giovedì, 22 Ottobre, 2020

Marocco, un punto di domanda sul futuro del paese

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Mai come in questo momento, il Marocco presenta un profilo a due facce. Mohammed VI appare  come un Monarca costituzionale e da circa due anni ha affidato il Governo a Saadeddine El Othmani del Partito Giustizia e sviluppo, vincitore delle ultime elezioni. Negli ultimi anni il Paese ha proseguito la sua marcia di avvicinamento all’Europa giungendo anche alla domanda di adesione ovviamente respinta per le attuali regole di ingresso ma ottenendo periodiche consultazioni con Bruxelles che ne fanno il Paese del vicinato  più vicino a quelli che sono i valori su cui si fonda l’Unione Europea. Grandi i progressi sul piano dei diritti civili e della parità religiosa se si pensa che il Marocco è l’unico Paese arabo (avvicinato ultimamente dalla Tunisia con la sua nuova Costruzione) in cui la religione ebraica conta gli stessi diritti delle altre e viene liberamente praticata. L’unica caduta di stile, se di può chiamare così questo gravissimo episodio, è stata la proiezione, un paio di anni fa, da parte di un’importante rete televisiva nazionale , di un programma in cui si insegnava alle donne marocchine, come si curavano esteticamente le percosse e i maltrattamenti ricevuti dagli uomini. Programma interrotto e ritirato alla seconda puntata con le scuse dell’emittente.

Il Marocco ha goduto nel 2019 di una crescita economica del 2,3%, un po’ inferiore a quella dell’anno precedente che era del 3%. Discesa dovuta soprattutto alla non soddisfacente produzione agricola derivata da avverse condizioni atmosferiche, ma con buoni risultati nel settore della pesca e nel settore turistico vero vettore della tenuta economica. Inoltre negli ultimi anni sono state portate avanti alcune riforme importanti come quella della regionalizzazione che ha contribuito a dare slancio e vitalità alle istituzioni locali. Ma non tutto e oro quel che luccica.

A parte la diffusione del coronavirus che ne fa uno dei Paesi più esposti del continente africano è dal punto di vista sociale che l’attuale stato delle cose presenta aspetti preoccupanti e ormai non episodici. Non sono tanto oppositori politici e giornalisti ma giovani comuni che riempiono i social di video contenenti critiche sulle istituzioni e su  un Monarca che ha perso molta della popolarità del passato e che viene accusato di aver tradito le promesse fatte. E siccome in Marocco vige una legge che vieta qualsiasi critica alla monarchia da tempo fioccano le denunce in questo senso e si registrano le prime condanne significative. Nonostante si cerchi di usare il silenziatore e non vengano pubblicizzate  numerosi giovani sono stati perseguiti e alcuni sono in carcere per reati unicamente ideologici. Il Marocco è uscito praticamente esente dalle “primavere arabe” ma questo malcontento espresso dai giovani e supportato dalla società civile lascia aperto un punto di domanda sul futuro del Paese che non lascia indifferente l’Unione Europea.

Alessandro Perelli

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