venerdì, 23 Ottobre, 2020

Mattarella e il governo di ricostruzione

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Non mi illudo che il presidente della Repubblica abbia letto l’Avanti. Certo le sue parole ci sono risuonate particolarmente gradite. Il capo dello stato ha invitato tutti i partiti a comporre un governo di ricostruzione, accennando anche al fatto che nell’immediato dopoguerra democristiani e comunisti (in verità si é dimenticato dei socialisti che nel 1946 erano più forti dei vicini di casa) riuscirono a trovare un accordo e a lanciare un governo di unità nazionale per il bene del popolo italiano. Chiaro che questo auspicio del Quirinale sia, per quanto possiamo contare, anche il nostro auspicio. Ripetiamo quanto abbiamo scritto nei giorni passati. Il dopo virus sarà una sorta di dopoguerra, si dovrà ricostruire partendo dalle macerie che il coronavirus ha seminato. Macerie psicologiche dovute alla paura e alla conseguente insicurezza che si protrarranno per mesi e forse per anni, macerie sanitarie, perché occorrerà riequilibrare, governare e meglio orientare le risorse in questo settore, altro che sistema sanitario migliore del mondo, macerie economiche perché la piccola e media impresa sarà in ginocchio e con essa interi settori come il turismo e la ristorazione, macerie finanziarie perché il debito salirà probabilmente al 160 per cento del Pil, alla stessa cifra che generò, nel 1921, dopo gli effetti di una guerra mondiale e alle prese con una guerra civile, le conseguenze politiche che abbiamo conosciuto. Per governare l’Italia distrutta, per di più nell’ambito di un’Europa che non se la passerà per niente bene, ma l’Italia starà peggio per il suo già alto livello del debito e per il suo anomalo tessuto di imprese al 95% piccole e medie, lo sforzo sarà maggiore. Le scelte da fare saranno dure, impopolari, dirompenti, ma strategiche. Ad esempio dovremmo decidere se stanziare di più nella ricerca e nella sanità (in questo secondo caso in modo più razionale) e meno in altri settori (ad esempio se mantenere quota 100 e il reddito di cittadinanza). Dovremo mettere in campo un grande piano di investimenti, e soprattutto eliminare le pastoie burocratiche che tengono fermi i finanziamenti, un piano di investimenti che favorisca il lavoro, dovremo rivedere i rapporti tra stato e regioni, eliminando le materie concorrenti e riformulando il titolo V della Costituzione, riportando alcuni settori (la sanità) sotto il rigido controllo statale, dovremmo incentivare la green economie, senza ulteriori indugi e su essa puntare per favorire una nuova occupazione. E cito solo alcuni temi che diverranno di stretta attualità. Solo se saremo uniti, come auspica Mattarella, ce la possiamo fare. Tutti insieme e senza opposizioni strumentali. Si faccia un patto per l’Italia che duri fino al 2023, vi si comprenda anche la convergenza sul nome del nuovo capo dello stato, come avvenne in occasione dell’elezione di Einaudi, si individui il migliore e più rappresentativo tra gli italiani in condizione di guidare un governo siffatto (Mario Draghi?) e non si indugi. Il futuro non attende. E per costruirlo occorre lavorare da subito. Come ci ha invitato a fare il presidente della Repubblica. Saggiamente.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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