martedì, 27 Ottobre, 2020

Marò prigionieri, Delhi
discute proposta italiana

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Salvatore Girone-MaroQualcosa torna a muoversi nella vicenda dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Silvano Girone, di scorta alla porta container Enrica Lexie, accusati dalle autorità indiane di essere responsabili della morte di due pescatori colpiti, il 15 febbraio di due anni fa, sulla loro barca al largo del Kerala.

L’India ha ammesso per la prima volta di “avere allo studio” una proposta italiana per la soluzione della vicenda secondo quanto rivelato da una missiva inviata ieri al Parlamento dal ministro degli Esteri Sushma Swaraj anche se il nostro ministro degli esteri ha definito ‘molto deludente’ la risposta indiana.

Due membri del Partito comunista indiano (Cpi) del Rajya Sabha (la Camera alta del Parlamento), M.P.Achuthan del Kerala e D.Raja del Tamil Nadu, avevano presentato al governo una interrogazione sulla vicenda dei militari italiani in cui chiedevano “se è un fatto che il governo italiano ha cercato una soluzione consensuale alla vicenda da tempo in sospeso dei due militari italiani accusati di omicidio di due pescatori indiani nel 2012 al largo delle coste del Kerala”. E, in caso di risposta positiva, si intendeva sapere “a che punto sia il caso e quale sia la reazione del governo indiano alla proposta del governo italiano su di esso”. Nella risposta inviata ieri sera al Parlamento, il ministro Swaraj ha risposto sinteticamente “sì” alla prima domanda e sostenuto, riguardo alla seconda, che “la questione è attualmente all’esame della Corte suprema dell’India. Mentre la proposta del governo italiano è attualmente “all’esame del (nostro) governo”.

All’inizio della settimana l’Italia aveva deciso il richiamo in patria dell’ambasciatore a Nuova Delhi dopo il no della Corte Suprema indiana alle richieste “umanitarie” per i due marò. Non è la “rottura delle relazioni diplomatiche”, aveva spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ma certo poco ci manca perché nella vicenda sono in gioco “principi irrinunciabili di sovranità internazionale” e l’Italia ha l’obbligo di reagire”.

Di certo, come segnalava un nostro lettore in un precedente articolo, la vicenda ha un origine squisitamente politica, nel senso dell’impreparazione e del pressappochismo che il governo italiano ha dimostrato nel momento in cui venne decisa la missione militare di supporto alla navigazione commerciale. In quel momento difatti non venne mai chiarita la catena di comando né le regole di ingaggio, col bel risultato che al momento della richiesta indiana al comandante della Enrica Lexie di far rotta nel porto di Kochi, a decidere fu l’armatore, consegnando di fatto i nostri militari nelle mani delle autorità civili indiane. Un fatto inaudito che vede ora i due fucilieri di marina ‘prigionieri’ dell’India (Latorre in questo momento si trova in Italia per un periodo di convalescenza dopo un’ischemia), in attesa di un processo che non è mai davvero neppure cominciato, e che fin dall’inizio è stato fortemente condizionato dalla campagna elettorale locale. Un pessimo precedente perché nessun esercito può accettare che i suoi uomini vengano giudicati in base alle leggi di un altro Stato. Solo il nostro governo è riuscito in questa poco memorabile impresa.

Alvaro Steamer

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