sabato, 24 Ottobre, 2020

Matrimoni gay, illegittimo l’ordine di Alfano ai Prefetti

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Matrimoni-gay“I Prefetti cessino immediatamente di procedere alle cancellazioni d’ufficio delle trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso ristabilendo così il rispetto delle prerogative costituzionalmente riservate alla magistratura.” È quanto chiede la deputata socialista Pia Locatelli in un’interpellanza urgente al ministro dell’Interno Alfano depositata oggi e firmata da 32 deputati appartenenti a un vasto schieramento di forze politiche: assieme ai socialisti, democratici, Scelta Civica, ex ‘grillini’ e Gruppo Misto.

I Prefetti infatti, si spiega nell’interpellanza, dal momento che la trascrizione dei matrimoni non produce alcuna violazione di norme penali, come ha riconosciuto la Procura di Udine, non hanno “compiti sostanzialmente abrogativi né poteri di cancellazione che spettano esclusivamente all’Autorità Giudiziaria”. L’ordine del Ministro dell’interno è dunque illegittimo e i Prefetti“stanno esercitando una funzione che è riservata chiaramente ed esclusivamente alla magistratura”.

Nell’interpellanza si fa notare che alcuni sindaci (Roma, Milano, Livorno, Bologna e Udine) nelle passate settimane hanno già fatto trascrivere nei registri dello stato civile, i certificati degli atti di matrimonio celebrati all’estero fra persone dello stesso sesso. Una prassi prevista dalla legge in cui il Sindaco non fa altro che applicare delle norme che riguardano non solo gli atti di matrimonio, ma una vasta gamma di documenti di carattere civile e amministrativo, contro cui si è scagliato il ministro degli Interni con l’intento evidente di compiere un gesto politico preciso e rimarcare la linea del suo partito, il Nuovo Centrodestra. Alla ricerca di un’identità precisa che consenta all’NCD di stare in un governo di centrosinistra, ma di apparire come una formazione politica di centrodestra, soprattutto in presenza di una caduta verticale di consensi del suo naturale competitor – Forza Italia – non ha trovato di meglio che schierarsi contro una delle bandiere ‘laiche’ e liberali per antonomasia: il riconoscimento peino dei diritti civili delle minoranze, in questo caso dei gay.

Ecco dunque la circolare inviata ai Prefetti per chiedere loro di far cancellare, o cancellare con un atto d’imperio, l’atto eventualmente compiuto dai Sindaci. Ma poteva chiedere ai Prefetti di farlo? Secondo la Procura di Torino no, perché i Prefetti hanno il compito di rappresentare il Governo nazionale e di far rispettare le leggi che ci sono, non di inventarne ad hoc e ha esplicitamente, riconosciuto che “il Prefetto … non ha e non aveva compiti sostanzialmente abrogativi né poteri di cancellazione che spettano ex lege all’Autorità Giudiziaria”.

Insomma, su un ordine illegittimo del ministro degli Interni, i Prefetti stanno esercitando una funzione che è riservata chiaramente ed esclusivamente alla magistratura. Tocca quindi al Governo dire qualcosa anche perché il Presidente del Consiglio, proprio nei giorni scorsi, ha dichiarato urbi et orbi la volontà di occuparsi del riconoscimento e del rispetto dei diritti civili nel nostro Paese.

Appena una settimana fa la senatrice Monica Cirinnà (PD), relatrice del provvedimento su unioni civili e coppie di fatto, spiegava: “Si va avanti con tempi certi. Dopo la legge elettorale si parte con le riforme sui diritti civili (…) abbiamo fissato un calendario”. “È realistico prevedere, salvo azioni ostruzionistiche, che per i primi di marzo il testo sarà pronto per l’aula”. E poi aggiungeva: “Il presidente Renzi nell’assemblea di oggi (17 dicembre, assemblea senatori del PD) ha sottolineato l’importante risultato di un calendario preciso e condiviso che indica il percorso del ddl perchè subito dopo l’approvazione della legge elettorale si aprirà il cantiere delle riforme sui diritti, il cui primo punto sarà proprio il ddl sulle unioni civili”.

Dunque perché intanto non cominciare a spiegarlo ad Alfano?

Armando Marchio

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