domenica, 19 Maggio, 2019

Massimo Bordin beatificato?

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Nessun tentativo di appropriazione indebita verso un laico senza aggettivi geloso dei suoi limiti tutti ispirati alla ricerca della verità senza tentazioni di farla propria e di esserne in tutto o in parte depositario. Nel suo curriculum da esibire al redde rationem finale nel processo che può aprirsi a suo carico c’è sicuramente la lunga esperienza di sopportazione nei duetti domenicali con Marco Pannella, una sorta di giudizio riassuntivo sugli avvenimenti settimanali ormai alle spalle e l’immancabile carne al fuoco per la settimana entrante .I lunghi silenzi di Bordin non erano un momento di relax mentre il suo facondo amico a valanga passava in rassegna gli avvenimenti ed i protagonisti, esercitatosi nella milizia parlamentare dell’ostruzionismo con record imbattuti di durata personale.

Appena tirava il fiato,peraltro tra una sigaretta e l’altra, Massimo Bordin s’inseriva con obbiezioni e richieste di chiarimenti talmente puntuali a dimostrazione della sua collaudata capacità di ascolto. Unica colpa che lo portò a rinunciare alla direzione di Radio radicale, ferma restando la sua collaborazione a una testata che sentiva sua, che il suo atteggiamento critico e mai servile, potesse incrinare il mito di Marco ipersuscettibile quando era in ballo la sua immagine. A mio avviso Pannella da quei confronti usciva rafforzato come apertura all’ascolto e meno assertivo narcisistico. Bordin, pur nei distinguo, non mancava di sottolineare il ruolo insostituibile di Pannella nell’aprirsi i varchi trasversali per una nuova stagione dei diritti nel nostro Paese, a partire dalle più famose sul piano del costume quelle della legge sull’aborto e del divorzio per finire, ormai prossimo alla fine, a battersi per il diritto alla conoscenza come base e presidio democratico di una società, tentata di defilarsi scaricando le sue ansie e le sue scelte nell’individuazione e demonizzazione dei nemici interni ed esterni .Sul diritto alla conoscenza, maestro riconosciuto il liberaldemocratico Einaudi, morto Pannella, si è aperta una trincea destinata ad incrinare l’unità democratica del Paese se non ci sarà un ravvedimento sugli orientamenti dell’attuale governo ed in particolare nella componente grillina decisa a tagliare i contributi alla stampa in maniera devastante specie su quella locale spesso l’unico mezzo per dare voce ai senza voce surclassati dalle dinamiche globali spesso conflittuali. In questa linea, di spegnere sul nascere ogni accento critico e di stimolo verso i responsabili ad ogni livello, si colloca la minacciata revoca della concessione del servizio pubblico, dopo 40 anni di onorato ed apprezzato servizio, a radio radicale.

Da molti protagonisti politici e sociali sono venuti richiami ad abbandonare la preannunciata soppressione di un servizio pubblico non asservito o dipendente da investitori privati. Le dichiarazioni degli uomini di partito componenti il governo non hanno finora dato nessun segnale di disponibilità. E qui che la morte precoce di Massimo Bordin offre uno spunto di riflessione e di speranza. La riflessione riguarda l’impagabile servizio che Massimo ci ha offerto in questi anni una vera scuola di dialettica democratica. L’incontro con lui nella trasmissione “Stampa e regime” è avvenuto subito dopo che nel 94 è finita la mia ultima legislatura alla Camera dei Deputati appena in tempo per sfuggire all’avvento del campione liberaldemocratico dall’alto del suo monopolio privato lasciatogli in dotazione pro domo sua da Craxi.

Ebbene per la difficile transizione dalla sfera pubblica completamente assorbente a quella preminentemente privata, la scoperta di Bordin è stato il mio paracadute. Dalle 7,30 di ogni mattina avevo una panoramica della stampa con annesso commento critico-ironico mai cedendo all’acidità dell’oppositore per partito preso, un uomo che in più di vent’anni mi ha reso partecipe degli avvenimenti cucendo spesso gli spezzoni di cronaca per ritrovare una storia comune da salvaguardare dai potenti di turno. E’ grazie a lui se mi sono sempre sentito in servizio permanente effettivo, aggiornato pronto a scendere in campo almeno accanto a chi è in prima linea per i comuni ideali. Onore delle armi a Bordin anche da parte di molti avversari, Ma per lui non credente sono ipotizzabili anche gli onori degli altari se grazie a lui al suo fulgido esempio di appassionato tutore della vita democratica, avverrà la rinuncia alla cesura con un passato glorioso ed un patrimonio con tutte le voci del tempo senza discriminazioni. Sarebbe un miracolo che dovremmo a lui e che aprirebbe almeno nel foro interno della nostra coscienza il processo di beatificazione col suo amico Marco presente ma, direbbe Dante, con gran dispitto.

Roca

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