. Ma il quadro di rallentamento dell’economia “avrà chiaramente” ricadute sulle future decisioni di politica monetaria della Bce, che tuttavia nella riunione di oggi del Consiglio direttivo “non sono state discusse”. “Oggi – ha aggiunto Draghi – più che altro abbiamo discusso di dove ci troviamo (sulla congiuntura economica-ndr), del perché ci siamo arrivati e sul quanto durerà. Chiaramente la valutazione avrà un impatto sulle decisioni ma non abbiamo discusso la policy”.

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di lasciare i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Il Consiglio direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e “in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”.

Per quanto riguarda le misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza ‘per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento’, e in ogni caso ‘finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario’.

Il Consiglio direttivo della Bce, “riguardo alle misure straordinarie”, fa sapere che intende “continuare a reinvestire i pagamenti principali dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito dell’App (piano di acquisto asset) per un lungo periodo di tempo dopo la fine degli acquisti di attività nette e, in ogni caso, per il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply