mercoledì, 30 Settembre, 2020

Massimo Ippoliti, uno scultore fuori dal canone del Novecento

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Non mi sono sentito di lasciare in sospeso un discorso sulla sua poetica di Massimo Ippoliti, sculture di Jesi che ho incominciato qualche anno fa, quando ci siamo incontrati per ragioni artistiche nel cortile della Biblioteca Planettiana nella “Giornata del Contemporaneo”. Ho pensato che le parole dell’artista potessero rappresentare la voce più autentica per descrivere le sue opere e descrivere la sua lunga attività di sculture.
Ritengo che sia aperto il dibattito sull’appartenenza a una specifica corrente artistica di Massimo Ippoliti sia ancora aperto. Sono incline a pensare che la sua poetica possa essere definita “neostorica” perché Ippoliti sviluppa temi legati alla memoria, all’impegno civile, alla morale e alla storia. Egli esalta il sacrificio di molti uomini che hanno reso libero il nostro paese. Non c’è retorica nel lavoro di Ippoliti, perché l’artista è riuscito a ricercare un linguaggio personale, fuori dall’accademismo. Ci siamo incontrati la scorsa settimana in piazza Gian Battista Pergolesi a Jesi e abbiamo trascorso qualche ora a parlare sul suo lavoro. Dopo questo confronto ho capito che era importante scrivere questa intervista.

 

Qualche tempo fa, un tuo lavoro ha fatto molto discutere. Hai capito a che cosa mi sto riferendo. La scultura di Federico II a Jesi…
“Io sono solo l’esecutore della statua…”

 

Quindi?
“Ma sicuramente lo spostamento della statua da Porta Bersaglieri è stato un’operazione sbagliata in quanto adesso è al livello del calpestio del cortile di Palazzo Ghisleri, sede del Museo Stupor Mundi. La scultura ha sullo sfondo il muro del Teatro Studio Valeria Moriconi! La statua era stata inserita nell’ambiente più adatto a fare emergere il valore storico del personaggio. Ma le mura sono purtroppo in completo abbandono e il degrade dove stava la statua…fuori porta, non permetteva di apprezzare il mio lavoro. E nenanche dove stata posta ora posso valorizza la scultura, anzi lo gabbia!”.

 

Fotografia di Alessandro Gagliardini

Che cosa hai voluto realizzare nel monumento a “Salvo D’Acquisto” (2005) alla Caserma “Puccini” di Ancona? 
“I reparti dell’Arma, scomposti in più blocchi, dove primeggia al centro il petto dei militari esposti all’estremo sacrificio; e la bandoliera e la lanterna sono simboli che identificano il coraggio dei Carabinieri”.

 

E il “Monumento ai Martiri del XX Giugno”?
“ Un gruppo scultoreo su committenza…il primo vero impegno scultoreo. Dal cippo originario sono partito con cinque vertebre che rappresentano i cinque ragazzi civili trucidati dai nazifascisti…poi tre figure nude con tre espressioni diverse di fronte al martirio. E le ultime due vittime militari che terminano con un braciere, simbolo della fiamma del ricordo perenne. Il midollo, che collega tutte le vertebre, rappresenta la libertà, diritto fondamentale in tutte le società democratiche”.

 

Invece al ​Museo​ ​Civico Archeologico di Jesi hai avuto un ruolo importante? ​
“Credo di sì. Mi hanno coinvolto nello spostamento delle statue acefale romane e per la loro installazione nel nuovo spazio espositivo a Palazzo Pianetti”.

 

Caspita…
“È la quinta volta che le prendo in mano! Le ho spostate la prima volta nel 1997!”.

 

Sei un artista “neostorico”?
“So che questo termine non è tra quelli usati dal canone del Novecento, ma le mie opere raccontano la storia della città e qualche volta del paese. Oggi, più che mai, si sente il bisogno di guardare al passato per aggrapparci ai grandi valori e conservare la nostra identità”.

 

Perché?
“Ho bisogno di assorbire la storia della mia terra per riuscire poi fisiologicamente a tradurne la sua forza in linguaggio artistico. È ciò che mi chiedono più di frequente i committenti. Il compito non è sempre semplice come si può intuire perché chi chiede, talvolta, vive su altri mondi e misura con altri metri”.

 

Fotografia di Alessandro Gagliardini

Molto spesso ti ho visto impegnato al Teatro Pergolesi Spontini…
“Una passione giovanile con un laboratorio insieme a Lele Luzzati…e un percorso come macchinista che mi ha permesso di conoscere tanti artisti come Dario Fo…Paolo Poli, Beppe Menegatti e la moglie Carla Fracci, Raina Cabaivansca…Poi da sette edizioni con Paolo Appignanesi abbiamo creato Banco di Scena, un progetto che ha come partner il Liceo artistico E. Mannucci di Jesi e il Teatro G.B. Pergolesi”, sempre della stessa città”.

 

Quali sono le nuove esigenze delle compagnie di teatro?
“Problematiche legate alla sopravvivenza dello spettacolo dal vivo. Da diversi anni l’AmatMarche ha tagliato drasticamente i fondi”.

 

Hai lavorato di recente a teatro?
“ Ho provato, ma ho fatto piccole esperienze come dei balletti all’aperto con delle coreografie di Simona Lisi”.

 

Hai diversi estimatori in Germania…?
“Faccio il nome di Andreas Husky il borgomastro di Waiblingen; una persona molto concreta che promette poco e mantiene molto! Mi ha commissionato una scultura Lion Gate che ha voluto installare nella Jesi Straße”.

 

Quali sono le nuove tendenze artistiche in Italia?
“Non ho in mente un panorama ampio e preciso, ma ci sono dei giovani che propongono opere che mi incuriosiscono…ma quello che mi preoccupa di più è la perdita della manualità…problema che è stato già sollevato da Adolf Wilde più di cento anni fa”.

 

E nella regione Marche?
“Giovani che frequentano l’Accademia di Macerata e Urbino…”.

 

I giovani…
“…che stanno iniziando il più difficile dei mestieri, però il più bello. Come mi disse Pericle Fazzini: ‘avrai pochissime occasioni nella scultura, ma quando le avrai…'”.

 

C’è davvero spazio per i nuovi linguaggi?
“ I nuovi linguaggi sono strumenti di dialogo che assorbono le emozioni del contemporaneo, ma nel contempo hanno assoluto bisogno della cultura del passato assolutamente glorioso ed importante”.

 

E la scultura è per te…
“Beh!…Un mondo che non ti aspetti. La bellezza di fermarti a pensare e indagare la forma, i sentimenti e le passioni. Insomma, ricerca di un linguaggio, disegni che si concretizzano e si trasformano in poesia…ma ancora altro…”.

 

Mi hai incuriosito. Continua!
“Il materiale..la tecnica…la soluzione, il caso, l’intuizione geniale, l’amore e il desiderio di realizzarla!!! Presentarla al mondo..anche a chi non gli importa niente della scultura magari critica. Questo sì che mi piace!”.

 

Le tue sculture esposte fuori dai circuiti tradizionali circuiti d’arte, ossia nelle città minori. Per lo più committenze…
“Ne ho ad Ortona a mare..a Gubbio alla Pinacoteca di Ascoli Piceno e delle repliche anche alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino…”.

 

Ci ricordi qualche altra luogo dove sono le tue opere?
“A Roma allo Stato Maggiore dell’esercito, a Bari, poi due bronzi per lo Stato di San Marino”.

 

E fuori d’Italia?
“A New York!”.

 

Andrea Carnevali

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