venerdì, 23 Ottobre, 2020

Matteo taglia la testa a Letta

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Che sia stato un accoltellamento in piena regola è fuori dubbio. Mai nella storia repubblicana un partito aveva sfiduciato il proprio presidente del Consiglio. Neppure nella cosiddetta prima repubblica. Al massimo la Dc faceva cecchinare i suoi dai partiti alleati. Ma ormai la forma, che è poi diventata sostanza, si è davvero deteriorata. Anche la minoranza di Cuperlo si è volentieri accodata. Meglio sparigliare e soprattutto pensare di avere Renzi alla presidenza del Consiglio piuttosto che Letta al governo e Renzi, coi suoi ragazzi, al Nazareno. Contenti anche i parlamentari ai quali, almeno nelle intenzioni, si allunga la vita. Più della telefonata della famosa pubblicità.

Renzi è convinto, e forse ha ragione, che del modo (che citando Dante, il bravo Civati ha chiosato con il famoso “ancor m’offende”), tra due mesi non si ricorderà nessuno. Si ricorderanno però di quello che in questi due mesi avrà fatto il suo governo. Il quale dovrebbe nascere con la stessa maggioranza di quello precedente, con un programma che si riferisce a quello appena elaborato da Letta, con la stessa situazione economica, che non cambia col cambio del presidente del Consiglio. L’unica novità sarà Renzi al posto di Letta, e probabilmente qualche ministro più fresco, forse qualcuno più attraente e ad affetto.

A Renzi piacciono gli effetti speciali. Pare abbia confidato che esploderà con due idee che faranno colpo. Le attendiamo con curiosità. Credo che al giovane leader fiorentino manchi a volte il senso della realtà. Che non conosca a sufficienza alcune regole della politica o che si scagli con un eccesso di fiducia in se stesso per metterle sotto i piedi. Il ché oggi può anche essere apprezzato. La spregiudicatezza se abbinata a capacità di risolvere i problemi può anche diventare un merito. Le sue alleanze che vanno da Landini alla Confindustria, passando da Blair al recupero di La Pira, e che sanno coniugare l’intesa con Berlusconi oscurando Alfano, con l’intesa con Alfano oscurando Berlusconi, che vorrebbero conciliare Lupi con una parte di Sel e di grillini, meritano rispetto e un attesa mista a sincera curiosità. Letta si è sfilato per il momento in silenzio. Solo quattro coraggiosi lo hanno seguito uscendo dalla sala. È il destino dei vinti. Che oggi, e non solo oggi, meritano ammirazione. Matteo si appresta a quella che si è definita staffetta. Ma che staffetta? Il testimone Renzi lo ha strappato di mano a Letta. Non è Bruto solo perché Letta a tutti può somigliare tranne che a Cesare. E poi perché anziché alle idi di Marzo siamo vicini a Carnevale.

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