domenica, 24 Marzo, 2019

Marocco e Strasburgo, insieme per condannare la violenza

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Quel che è avvenuto, in Marocco, alle due ragazze scandinave deve farci riflettere, oltre che inorridire.  Marocco, Tunisia, Algeria, sono Paesi di religione musulmana  che sin dall’ indipendenza hanno cercato ( anche per innegabile influsso della cultura francese)  di realizzare modelli di società  ispirati ai valori di un Islam laico, pronto a dialogare col mondo occidentale recependo  princìpi essenziali dello Stato di diritto. Specialmente Marocco e Tunisia si stanno distinguendo, da alcuni anni, per lo sforzo di rinnovare, e laicizzare, il proprio diritto di famiglia. Il primo con la riforma del “Mudawwara” del 2004 (il “Codice di stato personale” sul diritto di famiglia), riforma già avviata da re  Hassan II e proseguita  dal figlio Mohammed VI, con l’introduzione di importanti novità (poligamia possibile solo con autorizzazione d’un giudice e in casi ben precisi, divorzio possibile solo col consenso anche della moglie, obbligo dei coniugi alla fedeltà reciproca, possibile imputazione penale, per gli uomini, in caso di  molestie sessuali, ecc…). Il secondo, con la recente “miniriforma” valorizzante i diritti delle donne anzitutto nelle successioni ereditarie.

Ora, questo crudele omicidio mostra purtroppo la persistenza, in questi stessi Paesi, di frange estremiste contrarie a qualsiasi incontro, culturale e religioso, col mondo occidentale. Le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), l’ Associazione Medici di origine Straniera in Italia (Amsi) e il Movimento internazionale “Uniti per Unire” , insieme alle associazioni aderenti, esprimono condoglianze ai familiari delle  due ragazze uccise in Marocco: Louisa Vesterager Jespersen, 24 anni, danese, e  Maren Ueland, 28, norvegese; e ai familiari del giornalista italiano Antonio Megalizzi ,ucciso a Strasburgo. “Questi ragazzi erano cittadini liberi, nostri fratelli, e credevano di realizzare i loro sogni condividendo insieme la speranza per un mondo migliore. Siamo vicini alle famiglie e anche al Marocco, uno Stato che si batte per l’ eguaglianza dei diritti, per un Governo laico, che non vuole lasciare spazio a nessuna forma di estremismo, e che è stato colpito da quest’ orribile atto. Un colpo durissimo, contro il quale bisogna stringersi ancora più uniti, per il sostegno alla memoria delle due giovani donne, e per vincere l’ondata di odio e terrore che sta dilagando tra chi non conosce la realtà di questo Paese, ospitale e sicuro”.

“Il nostro impegno si intensifica ancor più – dichiara  il prof. Foad Aodi, Presidente di Uniti per Unire e Co-mai – quando assistiamo all’ accadere di tragedie disumane nei confronti di cittadini liberi, con lo scopo di scatenare guerre alle religioni e alle civiltà. Siamo molto vicini alle famiglie scandinave ,all’ Italia,al Marocco e a tutti i Paesi e popoli che stanno subendo un terrorismo cieco ,che non rappresenta nessuno, né il mondo arabo ne’ l’ Islam . Questi individui non appartanegono a nessuna religione, come cercano di far sembrare con i loro slogan falsi e non più credibili .Auguriamo a tutti gli italiani Buon Natale, con serenità e rispetto per  tutte le tradizioni”.
“Il mio primo pensiero va alla vita di quelle giovani ragazze che è stata stroncata”, dichiara  Marika Campeti, coordinatrice del dipartimento “Donne unite” di Uniti per Unire;  “non si può pensare di veder partire le proprie figlie per una vacanza felice e poi non vederle più tornare. Questo, come la morte del giovane giornalista italiano a Strasburgo,  per mano del terrorismo, è un fatto atroce, che addolora e scuote l’animo di tutti noi. Come donna occidentale che è stata turista in Marocco, mi sento particolarmente colpita, perchè ho conosciuto la bellezza e l’ospitalità di un Paese sicuro e accogliente. Per colpa dell’odio, del terrore e della violenza, per mano di persone che nulla hanno a che vedere con la pacifica società marocchina, un Paese che si è distinto per la sua modernità di pensiero e parità dei diritti, è stato ferito, e piange la morte di due vittime innocenti. Nessuna religione detta la violenza, nessuna società civile accetta la violenza. ”

Fabrizio Federici

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